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Home - Un fiume di soldi pubblici per una strada mai realizzata. Scoppia scandalo tra Puglia, Molise e Campania

Un fiume di soldi pubblici per una strada mai realizzata. Scoppia scandalo tra Puglia, Molise e Campania

Di redazione
22 Settembre 2015
in Cronaca
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Un fiume di soldi pubblici per un’opera incompiuta. Si tratta della tanto attesa “Circumlacuale”, arteria strategica dal punto di vista della mobilità e dello sviluppo delle aree interne più disagiate di tre regioni, Molise, Campania e Puglia, disegnata lungo la riva a sud del lago di Occhito. Un’opera incompiuta, purtroppo, l’ennesima pagata dai contribuenti a peso d’oro. Oggi la Guardia di Finanza di Campobasso vuole saperne di più ed infatti, il Nucleo di Polizia Tributaria ha segnalato alla locale Procura Regionale della Corte dei Conti un presunto danno erariale di circa 17,5 milioni di euro. Venticinque le persone ritenute responsabili: si tratta di funzionari e dirigenti della comunità montana Fortore Molisano, della Regione Molise, e del Provveditorato interregionale per le opere pubbliche di Campania e Molise nonché di alcuni amministratori comunali e regionali.  

gdfGli accertamenti istruttori, disposti dal Procuratore Regionale della Corte dei Conti, Carlo Alberto Manfredi Selvaggi e svolti dagli uomini del Nucleo di Polizia Tributaria della Guardia di Finanza di Campobasso, hanno messo in evidenza un appalto caratterizzato da diverse problematiche. Le attività ispettive, in particolare, hanno permesso di rilevare una illecita gestione dello stesso, in relazione ai seguenti aspetti:  

– alla fase esecutiva dei lavori – caratterizzata da diverse perizie di variante illegittime, che hanno comportato impedimenti e notevoli ritardi nell’esecuzione dell’opera e soprattutto il conseguente affidamento a trattativa privata “a unico soggetto” ovvero “a soggetto vincolato” di lavori extra contrattuali, in aperta violazione delle norme della concorrenza e della trasparenza dell’azione amministrativa;

– al conferimento degli incarichi professionali, per la progettazione e la conduzione dello stesso, tutti avvenuti mediante affidamento diretto, in contrasto con la normativa in materia;

– alla definizione delle riserve in pendenza per un rilevante importo (inerente alle richieste risarcitorie dell’impresa per i maggiori oneri conseguenti all’anomalo andamento dei lavori), avvenuta attraverso un atto transattivo rilevatosi illegittimo.

Immagine2 

Le indagini complessivamente esperite hanno permesso di evidenziare che i lunghi tempi del procedimento, con riferimento alla esecuzione dei lavori, sono state impropriamente ricondotte alle criticità connesse ad aspetti geologici ed a sopravvenute disposizioni legislative e regolamentari. Il prolungamento dei tempi dell’appalto era invece da imputare esclusivamente al fatto dell’impresa, la quale per ovviare ai difetti ed alle carenze del progetto migliorativo dalla stessa proposto, è addivenuta, con la connivenza dei soggetti coinvolti a vario titolo nell’appalto, a parziali varianti, reiterate per tutto il corso dei lavori, alla formazione di innumerevoli nuove lavorazioni con relativi nuovi prezzi e ad una inammissibile “conduzione a regia” dell’appalto.

Pertanto, l’impresa non aveva diritto al ristoro dei maggiori oneri e danni derivanti dal prolungamento dei tempi dell’appalto e, al contrario, era tenuta a sopportare le conseguenze patrimoniali pregiudizievoli relative al periodo di sospensione dei lavori, ed al maggior tempo necessario per consentire l’esecuzione dell’opera pubblica.  

Si rileva che allo stato, dopo circa quattordici anni dall’aggiudicazione definitiva dell’appalto, non vi sia ancora alcun beneficio per la collettività. Tutte le falle di questa vicenda hanno determinato, a distanza di più un ventennio dalla sua ideazione, l’inutilizzabilità dell’opera in questione nonostante il notevole sforzo finanziario sostenuto dall’Amministrazione Regionale. Ad oggi non si ha notizia di atti di programmazione e di finanziamento da parte della Regione delle cospicue somme (circa 100 milioni di euro) necessarie a far fronte ai costi di esecuzione dell’intervento, nel frattempo lievitati.

In definitiva, a fronte di una spesa quantificata in complessivi 17.384.196,18 euro risultano realizzati soltanto circa 200 ml di galleria – totalmente inutilizzabili (e, peraltro, mai collaudati) – rispetto al progetto esecutivo originario dei lavori che prevedeva la costruzione di un tronco stradale della lunghezza complessiva di 2.992,43 ml, di cui ml. 2.016,22 in galleria naturale, ml. 254,40 in viadotto e ml. 722,81 su sedime naturale.  

All’attualità il cantiere è fermo e chiuso. L’area di cantiere rimane totalmente incustodita e versa in uno stato di pericoloso abbandono, soprattutto in assenza di concrete misure, a tutela della pubblica e privata incolumità. La situazione attuale potrebbe essere, pertanto, fonte di pericolo.  

All’esito dell’espletata fase istruttoria, la Procura Regionale della Corte dei Conti ha introdotto nove distinti giudizi di responsabilità, contestando un danno erariale di circa 17,5 milioni di euro. La prima udienza è stata fissata al prossimo 24 settembre.

Tags: CampaniaCampobassoCircumlacualeGdfLago di OcchitoMolisePuglia
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