Il Policlinico di Bari non è un ospedale per disabili. La denuncia: “Umiliazione costante”

“Un’umiliazione che siamo costretti a subire mensilmente”. È così che l’autore di una mail indirizzata al gruppo consiliare del Movimento 5 Stelle definisce i disagi riscontrati dalla moglie, affetta da gravi patologie invalidanti e costretta su una sedia a rotelle, che per un giorno al mese si sottopone ad un day hospital presso il reparto di reumatologia del Policlinico di Bari.
“In tale reparto, mi viene comunicato, non è presente un bagno ad uso esclusivo di persone affette da disabilità – scrive il consigliere Mario Conca in una nota indirizzata al direttore generale del Policlinico di Bari – come facilmente potrà comprendere, nell’arco delle circa sei ore di day hospital (durante le quali la paziente è sottoposta ad un trattamento riabilitativo intensivo per mezzo di infusioni di un farmaco, iniettato intramuscolo in dosi variabili) il malato necessita di andare al bagno svariate volte e l’assenza di una toilette dedicata rappresenta un forte disagio per chi, costretto su una sedia a rotelle, è già castigato dalla malattia”.
Il consigliere pentastellato chiede inoltre al dg Vitangelo Dattoli di verificare se tale mancanza non sia in contrasto con quanto previsto dalle norme in materia.
Ma i disagi per la donna riguardano anche un secondo tipo di problema: “Mi viene segnalato – prosegue il consigliere regionale – che nella somministrazione di tale trattamento a base di iniezioni, il paziente diversamente abile non può usufruire nemmeno di una poltrona regolabile, che renderebbe sicuramente meno debilitante la degenza giornaliera. Una soluzione che potrei suggerire è quella di ricavare una stanza al secondo piano dello stesso padiglione (reparto reumatologia) per garantire una miglior offerta sanitaria, specie per i pazienti affetti da disabilità”.
“La prego di adoperarsi – conclude – per una celere risoluzione dei disagi consapevole che, molto probabilmente, essi sono comuni ad altri pazienti con difficoltà deambulatorie che frequentano il reparto e ai quali credo sia doveroso restituire un minimo di dignità a fronte della situazione quasi umiliante che sono costretti a vivere attualmente”.