Degrado totale nel carcere di Foggia, il sovraffollamento fa paura: oltre 170 detenuti in eccesso

carcere foggia

È di nuovo allarmante la situazione del carcere di Foggia, colpa del sovraffollamento. E non solo. Ad aggiornarci è l’Associazione radicale di Foggia “Mariateresa di Lascia” che ha effettuato una visita presso la casa circondariale con una sua delegazione composta dal segretario Norberto Guerriero, il tesoriere Anna Rinaldi e Antonella Soldo membro della direzione nazionale di Radicali Italiani. 

Dopo poco meno di 4 mesi dall’ultima visita, i radicali foggiani tornano nel carcere di Foggia, come fanno da anni in tutte le strutture detentive pugliesi per monitorare le condizioni di chi vive ed opera al loro interno. Nonostante il breve tempo trascorso dall’ultima visita i radicali foggiani denunciano il rinnovarsi dell’emergenza nella struttura detentiva foggiana di nuovo pericolosamente sovraffollata. A fronte di una capienza reale di 349 posti, i detenuti oggi ospitati sono oltre 520 unità (più di 170 rispetto al consentito). Soltanto il 3 gennaio scorso, ricordano i radicali foggiani, la popolazione era di 445 detenuti, con un tasso di sovraffollamento già allora oltre il 125%.

Una situazione critica in una struttura che, sottolineano i radicali foggiani, è segnata dal tempo e dall’incuria e rende ancor più disagiata e degradante sia la vita della popolazione carceraria che l’attività lavorativa e professionale degli agenti della polizia penitenziaria e del personale sanitario ed assistenziale che opera nella struttura foggiana. 

Nel settore maschile le celle, che tornano ad ospitare anche oltre 5 detenuti in spazi insufficienti, sono in molti casi con servizi igienici a vista, che fungono anche da cucina, e prive di docce interne. L’acqua calda corrente rimane una chimera, la doccia di domenica è vietata.

Peggiorano anche le condizioni del settore femminile, con celle sovraffollate e l’area passeggio ancora “inagibile” che relega le detenute in uno spazio insufficiente. L’amministrazione penitenziaria, nonostante gli sforzi fatti, è costretta ogni giorno a far fronte con l’emergenza e a “fare i conti con gli spazi”.

Questa visita presso la struttura detentiva foggiana è per i radicali foggiani una nuova occasione per denunciare, seppure inascoltati, le condizioni in cui sono costretti ad operare gli agenti di polizia penitenziaria. Nonostante la pianta organica ministeriale preveda 322 unità, quelle effettive sono al di sotto delle 280. Situazione resa ancor più insostenibile dal carattere logorante delle mansioni e da un’anzianità di servizio ormai in media molto alta riflesso del blocco delle assunzioni e dell’impossibilità di assumere personale giovane.

L’emergenza del carcere di Foggia, sottolineano i radicali foggiani, non è isolata. Secondo i dati del Ministero della Giustizia al 31 marzo 2016 nelle strutture detentive pugliesi erano ospitati 3174 detenuti a fronte di una capienza pari a 2246 posti.

Numeri e fatti che certificano in modo chiaro l’emergenza quotidiana e l’assenza della politica. Nonostante i diversi interventi normativi operati dal legislatore nazionale, anche per far fronte alla condanna da parte della CEDU subita dall’Italia nel 2013 per trattamenti inumani e degradanti, solo una radicale riforma può risollevare il sistema giustizia del nostro paese.

I radicali foggiani ribadiscono ancora una volta l’inerzia della politica locale nell’affrontare le criticità del carcere di Foggia, vissuto come un’entità estranea ed esterna alla nostra comunità. Non dimenticano ne sottovalutano i progetti conclusi tra Comune ed amministrazione penitenziaria come “campi liberi”, che permettono ad alcuni detenuti di poter lavorare all’esterno del carcere, ma ciò non basta, è insufficiente. I radicali foggiani tornano a ricordare l’importanza dell’introduzione del “Garante comunale dei detenuti”, figura prevista insieme al Garante regionale e Nazionale, che ha fino ad ora dato buona prova di se nei Comuni ove è stata introdotta.

Per i radicali questa visita è stata resa ancora più intensa dalla recente scomparsa di Marco Pannella. Nei corridoi, nelle celle del carcere di Foggia il nome del leader radicale  riecheggiava tra i detenuti. “Durante la visita – ricorda Norberto Guerriero -, i detenuti ci hanno detto di aver ricordato Marco Pannella con un minuto di silenzio il 19 maggio, subito dopo aver saputo la notizia della sua scompara. Hanno voluto consegnarci una lettera, indirizzata a lui da tutte le detenute e detenuti del carcere di Foggia, la quale si conclude con queste parole “Non vedremo più il tuo sorriso, ma sentiremo la tua voce ogni volta che soffierà il vento e ritroveremo i tuoi occhi ogni volta che guarderemo il cielo. Addio leone della libertà”.