Bomba sotto casa e tentata estorsione a farmacista. “Visto cosa è successo? Dacci 30mila euro”

3 immagine indagati dopo aver effettuato telefonata estorsiva-1

Renzulli
Renzulli

Prima gli piazzano una bomba di fronte all’abitazione, poi partono con le richieste estorsive: “Hai visto cosa è successo? Anche a noi servono i contributi”. I sanseveresi Luigi Nardella, 45 anni e Christian Angelo Renzulli, 37 anni (già noti per reati contro il patrimonio) sono stati arrestati per i reati di concorso aggravato in danneggiamento, detenzione e porto di materiale esplosivo e tentata estorsione. Vittima un 50enne farmacista di Poggio Imperiale, titolare dell’attività nel piccolo centro dell’Alto Tavoliere. Nella notte del 19 maggio 2015 un boato svegliò l’intera comunità.
L’ ordigno, collocato innanzi al portone dell’abitazione del titolare della farmacia della cittadina, aveva danneggiato anche gli infissi di alcune abitazioni adiacenti a quella della vittima.
Immediatamente iniziarono le indagini dei carabinieri per individuare gli autori del grave gesto ed emerse che l’esplosione era finalizzata ad una richiesta estorsiva che, alcuni giorni dopo l’evento, venne formulata alla vittima.

 

Nardella
Nardella

Le investigazioni risultarono particolarmente complesse e articolate per via delle cautele adottate dai malviventi. Questi ultimi, infatti, non si sono mai personalmente presentati dalla vittima per formulare le richieste di denaro e i vari contatti telefonici avvenivano da cabine telefoniche dislocate anche fuori provincia.
Ciononostante, i carabinieri individuarono le varie località da cui erano state effettuate le telefonate estorsive e grazie ad alcune immagini estrapolate da sistemi di videosorveglianza, riuscirono a risalire all’identità dei due soggetti. Inoltre, nel corso dell’ ennesimo tentativo di ottenere il denaro dalla vittima, i carabinieri, sulla base delle conversazioni captate, organizzarono un servizio di pedinamento e controllo durante il quale identificarono i due indagati nelle vicinanze della cabina telefonica, dalla quale, proprio alcuni secondi prima, gli estorsori avevano effettuato la telefonata alla vittima in cui le ordinavano di preparare 30.000 euro, dopo una prima richiesta di 200.000 euro. In quella circostanza l’intervento dei militari impedì che l’estorsione fosse portata a compimento.