Guerra del grano, Bari assediata dai trattori. È la più grande mobilitazione a sostegno della coltura

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Bari è stata assediata dai trattori, già dalle prime luci dell’alba, per difendere il grano italiano dalle speculazioni con la mobilitazione nazionale più grande degli ultimi decenni a sostegno della coltura più diffusa nel nostro Paese. Sono circa 5mila gli agricoltori che hanno invaso il capoluogo di regione per partecipare alla manifestazione della Coldiretti in difesa del grano. Gli agricoltori si sono riuniti in un’area adiacente la spiaggia di ‘Pane e pomodoro’ e hanno raggiunto la sede della presidenza della Regione Puglia, sul lungomare.

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“La Puglia che è il principale produttore italiano di grano duro (con in testa la provincia di Foggia) è paradossalmente – denuncia la Coldiretti – anche quello che ne importa di più, tanto da rappresentare un quarto del totale del valore degli arrivi di prodotti agroalimentari nella regione. Sui cartelli portati dai manifestanti si leggono slogan come “Ci vogliono dieci chili di grano per una coca cola”, “No grano no pane”, “Stop alle speculazioni” e “Il giusto pane quotidiano”. Ma non mancano azioni eclatanti per denunciare il crollo delle quotazioni del grano italiano con le sfilate dei trattori giunti in città. A Bari la preparazione del record mondiale della più grande pagnotta Doc, il pane DOP d’Altamura più grande del mondo della lunghezza di 2,5 metri per dimostrare la qualità del grano italiano rispetto al prodotto estero, che viaggia per mesi e mesi prima di arrivare nel nostro Paese. Ma ci sono anche gli “orrori” dell’agropirateria, con “terrificanti” imitazioni della pasta italiana, dai “chapagetti” coreani alla “Italiano pasta” fatta in Egitto, dagli “spagheroni” olandesi ai “kapeleti” sloveni, fino ai “maccaroni” fatti in Germania.

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A pesare sono le importazioni in chiave speculativa che – precisa la Coldiretti – si concentrano nel periodo a ridosso della raccolta e che influenzano i prezzi delle materie prime nazionali anche attraverso un mercato non sempre trasparente. L’Italia nel 2015 – ricorda la Coldiretti – ha importato circa 4,3 milioni di tonnellate di frumento tenero mentre sono 2,3 milioni di tonnellate di grano duro che arrivano dall’estero”.

Le proposte di Cia

emiliano di gioia carrabba guerra granoSulla questione grano, l’Ordine del Giorno proposto da Cia–Agricoltori Italiani di Puglia è stato approvato all’unanimità e posto al primo punto del Consiglio Regionale che si è tenuto ieri mattina, giovedì 28 luglio 2016. Il documento elaborato dall’organizzazione agricola, e discusso dall’Assemblea regionale, propone un progetto strutturale di valorizzazione del frumento italiano di qualità, a tutela soprattutto dei consumatori. “La Cia–Agricoltori Italiani di Puglia, ieri mattina, ha organizzato il sit-in davanti al Consiglio regionale perché convinta più che mai che non servono barricate di trattori, ma proteste contro le barricate di coscienza, e serve che il consumatore conosca il lavoro degli agricoltori pugliesi nella produzione di grano di qualità”.

Se le quotazioni non tornano a salire, riconoscendo al frumento Made in Italy il giusto valore, faremo lo sciopero della semina – annuncia Carrabba -. Chiediamo al Governo lo stop immediato delle importazioni di grano per 15/20 giorni, così da ridare fiato agli agricoltori in crisi”.

Nel documento discusso dalla Giunta e dal Consiglio regionale, la Cia chiede alla Regione di attivarsi con il Governo Nazionale e il Parlamento per: 1) verificare la possibilità di sospendere temporaneamente le autorizzazioni alle importazioni; 2) impegnarsi in Europa affinché la Pac oggi in periodo di revisione possa incentivare strumenti come i fondi mutualistici per la stabilizzazione del reddito; 3) velocizzare l’attuazione delle misure annunciate nel piano cerealicolo nazionale; 4) incentivare accordi e contratti di filiera capaci di garantire una più equa ridistribuzione del valore; 5) prevedere una campagna di promozione e valorizzazione della pasta italiana nel mondo; 6) perseguire la massima trasparenza delle borse merci con un ruolo maggiore dei rappresentanti degli agricoltori; 7) rendere obbligatoria e non facoltativa la comunicazione delle scorte da parte degli operatori commerciali e industriali; 8) autorizzare eventuali nuovi centri di stoccaggio per l’ammasso delle sole produzioni locali, volte a favore una maggiore aggregazione dell’offerta; 9) verificare che i centri di stoccaggio autorizzati siano destinati principalmente per le produzioni locali. “Non possiamo che esprimere soddisfazione – ha dichiarato Raffaele Carrabba, presidente regionale Cia Puglia – per l’approvazione alla unanimità della nostra proposta di ordine del giorno. Non è più possibile che il frutto del lavoro di un anno venga così svalutato e svenduto!”.  Nell’ultimo anno nei porti pugliesi sono arrivate oltre 2 milioni di tonnellate di grano estero. I produttori di grano continuano a essere oggetto di un’azione di speculazione che non ha precedenti, con il grano duro pagato 18 euro al quintale, largamente al di sotto dei costi produttivi, e con perdite fino al 50% sulla scorsa campagna di commercializzazione. 

Venticinque anni fa – spiega Raffaele Carrabba, presidente regionale della Cia – Agricoltori Italiani di Puglia – un quintale di frumento valeva circa 30.000 lire, gli attuali 15 euro, più o meno come le quotazioni di oggi. La cosa più assurda è che se il prezzo del grano è rimasto invariato nel corso di un quarto di secolo, il costo del gasolio, dei fertilizzanti, dei mezzi tecnici, invece, è aumentato in maniera esponenziale, mettendo le aziende agricole in ginocchio. L’agricoltore – spiega ancora Carrabba -, rispetto a 25 anni fa, riesce appena a pareggiare i costi di produzione, senza tenere conto di imposte, ammortamento dei mezzi ed altri costi”. Tutto ciò determina che oggi 100 chili di frumento valgono quanto 5 chili di pane: un “gap” intollerabile e contro la logica delle cose che non può nemmeno lasciare indifferenti i consumatori, di fronte a una tale distorsione dei mercati. Il rischio concreto è che in queste condizioni gli agricoltori pugliesi non seminino nella campagna 2016/2017. Senza un’inversione di marcia sui prezzi pagati agli agricoltori e senza un freno immediato alle importazioni “spregiudicate” dall’estero (+10% solo nei primi 4 mesi del 2016), il rischio che si corre è quello di una progressiva marginalizzazione della produzione di grano in un Paese che, paradossalmente, esporta il 50% della pasta che produce.

Oggi il raccolto di 6 ettari seminati a grano basta appena per pagare i contributi di una famiglia media agricola. Le aziende sono oggetto di una speculazione senza precedenti, con sistema industriale e commerciale che impongono ai produttori condizioni inaccettabili. Ma se gli agricoltori ci perdono, a guadagnarci da questa situazione sono solo le grandi multinazionali che importano grano dall’estero per produrre all’insegna di un’italianità che non è reale, senza preoccuparsi di cosa conterrà la farina e di cosa mangeranno le famiglie.