Venti volte Carpino Folk Festival, scrigno della tradizione del Gargano. L’edizione 2015 promette scintille

Quattro giorni sul treno, tre in piazza del popolo e nel centro storico dove si terranno i concerti più grandi. Il Carpino folk festival compie vent’anni, lo scrigno della musica tradizionale che sfida la Taranta salentina – come  ricordò l’anno scorso Rocco Ruo, assessore carpinese – ha scelto di celebrare questo compleanno dedicandolo a madre natura, a Damatira, nome dauno di Demetra.

Non è stata una scelta casuale ma dettata dalla tragedia dell’alluvione del Gargano. Molti gli ospiti femminili e le manifestazioni dedicate alle attività e ai canti della terra. Patrizia Resta, accompagnata da liuti, percussioni e arpa barocca, terrà una conferenza su ‘Nascita e rinascita nello spazio, nel tempo e nei luoghi’, Gianni Lannes parlerà di ‘Gargano, la madre terra daunia’, Gianfranco Piemontese racconterà il promontorio attraverso le impressioni di una viaggiatrice statunitense insieme all’arpa di Giuliana De Donno, salentina.

Ritorna anche per questa edizione il ‘Cantar viaggiando’, incontri tenuti nei vagoni delle Ferrovie del Gargano, con degustazione di prodotti tipici, che molto ha incuriosito la gente del posto e dato risalto ad un’azienda che unisce il territorio. Un percorso slow fra San Severo e Calenella accompagnato da una “valigia di ricordi”.

Antonacci: “Il festival ha cambiato i carpinesi”

Domenico Sergio Antonacci
Domenico Sergio Antonacci

Carpino apre per il ventesimo anno di seguito una finestra sul mondo con ospiti nazionali e internazionali, dallo Yemen e dalla Spagna. Chiude la danza locale, quella tarantella che fa dire a Domenico Sergio Antonacci: “I piccoli carpinesi nascono e sanno già ballare, ci sono i nativi digitali, loro sono nativi… tradizionali”. Antonacci si occupa dell’aspetto comunicativo della kermesse da 8 anni, un arco di tempo in cui anche gli spazi di accoglienza sono aumentati.

L’anno scorso l’apertura di un’area per tende e camper, oltre agli hotel e alla ricettività agrituristica. Nel 2008 le presenze hanno toccato apici di 80mila persone, la media si aggira fra 50mila e 60mila arrivi. I fondi sono per la maggior parte di provenienza regionale, contribuiscono anche il Gal Gargano e il Parco del Gargano, il Comune mette a disposizione tutta la sua struttura. Circa 100mila euro il costo dell’evento che mobilita e trasforma per sette giorni un paese di 4200 abitanti.

“L’esperienza maturata con l’organizzazione di questa festa mi è servita per il mio lavoro attuale al Gal del Gargano, dal punto di vista comunicativo, di cui continuo a occuparmi,  e nella soluzione di problemi diversi, dall’artista allo stand che manca all’ultimo momento”. Uno stage a tutti gli effetti creato dal territorio e trampolino di lancio per altre attività, non poco per una terra dove, oltre la raccolta delle fave, l’allevamento e l’olio, sono le chitarre battenti e la tarantella l’anima culturale più radicata.  “Il mio paese è cresciuto, alcune caratteristiche socio-antropologiche  sono mutate, i carpinesi sono diventati più accoglienti”.

Sulla scelta dei cantanti qualcuno si lamenta che bisognerebbe promuovere di più il territorio: “Non puntiamo ai grandi nomi che tutti sanno portare ma alla musica tradizionale dal mondo, l’anno scorso ci fu la cornamusa di Hevia, quest’anno suoni dallo Yemen e dall’Africa”.

I commenti da facebook

La pagina facebook dell’associazione ospita molti commenti: “Il problema -scrive un utente- non è che non ci siano big ma che non vi sia traccia delle nostre tradizioni e della nostra musica, a parte i favolosi Cantori”.  

“Più musica nostra? Eppure il 5 è completamente dedicato alla tradizione con i Cantori, e ti aspettiamo. Il 6 la serata teatrale è sul tema tradizionale. Il 7 i Bufú cosa sono se non espressione della tradizione? Le Faraualla cosa cantano? Maria Mazzotta è una delle più alte espressioni della musica salentina. Giuliana de Donno è il massimo sull’arpa popolare. Chi chiude il festival? 4 laboratori sulla musica, sui canti e sugli strumenti della tradizione”.

Contaminazione, cantanti e cantori, ricerca della Word Music che, sulla scia del tema “terra madre”, è uno sguardo internazionale inevitabile, secondo l’organizzazione.

I Bufù vengono dal Molise con i loro strumenti dal suono cupo, i Faraulla, dal barese, mutuano il nome da una grotta carsica delle Murge, Caterina Pontrandolfo porta in terra di Puglia ‘Tessitura di voci e canti delle donne d’Arneo’.

Fra il 3 e il 9 agosto, giorni in cui andrà in scena la festa insieme a visite guidate nel centro storico, è prevista la presentazione di un libro di Domenico Ferraro “Sentite buona gente”, da uno spettacolo di Roberto Leydi considerato il padre della etnomusicologia italiana. Si proietteranno filmati del 1967 con i Cantori di Carpino e musici terapeutici di Nardò. L’hashtag per il “ritorno alla natura” in onore di Damatira è #CFFXX.