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Home - Parentopoli a Casa Sollievo, ecco le aziende “intoccabili”. Anche sindacalisti nella rete di interessi

Parentopoli a Casa Sollievo, ecco le aziende “intoccabili”. Anche sindacalisti nella rete di interessi

Di redazione
25 Gennaio 2016
in Sanità & Salute
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Ancora denunce per la gestione manageriale a Casa Sollievo della Sofferenza. Secondo alcune fonti sindacali, infatti, il direttore generale Domenico Crupi avrebbe favorito alcuni sindacalisti per mantenere la “pace sociale” all’interno delle strutture. “Il manager arrivato da Genova come un ‘conquistadores’ – spiega Massimiliano Di Fonso dell’Usppi – ha creato in questi anni una fitta rete composta da dirigenti di Casa Sollievo, sindacalisti e aziende fornitrici. Entrando nello specifico la ditta ‘Pellegrini’ di Milano che si occupa delle pulizie e ristorazione all’interno dell’ospedale, ha in essere l’appalto dal 2009, ed è l’azienda intoccabile poiché all’interno della stessa lavorano i parenti di Crupi e dei suoi manager più fidati, oltre al costo elevato del servizio, sicuramente fuori mercato.  Per non parlare di pasta, frutta e verdura che vengono acquistati da ditte fuori provincia, come la manutenzione degli impianti affidata una ditta di Bari”. Prima di continuare:  “A tal proposito negli ultimi giorni Crupi ha messo a segno un altro colpo, infatti sta per sbattere fuori la cooperativa Lavit di Foggia, che gestisce il servizio di lavanderia, per affidarlo ad una azienda di fuori, la multinazionale ‘Alsco’ di Roma. Ciò comporterebbe il licenziamento di almeno 15 dipendenti locali che lavorano presso lo stabilimento di Foggia. Se ciò si verificasse, vorremmo sapere a quale costo sia stato appaltato il servizio all’azienda romana che a parere nostro sarà certamente più alto ed oneroso. Sono dunque quasi sette anni che non viene espletata una gara per l’affidamento del servizio di ristorazione e pulizia mentre per i pochi servizi che gestiscono le aziende locali ogni due anni viene richiesta un’offerta”.

Massimiliano Di Fonso
Massimiliano Di Fonso

Dal 2009 ad oggi per altri servizi di pubblica utilità sono state espletate invece numerose gare. “Se tale previsione verrà attuata ciò comporterebbe la perdita di decine di posti di lavoro. Ma al servizio del capo di Casa Sollievo ci sono anche i sindacalisti di Cgil, Cisl e Uil che fra avanzamenti di carriera e ‘piaceri’ hanno fatto strada… molta strada – dice Di Fonso, prima di entrare nel dettaglio -. Il caso più eclatante è quello del sindacalista della Cisl Antonio Cisternino, assunto attraverso la legge 68 (categorie protette), ha fatto il salto di qualità passando dalla categoria B alla categoria DS3, con un incremento sulla busta paga di 700 euro mensili: dall’avvento di Crupi il ‘sindacalista fuoriclasse’ è costato 50.000 euro. Così come ha fatto fortuna il sindacalista della Uil Grifa,  assunto con le categorie protette, prima di passare anch’egli dalla categoria B alla categoria D3: vale a dire 600 euro al mese in più in tasca. Più furbo invece il sindacalista della Cgil Ricucci, che è riuscito a piazzare la moglie come coordinatrice del laboratorio analisi e facendole affidare il coordinamento del Dipartimento con straordinari che toccano 2000 euro al mese”. Poi conclude il “report”: “Questa la verità su Crupi, questo è quello che il ‘managerone tosto’ fa con i soldi pubblici, con i soldi dei contribuenti pugliesi. Quasi 120 milioni di euro vengono versati dalla Regione Puglia a Casa Sollievo, soldi dei contribuenti, e non è dato sapere come vengono spesi, ma a Don Crupi tutto è concesso. Bisognerebbe certamente espletare delle gare di appalto ad evidenza pubblica, nominando una commissione terza, composta da professionisti. Non si può piu permettere che le nostre aziende vengano calpestate e bistrattate in nome di un’oscura ed occulta rete composta da imprese mutinazionali legate da rapporti personali ed interessi ai manager di Casa Sollievo. Non è possibile che le autorità civili ed ecclesiastiche permettano tutto ciò, è giunto il momento di dire basta e scoperchiare gli interessi che si celano all’interno dell’Ospedale in nome di Padre Pio”.

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