Antimafia, gli “impresentabili” fanno orecchie da mercante. Nessuno si ritira e Copertino minaccia il suicidio

Fanno orecchie da mercante i quattro “impresentabili” indicati dalla Commissione Antimafia per le Regionali 2015 in Puglia. Giovanni Copertino di Forza Italia, Fabio Ladisa dei Popolari (centrosinistra), Massimiliano Oggiano (Oltre con Fitto) e Enzo Palmisano (Movimento Schittulli-Area popolare) non si ritirano restando in corsa per un posto in via Capruzzi. Copertino sostiene di aver soltanto“aiutato una persona in difficoltà”e minaccia “il suicidio” se venisse fuori un qualche interesse dietro all’aiuto offerto. Per Oggiano è una “porcata mediatica, bassa macelleria politica”e avverte che intende difendersi da chi lo diffama. Palmisano annuncia un esposto alla magistratura e anche contro la stessa Antimafia.

Ladisa, l’unico degli impresentabili che appartiene al centrosinistra, ha dato mandato al suo avvocato, Nino Castellaneta, perché lo difenda in ogni sede. Anche davanti alla Corte europea dei diritti dell’uomo, se sarà possibile. Intanto il legale ha presentato una formale contestazione direttamente alla Commissione Antimafia. Poiché nel codice la fattispecie di reato contemplata per essere definiti “impresentabili” è l’estorsione, e dal momento che Ladisa è accusato di tentata estorsione, secondo l’avvocato il suo inserimento in quella lista è banalmente un errore. Lo stesso Ladisa comunica di aspettarsi una correzione in corso. “Contro di me invidia e infamità. Sto spingendo i miei sostenitori a darsi da fare più che mai: non solo sarà candidato, io sarò eletto”.

La Commissione-Antimafia
La Commissione Antimafia

Michele Emiliano che pure ha chiesto al partito di Ladisa, Realtà Italia, di ritirarne simbolicamente la candidatura, sottolinea che la Commissione ha l’esclusiva responsabilità di quella lista. “Io colgo lo spunto che viene da questa lista, peraltro parziale – dice Emiliano -. Ne ho preso atto e mi sono limitato a chiedere alla forza politica che candida Ladisa di ritirarlo dalla lista. È un gesto simbolico, ovviamente, però è conseguenza dalla decisione della Commissione antimafia che, immagino sappia quel che dice. Se dopo le elezioni si dovesse scoprire che in realtà la situazione era diversa, è la Commissione che se ne assumerà la responsabilità. Io non posso fare altro. Sarebbe bello conoscere i criteri ma non chiedetemi giudizi – aggiunge il candidato presidente -, non prima del 2 giugno. In questo momento io obbedisco alla commissione e naturalmente lascio a ciascun candidato e a ciascuna forza politica, non ho candidato io Ladisa, infatti, di decidere in serenità cosa fare. Io per ora credo di avere fatto il mio dovere”.

Di cosa sono accusati

Nei riguardi di Giovanni Copertino “pende il procedimento n. 10388/2001 RGNR, per corruzione aggravata e altro, conclusosi con sentenza del 14.2.2011, in cui veniva dichiarata la prescrizione. Contro tale sentenza pende la fase di appello”. Fabio Ladisa “è stato rinviato a giudizio per furto aggravato, tentata estorsione (e altro), commessi nel 2011, con udienza fissata per il 3.12.2015″. Quanto a Massimiliano Oggiano, “risulta che è imputato, davanti il Tribunale di Brindisi, nel procedimento n. 2227/2005 RGNR DDA, per il delitto di cui all’art. 416 bis cp. (associazione mafiosa), commesso in epoca anteriore e prossima al 28 febbraio 2007, nonché per il reato di cui all’art. 86 DPR 570/1960 (corruzione elettorale) aggravato ex art. 7 L. 152/1991 (aggravante mafiosa), accertato in data 1 gennaio 1999 e commesso fino al 31 gennaio 2006. La Procura di Lecce ha comunicato che il candidato è stato assolto in primo grado e pende appello, la cui udienza è fissata per il 3 giugno 2015″. Enzo Palmisano, infine, “nel procedimento n. 3218/2002 RGNR, per corruzione aggravata, 416 (associazione per delinquere semplice), truffa aggravata dal danno patrimoniale di rilevante gravità commessi nel 2003, è stato condannato in primo grado. Il procuratore di Bari ha comunicato che la Corte di appello, con sentenza dell’11.02.13, ha dichiarato la prescrizione; è stato presentato ricorso e il procedimento pende in Cassazione”.