Pronto Soccorso, nuovi posti letto e Tac per frenare l’emergenza. A Foggia è record di accessi

Posto letto della terapia intensiva
Posto letto della terapia intensiva

pronto soccorsoGiorni infernali con più di 200 persone in attesa di cure, e una “lunga emergenza” con 150-180 accessi quotidiani. Se non fosse per il “modello Boston” implementato dal direttore Vito Procacci, con molta probabilità il pronto soccorso degli Ospedali Riuniti di Foggia sarebbe il Cardarelli di qualche anno fa, con pazienti piazzati alla meglio sulle barelle in corridoio. La carenza di personale – soprattutto infermieri, ne mancano 10 rispetto agli standard regionali – è solo alleviata dai ragazzi dell’Università di Foggia, pronti ad imparare sul campo le nozioni apprese dai testi. Basta farsi un giro nella struttura costantemente in crescita per rendersi conto che il policlinico di Capitanata è ad un crocevia decisivo: o fa il salto di qualità tanto sperato da queste parti o si arena.

La decisione spetterà alla giunta regionale guidata da Michele Emiliano. Sulla carta, infatti, il nosocomio di via Luigi Pinto è pronto a competere con i migliori ospedali pubblici italiani. Nella pratica, però, servono garanzie sulle risorse da mettere sul tavolo. A cominciare dalla Cardiochirurgia. Questioni sulle quali non vuole esprimersi Procacci, alle prese con la “sfida di esportare il modello di Foggia in tutta la Puglia”. Presto, infatti, verranno attivati 12 posti letto in più per le cure intensive, entro settembre invece dovrebbe entrare in funzione la nuova Tac. Due passaggi decisivi per ridurre al minimo l’attesa “fisiologica” dalle prime cure all’eventuale ricovero in reparto, non un’impresa semplice alla luce dalla capacità di assorbimento degli OO.RR.

procacci vito
Vito Procacci

“Da quando è peggiorato il rapporto tra posti letto e abitanti – spiega il primario barese -, non possiamo più permetterci che il pronto soccorso sia una portineria, ma abbiamo messo su un modello ibrido nel quale teniamo dentro la terapia intensiva e l’ospitalità. Ma non possiamo rispondere a tutte le esigenze di ricovero, per via dell’aumento dei codici gialli e rossi che, attualmente, rappresentano più del 50 per cento del flusso di pazienti. Questo significa che, se l’ospedale riserva 20 posti letto per i ricoveri – e sono già tanti, precisa -, rimangono una sessantina di pazienti in terapia intensiva”.

Non è un caso che proprio oggi, giorno del viaggio de l’Immediato nel cuore dell’emergenza-urgenza foggiana, ci siano una ventina di persone in terapia da venerdì scorso. Un lasso temporale che deve essere ridotto. Nella sala d’attesa, una ventina di persone sostano per gli approfondimenti, dopo la “scrematura” della visita di un medico in accettazione. “Rispetto alla crisi dei pronto soccorso italiani ci salviamo perché abbiamo implementato questo modello – commenta Procacci -, altrimenti non avremmo potuto far fronte all’incremento di richieste del primo trimestre del 2016. Avere picchi con 210 persone con un personale risicato significa essere in emergenza costante…”. Per di più, gran parte di questi arriva da città (Manfredonia, Cerignola, San Severo e Lucera) che hanno un proprio ospedale. Una vera e propria “corsa alla cattedrale” che la dice lunga sulle preferenze dei cittadini quando è in ballo la salute: si va dove si spera di trovare le risposte più appropriate ai propri bisogni. E Foggia, da questo punto di vista, nel caos generale, continua ad essere sempre più attrattiva.