Libero, noto clochard di Foggia sta meglio. “Sarà accolto nei locali della Caritas diocesana”

Il peggio è passato per Libero, noto clochard di Foggia. L’uomo, in evidenti difficoltà, ora sta meglio e presto sarà accolto dalla Caritas della diocesi Foggia-Bovino. Per ben 48 ore è rimasto rannicchiato a terra in viale Di Vittorio, una delle strade più bazzicate dal clochard. In seguito è stato soccorso e ricoverato in ospedale. Libero ha goduto dell’assistenza prestata dal medico Francesco Niglio. Poco fa, i Fratelli della Stazione hanno fatto il punto sulle condizioni dell’uomo.

Libero sta meglio.
Ha mangiato qualcosa, ha bevuto, è stato lavato.
Adesso è ricoverato agli Ospedali Riuniti di Foggia.
Il personale sanitario si sta prendendo cura di lui.
Se tutto va bene, fra qualche giorno sarà dimesso per essere accolto nei locali della Caritas diocesana di Foggia-Bovino.
Intanto, saranno avviate tutte le pratiche per fargli avere la residenza anagrafica fittizia ‘Via della Casa Comunale’, l’unico strumento che potrà poi garantirgli l’accesso in strutture di accoglienza adeguate alla sua situazione.
L’obiettivo condiviso con la Caritas è di restituirgli dignità, di assicurargli una sistemazione migliore e di toglierlo dalla sofferenza della vita di strada con tatto, pudore, rispetto.
Libero comunque sta meglio. Parla ed interagisce.
Un ringraziamento particolare, di cuore, per quanto fatto fino a questo momento a Leonardo e a Francesco Niglio.
Da questa storia, da ciò che di positivo è emerso e dalle incredibili criticità registrate fino ad oggi, dobbiamo lavorare per far sì che casi come quello di Libero non si ripetano mai più. E che la presa in carico di chi vive in queste condizioni abbia un iter meno burocratico, meno frastagliato, meno farraginoso, meno affidato alla fortuita conoscenza di qualcuno. E che tutti – a prescindere dalla condizione sociale, economica, culturale, religiosa e di provenienza geografica – possano accedere ai loro diritti.
Libero sta meglio. E continueremo ad aggiornarvi.
Perché Libero è come Michele, come Salvatore, come Omar, come Antonio, come Mohamed, come Francesca, come Eduard, come Giovanna. Come tutti i senzafissadimora che vivono nella nostra città. Cittadini di Foggia, membri silenziosi di questa comunità.





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