Cerignola mai così compatta, un fiume umano per difendere il “Tatarella”. Oltre duemila persone in marcia

Emiliano ripensaci. Lucera è con noi, i Cinque Reali Siti sono con noi. Il Tatarella non si tocca”. Per le vie della città di Cerignola si è diffuso chiaro il messaggio di opposizione al declassamento dell’ospedale cittadino, da struttura di primo livello a presdio doi base, previsto nel piano di riordino ospedaliero regionale.

Oltre duemila persone ieri hanno aderito alla marcia di protesta civica organizzata dal comitato spontaneo “Mo avast”. Cittadini, associazioni, famiglie e istituzioni si sono dati appuntamento in piazza Duomo. Da qui, intorno alle 20,00, si è incamminato il corteo in difesa dell’ospedale, attraversando le arterie cittadine del centro, per sciogliersi ai piedi di Palazzo di Città.

IMG_4922Tra le prime file, bardati dagli striscioni, gli organizzatori dell’iniziativa di mobilitazione di massa. “É nato tutto spontaneamente venerdì sera”, spiega a l’Immediato Lucia Lenoci, tra i principali promotori del corteo di sensibilizzazione e protesta. “Leggevo il piano di riordino ospedaliero e mi è venuto spontaneo il commento mo avast. Da lì è partito l’impulso: parlavo con una mia amica, Antonietta, e le ho anticipato che la domenica mattina sarei andata a protestare davanti all’ospedale, sola o accompagnata. È iniziata così – continua il dirigente scolastico – con quell’appuntamento davanti all’ospedale. Sono arrivati altri cittadini, hanno cominiciato a cercarci e si è formato un comitato spontaneo. Abbiamo organizzato questa giornata e invitato i cittadini, le istituzioni, le associazioni, tutti uniti sotto la bandiera della città”. I primi cittadini, in fascia tricolore, in rappresentanza delle comunità che governano, hanno sfilato anticipati dai gonfaloni, schierandosi compatti sul fronte del “no al declassamento”.

IMG_4921Una bella dimostrazione di compattezza”, la manifestazione di ieri, per il sindaco di Cerignola, Franco Metta, affiancato dai colleghi dei Cinque Reali siti e dal vicario generale della diocesi di Cerignola-Ascoli Satriano, don Carmine Ladogana. “È una lotta che non finisce subito, durerà parecchio tempo. Ora vediamo se a livello regionale qualcuno ci darà un minimo di ascolto, dopodichè prenderemo le nostre decisioni”, annuncia il primo cittadino. “Il tranello in cui non dobbiamo cadere – prosegue – è di pensare che al 29 febbraio sia tutto finito. In quella data tutto comincia e noi dobbiamo essere mobilitati per i prossimi due-tre anni a difesa dell’ospedale. Non si gioca oggi la partita”. Nella serata di oggi, con i colleghi sindaci dei Monti Dauni, parteciperà a un incontro tra amministratori organizzato dal sindaco Tutolo a Lucera, dove il rischio è la chiusura dell’ospedale Lastaria. “Vedremo insieme ai colleghi cosa organizzare, poi ci incontreremo tutti sabato mattina al policlinico di Bari per questa attesa presentazione ufficiale del piano – aggiunge Metta -. Ovviamente non avremo nessun modo per interloquire su questo piano perchè ce lo illustrano due giorni prima di presentarlo a Roma, con la domenica di mezzo. Credo che in nessun modo possiamo ottenere risultati prima. Dobbiamo fare in modo che Emiliano ci ripensi nella fase successiva, quando dovranno dare attuazione a questo piano”. Ricorso al Tar, una delle azioni da intraprendere se la voce dei territori restasse inascoltata, e mobilitazione permanente, in assenza totale di interlocuzione con i foggiani nella giunta barese. “Nessun sindaco ha una qualsivoglia interlocuzione e questo è gravissimo”, commenta.

Dal canto loro, anche i cittadini del comitato spontaneo perseguiranno la via della protesta permanente. “Abbiamo intenzione di andare a Bari, coinvolgendo più persone possibile per manifestare davanti al policlinico dove Emiliano presenterà il piano di riordino – annunciano – e, se sarà necessario, adotteremo anche altre forme, come impugnare il provvedimento al Tar. Ci stiamo documentando, sull’esempio di altri comuni, e faremo tutto quello che sarà necessario. Non ci fermeremo”.