L’Enichem fa ancora paura a Manfredonia, caccia ai testimoni. Ma la partecipazione dei cittadini è fiacca

Comprendere i reali danni che la città di Manfredonia ha subito negli anni dell’Enichem, e farlo insieme a tutta la città: è questo l’obiettivo posto dalla quarta conferenza pubblica sullo studio Epidemiologico, che si sta svolgendo con la preziosa collaborazione del CNR (Centro Nazionale delle Ricerche) e dell’ASL di Foggia. 
L’incontro si è svolto ieri a palazzo Celestini ed ha visto la partecipazione di circa cinquanta persone, un numero in realtà piuttosto deludente, in quanto sono state toccate tematiche di interesse collettivo, che hanno ampia eco e sul quale la popolazione di Manfredonia si è dimostrata già più volte abbastanza sensibile.
studio5Il dibattito pubblico si è aperto con le parole di Mariangela Vigotti, responsabile dello studio Epidemiologico, che ha chiarito le motivazioni ed i punti programmatici della ricerca: conoscere il reale stato di salute dei cittadini di Manfredonia residenti in loco all’epoca dell’esplosione della colonnina di arsenico nel 1976, cercando di capire quanto questo avvenimento possa aver portato ad un peggioramento delle condizioni di salute successive. Il sindaco Angelo Riccardi ha poi ipotizzato i diversi scenari a cui potrebbero giungere i risultati: in base ad essi, saranno prese delle scelte differenti per natura e metodo, tutte volte a tutelare la salute futura dei cittadini. Cosi, qualora i risultati fossero positivi, il primo cittadino ha comunque sottolineato la necessità di un monitoraggio permanente, grazie alla realizzazione di un Osservatorio composto dalle associazioni locali. Se invece, malauguratamente, lo studio Epidemiologico dovesse individuare delle criticità nello stato di salute dei cittadini direttamente ricollegabili alle nefande vicende del petrolchimico Eni, occorrerà prendere in considerazione la necessità di avviare azioni legali contro il colosso italiano fondato da Enrico Mattei, con la possibilità di giungere addirittura, in caso di risultati molto gravi, all’accusa di disastro ambientale.

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studio3Terminata la presentazione si è dunque avviato un ampio dibattito, in cui diverse realtà associative locali e semplici cittadini hanno fatto il loro intervento. L’impressione è che l’asse della discussione si sia prontamente spostata verso i nuovi progetti industriali che la città di Manfredonia sta per subire, e che vengono vissuti come una minaccia dalla popolazione locale. Tralasciando le solite polemiche (tanto ripetitive quanto fuori luogo in un contesto del genere) sulla vicenda Energas, la cui legittimità non poteva certo esser discussa all’interno di evento di natura profondamente diversa, sono da registrare una serie di interventi utili e propositivi, come quello di Rosa Porcu, storica militante dell’associazione Bianca Lancia che, dopo aver lodato la bontà della ricerca e la necessità di fare chiarezza sugli scempi passati, ha poi lodato ed insieme redarguito le giovani generazioni: “Bene le nuove manifestazioni, ma ricordate che avete bisogno della saggezza degli adulti per condurre una lotta, così come noi abbiamo bisogno della vostra energia e vitalità”. Anche Legambiente Manfredonia ha mostrato moderata soddisfazione nei confronti dello Studio Epidemiologico, evidenziando la necessità (già anticipata dal sindaco) di operare una bonifica più concreta in caso di necessità. Lo psicologo Antonio Marchesani ha invece espresso la necessità di prendere in considerazione anche i traumi e le ferite aperte nella sensibilità comune, nelle famiglie e nelle istituzioni dal tragico evento. 

L’assemblea è giunta quindi alla conclusione con l’invito di Riccardi a raccogliere testimonianze sull’incidente del 1976 su una pagina Facebook che sarà a breve aperta e gestita dal Comune di Manfredonia. L’obiettivo comune, si spera, è quello di ricostruire, oltre al pur importante dato sanitario, una memoria storica del nostro passato.