Gli ultimi 40 anni di Monte Sant’Angelo: dalle rivolte popolari fino allo scioglimento per mafia

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A 40 anni dalla sua elezione a sindaco, Donato Troiano scrive una lunga lettera sulla sua Monte Sant’Angelo. Dalle rivolte popolari allo stato di abbandono fino allo scioglimento del consiglio comunale per mafia.

Il 29 luglio del 1976 il Consiglio Comunale di Monte S. Angelo, con 16 voti favorevoli e 14 contrari, mi eleggeva Sindaco della Città. Nasceva una amministrazione di sinistra, costituita dal Partito Comunista Italiano (8), dal Partito Socialista Italiano (6) e dal Partito Socialdemocratico Italiano (2), a conclusione di una lunga e tormentata crisi dell’alleanza di centro-sinistra causata soprattutto dall’instabilità politica della Democrazia Cristiana dovuta alle lotte interne al suo gruppo dirigente

Le sorti della nostra Comunità venivano affidate sostanzialmente ad un gruppo dirigente nuovo, quello del PCI, chiamato a risolvere una crisi politica che si trascinava stancamente da alcuni anni. Un’impresa difficile, nella quale pochi credevano e  che all’inizio non era condivisa neanche  da tutto il gruppo dirigente comunista locale.

Ma com’era Monte S. Angelo in quegli anni? Quali erano le condizioni di vita della sua popolazione? Qual era, nel complesso, lo stato d’animo della maggior parte dei cittadini e quanta era la loro fiducia nell’Istituzione comunale?

La perdurante crisi politica del centro-sinistra (DC-PSI) aveva determinato una sorta di sfiducia generale verso la capacità del Comune di rispondere ai bisogni della Comunità. In giro si respirava aria di rassegnazione e di sconforto. Pochi credevano nella possibilità di una rinascita, perché i problemi sul tappeto erano tanti e gravissimi.

Il flusso migratorio degli anni ‘60 e ‘70 verso l’Italia settentrionale e l’Estero (Germania, Francia, Svizzera e Belgio) aveva provocato una notevole emorragia di lavoratori e di interi gruppi familiari. La disoccupazione e la povertà toccavano larghi strati della popolazione, tanto che un migliaio di famiglie godevano dell’assistenza sanitaria comunale (il cosiddetto libretto di povertà!). Le uniche risorse finanziarie nuove erano costituite dalle “rimesse” degli emigranti e dai salari dei nuovi lavoratori dell’ANIC di Macchia, che si aggiungevano agli emolumenti dei dipendenti del pubblico impiego. L’economia agricola e forestale stava entrando in crisi, mentre il turismo non era ancora decollato.

Nella metà degli anni ‘60 (precisamente il 1964 e il 1967) vi erano state due rivolte popolari, causate soprattutto dal disagio sociale e dalle condizioni di miseria in cui versava buona parte della Comunità locale.

Monte S. Angelo non aveva ancora il Piano Regolatore Generale. I piani di edilizia pubblica (case popolari e edilizia convenzionata), previsti dal Programma di Fabbricazione vigente, erano bloccati. Interi quartieri erano sprovvisti della rete idrica e fognante. Molte abitazioni non erano dotate dei servizi igienici, per cui a sera inoltrata per molte strade cittadine si sentiva lo squillo della tromba che chiamava le donne a versare le acque reflue domestiche nell’autobotte del servizio di nettezza urbana.

Le ingenti risorse forestali comunali erano ormai in via di abbandono. Il cosiddetto Piano Gualdi, in fase di elaborazione da circa un decennio, era ancora di là da venire. Le strade interne erano abbandonate a se stesse e prive anche dell’ordinaria manutenzione. Le cisterne comunali rurali non riuscivano a trattenere le acque piovane.

Il centro storico, lo Junno, era una quartiere completamente abbandonato. Le strade erano per lo più sterrate, nelle cunette ristagnava l’acqua piovana e non, che d’estate emanava cattivi odori. L’illuminazione era scarsa in alcuni punti e del tutto inesistente in altri.

Quando durante l’inverno cadevano nevi abbondanti, la Città rimaneva isolata e le campagne diventavano inaccessibili, poiché il Comune non aveva propri mezzi e attrezzature per liberare le strade dalla neve e dal ghiaccio.

Non esisteva il servizio della Circolare urbana. Non vi erano scuolabus, per cui anche sotto le intemperie gli alunni erano costretti a raggiungere a piedi la scuola all’andata e la casa al ritorno.

La Città non era dotata del servizio di fornitura del metano per usi domestici e per il riscaldamento. La rete della pubblica illuminazione era assai ridotta e malandata.

Il servizio di Nettezza urbana era poco adeguato alle esigenze della Città e il Comune aveva una dotazione organica del personale ferma al 1925.

Non c’erano scuole materne statali, ma soltanto poche sezioni  private gestite dalla Chiesa. Gli alunni non fruivano di un servizio di medicina scolastica preventiva.

Non c’era il Centro di Riabilitazione “Padre Pio”, né la Scuola per la formazione degli infermieri e dei fisioterapisti. Non c’era alcuna forma di assistenza domiciliare , né il Comune aveva esperienza nell’organizzazione dei soggiorni estivi per gli anziani.

Monte S. Angelo non aveva più l’Ospedale dagli anni ‘50 e l’attuale sede dei servizi sanitari territoriali non era che “una costruzione a metà” di una sua parte, quella antistante e più bassa.

Non c’era un palazzetto dello sport, ma soltanto palestre scolastiche utilizzate esclusivamente dagli alunni.

Il Museo di Arti e Tradizioni Popolari era allocato in due o tre stanze in Via Reale Basilica, dove attualmente c’è l’ufficio postale. Il Castello e l’ex Convento delle Clarisse erano ridotti a ruderi e non si intravvedeva nessuna possibilità di un loro restauro e recupero, tanto è vero che provocatoriamente intorno alla metà degli anni ‘70 il Sindaco Angelo Mazzamurro aveva pubblicato sulla Gazzetta del Mezzogiorno un avviso di vendita del Castello per poche lire.

In quel lontano 1976, contrassegnato dallo scoppio della colonna d’arsenico dello Stabilimento ANIC, la nuova Amministrazione comunale impostò un programma di rilancio e di sviluppo della Città, che fu portato avanti fino ai primi mesi del 1990: dal 1976 al 1986  dalle Coalizioni di sinistra e dal 1987 al 1990 dall’Alleanza PCI-DC.

Grazie all’impegno costante e allo spirito di servizio di quelle Amministrazioni, da me guidate, Monte S. Angelo cambiò volto diventando più moderna e dinamica. L’efficacia dell’operato delle Giunte di sinistra e la fertile collaborazione tra il PCI e la DC si imposero all’attenzione del panorama politico provinciale e regionale come esempio di “buon governo”.

Certo nella gestione della cosa pubblica non mancarono lacune ed errori causati sia dai contrasti mai superati tra le forze politiche di maggioranza, sia in qualche misura dalle contraddizioni interne al gruppo dirigente del Partito Comunista, che ogni tanto esplodevano in danno della Comunità amministrata.

Purtroppo  la “spinta propulsiva” della Città, impressa da quelle Amministrazioni, alcuni anni dopo cominciava ad esaurirsi progressivamente , intrecciandosi con la crisi dei partiti politici a livello nazionale prima e a livello locale poi, determinata soprattutto dalle vicende giudiziarie della stagione di “MANI PULITE”.

Tanto è che nella nostra Città oggi i Partiti politici o sono scomparsi o sono delle “ombre” prive di solidi punti di riferimento in termini di progettualità e di competenze.

Sul piano economico, sociale e istituzionale il risultato di fronte al quale  siamo è che la Comunità è senza una classe dirigente motivata, unita negli intenti, forte di un radicamento sociale, riconosciuta come tale dai cittadini.

Come 40 anni fa si respira un’aria di rassegnazione e di crescente degrado, nonostante le ingenti risorse naturali, ambientali e storiche di cui dispone il nostro territorio e nonostante sia stato ottenuto lo straordinario riconoscimento del Santuario di San Michele quale Patrimonio dell’Umanità e il turismo sia in fase di crescita.

Tuttavia non bisogna rassegnarsi e sentirsi in un vicolo cieco. La nostra Città ha una storia millenaria, da cui si possono attingere le energie necessarie per riprendere il cammino dello sviluppo e del progresso.

Possiamo farcela! Dobbiamo farcela! Per coloro che non ci sono più, per noi e per coloro che verranno dopo di noi. Il destino della nostra Comunità è nelle mani di ciascuno di noi, soprattutto ora che i partiti, purtroppo, attraversano un periodo di profonda crisi.

Speriamo che la “triste” e “inspiegabile” vicenda dello scioglimento del Consiglio comunale per presunte infiltrazioni mafiose si concluda nei prossimi giorni in modo positivo per la nostra Comunità, che non merita l’epiteto di “mafiosa”.

L’anno prossimo, comunque, si ritornerà alle urne. I cittadini saranno chiamati ad eleggere il nuovo Sindaco e il nuovo Consiglio comunale. L’occasione non va sprecata. Occorrono scelte ponderate. Occorre una grande unità di intenti. Occorre uno spirito di appartenenza a questa Comunità straordinario.

La soluzione c’è. Basta aprire gli occhi della mente e del cuore per vederla. Essa è fatta di competenza e progettualità maturate sul campo, di spirito di servizio, di gioco di squadra, di partecipazione,  di entusiasmo e di slancio di cui sono capaci  soprattutto i giovani.

In conclusione va detta una parola chiara: “d’’ora in poi su ciascuno di noi peseranno l’onere e la responsabilità della scelta delle persone a cui affidare il governo e il futuro della nostra Città. E non possiamo permetterci il lusso di sbagliare!”

Donato Troiano



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