Il quarto mondo a due passi da Foggia, viaggio nell’inferno di Arpinova. “Qui non è Italia”

Qui è il quarto mondo. Non è l’Italia, siamo in un altro pianeta”. Questo il commento di Vincenzo Rizzi, consigliere comunale foggiano che sta accendendo i riflettori sul campo nomadi di Borgo Arpinova assieme al suo collega a Palazzo di Città, Marcello Sciagura e a Giorgio Cislaghi di Alternativa Libera. Stamattina visita alla baraccopoli a pochi chilometri da Foggia, direzione Passo di Corvo, strada dove si estende un campo rom costituito da 56 moduli ed abitato da circa 400 persone di etnia macedone, più sette famiglie foggiane che risiedono poco distanti. Tutti in condizioni allarmanti: senza igiene, strade, servizi di trasporto scolastico, servizi di pulizia, raccolta rifiuti e, soprattutto, senza i più basilari diritti umani. “Quasi tutti gli abitanti del campo sono foggiani da due, forse tre generazioni – dice a l’Immediato, Cislaghi -. Ormai di macedone hanno solo lontane origini”.

Proprio oggi in commissione parlamentare a Roma, sarà letta l’interrogazione di Alternativa Libera, presentata venerdì scorso, con oggetto le condizioni igienico sanitarie dei residenti del campo nomadi. Intanto la situazione è precipitata ulteriormente negli ultimi mesi: l’Amiu, azienda per la raccolta dei rifiuti, è totalmente assente. La ditta “Florio” incaricata dello svuotamento dei pozzi neri fa tappa in quella zona una volta al mese e non due giorni a settimana, come previsto inizialmente. L’olezzo che pervade tutta la baraccopoli è terrificante. Mentre continua il reportage tra i moduli abitativi, gli insetti disturbano la visita, i ratti scappano via e i cani randagi si fermano a bere in acque maleodoranti: “Questi animali sono tutti malati”, ci spiega qualche residente del campo. 

Nel 2007 erano pronti 5 milioni per rifare campo e strade, invece la situazione è soltanto peggiorata e di quei soldi non abbiamo avuto più notizie – dichiara Cislaghi -. Oggi paghiamo anni di politiche sbagliate proseguite con l’attuale amministrazione che su Arpinova non dà risposte”. Mentre va avanti la visita al campo, alcuni bambini continuano a giocare avvicinandosi interessati alle telecamere e alle macchine fotografiche, non curanti dei cattivi odori e del randagismo dilagante. In fondo, per loro, è assoluta normalità. Eppure l’aria è irrespirabile, anche a causa dei rifiuti scaricati ovunque, compreso nelle acque che circondano la baraccopoli e avvelenano la vegetazione.

Gli abitanti non restano a guardare ma interagiscono, avvicinandosi agli obiettivi per raccontare il dramma che stanno vivendo: “Per andare a Foggia non abbiamo mezzi. Spesso raggiungiamo la città a piedi, sotto il sole cocente”. Alcuni si arrangiano facendo i braccianti agricoli, altri vanno in città per l’elemosina. Campano così gli abitanti di Arpinova. Molti nell’assoluta illegalità. Non si spiega altrimenti la presenza, tra i moduli, di qualche auto di grossa cilindrata.