Sorella di un killer si candida con Emiliano, poi ci ripensa. Anni fa la donna minacciò il procuratore Seccia

Bufera sulla candidatura nelle liste a sostegno di Michele Emiliano, di Carmela Cenicola, 42 anni, candidata con “Noi a Sinistra per la Puglia”. La donna è sorella di Vincenzo Cenicola, membro del clan Cenicola-Ricci a Lucera, condannato a 8 anni e mezzo per l’omicidio di Fabrizio Pignatelli, un ragazzo ucciso all’età di 26 anni davanti al circolo privato Atlantic City. L’omicidio, avvenuto nel 2011, scaturì in seguito a una “guerra” di potere per il controllo del territorio.

Oggi, la sorella Carmela, inizialmente candidata alla Regione, ha comunicato di rinunciare alla corsa elettorale dopo le polemiche dovute alla sua “scomoda” parentela.

Domenico Seccia
Domenico Seccia

Inoltre, anche lei fu coinvolta nei fatti e si ritrovò imputata con l’accusa di minacce. Condannata in primo grado, fu poi assolta. Ma, se sul piano penale la vicenda può dirsi conclusa, restano le intercettazioni ambientali che l’hanno interessata e vari sfoghi in carcere. Ecco cosa affermò la Cenicola a proposito del magistrato Domenico Seccia, ex procuratore di Lucera (oggi nelle Marche), quando andò in visita al fratello Vincenzo e al figlio Alberto, allora detenuti in carcere. A scriverlo è il quotidiano nazionale Repubblica: “Seccia ce l’ha con noi, ha detto che vuole schiacciare i Cenicola sotto i piedi… – grida Carmela al fratello Vincenzo nel carcere di Ariano Irpino l’ottobre del 2011, senza sapere di essere intercettata – gli avessimo rotto il c… a quello”.

Ma le parole di Carmela Cenicola andarono oltre. Due anni dopo, l’attacco fu per il pubblico ministero Alessio Marangelli. “Se io avessi una pistola e non avessi nulla da perdere, per le cattiverie che sta facendo gli sparerei in fronte davanti a tutti quanti”. I magistrati Seccia e Marangelli finirono, poi, sotto protezione. Il motivo: le minacce dei fratelli di Carmela, Vincenzo e Michele, avanzate anche nelle aule di giustizia.

Proprio ieri su l’Immediato avevamo stilato un elenco degli “impresentabili” alle elezioni 2015.