Ospedale di Foggia, reparti migliori e peggiori. Strutture senza ascensore e sale fantasma, Pedota pronto a risolvere

Grane negli appalti, luci ed ombre in corsia, e tanta voglia di ridisegnare il Policlinico di riferimento del nord della Puglia. Sarà che è ancora la luna di miele, ma l’entusiasmo della prima fase del manager degli Ospedali Riuniti Antonio Pedota potrebbe cozzare con le due grandi sfide: la definizione dell’Atto aziendale e l’appalto per il nuovo ospedale costato più di 30 milioni di euro e ancora non ultimato. Sul primo obiettivo incombe la spada di Damocle dello scontro tra primari che lascerà sul campo alcune poltrone, per via dei tagli forzati ad alcune strutture complesse. Sul secondo, pesa la necessità di trovare una mediazione con l’impresa che ha sospeso i lavori, in attesa di sapere se potrà far valere le proprie ragioni sulle varianti al progetto. Nel contempo, sta per scoppiare l’emergenza personale che travolgerà i reparti – a cominciare dal Pronto soccorso -, il vero esame per una delle collaboratrici più fidate, il direttore sanitario Laura Moffa. 

Costerà di più l’appalto per il nuovo ospedale

Laura Moffa
Laura Moffa

L’importo complessivo destinato al nuovo plesso era di 65 milioni di euro. Una cifra poi scesa (con il ribasso del 44 per cento) a poco più di 30 milioni. Comunque tanti. Troppi per permettersi il blocco del lavori o la preparazione di una nuova gara d’appalto. Per questo Pedota sta lavorando per chiudere tutto in breve tempo. “Ci sono diverse riserve della ditta, alcune palesemente infondate – spiega a l’Immediato -. In ogni caso stiamo lavorando per la sottoscrizione della variante che avrà un cronoprogramma dettagliato, che permetterà di verificare, questa volta con precisione, gli andamenti dei lavori. Probabilmente ci sarà una variazione del costo dell’opera, forse del 3-4 per cento…”. Con i residui (poco meno di 30 milioni), si lavorerà “attraverso gli arredi a costruire degli ambienti confortevoli, con una attenzione alberghiera particolarmente curata”. In questi giorni si potrà cominciare a spostare la Gastroenterologia nei nuovi locali, poi sarà la volta dell’Urologia e della Nefrologia, per completare l'”efficientamento degli spazi all’interno e delle strutture”. “È l’inizio del piano di accorpamento che verrà approvato con l’atto aziendale e che servirà anche a risolvere i problemi con una parte del personale, in alcuni casi mal collocata”, ha spiegato il direttore sanitario Moffa. 

Sale operatorie fantasma e palazzine senza ascensore

Si può fare una struttura ospedaliera senza ascensore? Ai Riuniti sì. “Sappiamo del problema, e lo risolveremo a brevissimo: faremo l’ascensore”. Il problema secondo Pedota è che “spesso la mancanza di programmazione in sanità produce mostri“: “In questo ospedale sono arrivati molti soldi, ma si trattava di risorse vincolate, che dovevano essere spese in una determinata maniera. Così non si può avere una vision complessiva di un policlinico così importante”. Deve essere per questo che ben 8 sale operatorie (particolarmente necessarie) sono bloccate da molto tempo perché mancano le macchine. “Abbiamo già segnalato il caso alla Regione, se non ci sbloccano le risorse andiamo avanti con i soldi dell’azienda già a settembre, creando un buco in bilancio che poi dovrà essere ripianato”. 

Reparti, il meglio ed il peggio

Cardiologia (per gli indici di mortalità), oculistica e Pronto soccorso. Sono queste le punte più alte di un “ospedale in buono stato”. Nell’inedito tour del dg in corsia, la situazione “più incresciosa” è stata riscontrata in Oncologia, “con le persone ammassate nel corridoio in una sorta di ressa”. “Un pugno nello stomaco” per Pedota. Stesso discorso per l’Ostetricia, che con più di 3mila parti l’anno deve accontentarsi di avere “i bagni in comune”. “Stiamo ridisegnando l’ospedale con il sostegno, dal basso, degli operatori – spiega il manager -. Solo così possiamo ottimizzare le risorse che abbiamo a disposizione, a cominciare dal personale. In alcuni casi, infatti, ci sono gli uomini, ma sono dislocati in posti svantaggiosi. Per esempio, 39 anestesisti non sono pochi, ma se c’è dispersione non possono lavorare al meglio e si moltiplicano i disagi”. Il sogno al momento è la realizzazione di un polo diagnostico che tenga dentro Asl e Ospedale, mentre nella realtà imminente c’è l’affidamento del servizio “Umaca” (unità di manipolazione antiblastici e citostatici), che permetterà il “giusto dosaggio dei farmaci chemioterapici, visto che il 30 per cento viene buttato”. Un modello che Pedota si porta dietro dal San Carlo di Potenza, ospedale di provenienza del manager. “Risparmieremo molte risorse – conclude -, poi ci dedicheremo ai due grandi progetti: quello dell’attivazione della procreazione medica assistita e della Stroke Unit. Così daremo il giusto valore ad un ospedale strategico per la Puglia”.