Nessuna infiltrazione mafiosa in Metropol. I fratelli Rizzi: “Scongiurata chiusura dell’azienda”

Cala il sipario sulla vicenda giudiziaria che ha interessato l’istituto di vigilanza Metropol, coinvolgendo circa 230 addetti alle sue dipendenze.

Ecco quanto riferisce l’avvocato Carlo Mari: “Le due sentenze del Consiglio di Stato emesse nei procedimenti 8125 e 8126 hanno escluso innanzitutto qualsiasi interferenza mafiosa o condizionamento mafioso nella gestione della società. Questo, oltre a restituire serenità e dignità ai fratelli Antonio e Leonardo Rizzi (amministratori della società, ndr) che hanno sempre operato nel pieno rispetto delle leggi e senza mai farsi coinvolgere in situazioni poco chiare, consente a molteplici enti pubblici e privati di continuare nel rapporto fiduciario e di godere dei servizi puntualmente offerti. Inoltre – continua Mari – le sentenze garantiscono la conservazione dello stato occupazionale ai dipendenti che, manifestando dedizione e collaborazione all’azienda, hanno offerto il loro prezioso contributo. Superato con successo il momento di crisi, la famiglia Rizzi garantisce ulteriore impegno nell’esercizio della propria impresa per contribuire allo sviluppo economico del territorio in cui operano e soprattutto per il bene dei propri collaboratori”.

“Il nostro personale ringraziamento – hanno dichiarato i fratelli Rizzi – è rivolto ai dipendenti che per primi hanno creduto nell’assoluzione e agli avvocati Eugenio Felice Lorusso del Foro di Bari e Carlo Mari del Foro di Foggia che sono riusciti a ribaltare la sentenza con la quale il Tribunale amministrativo di Bari aveva deciso la cessazione dell’attività. Finalmente è stata scongiurata la chiusura della più grande azienda operante nel settore della vigilanza armata della provincia di Foggia, terzo istituto in Puglia. Nell’udienza pubblica del 12 marzo 2015, l’avvocato Mari ha smontato l’assunto di infiltrazioni mafiose presenti nell’organico della Metropol. La tesi è stata integralmente accolta dal Consiglio di Stato che ha riabilitato tanto noi quanto i nostri dipendenti, spesso tacciati impropriamente e infondatamente di mafiosità. Abbiamo subìto in silenzio le conseguenze derivanti dall’accusa di infiltrazioni mafiose, non ultima la sospensione immediata del credito bancario. Negli ultimi tempi, purtroppo, i primi a pagarne le conseguenze sono stati i dipendenti che hanno patito ritardi nell’erogazione salariale. Riteniamo che si sia finalmente chiusa una brutta pagina della storia aziendale e che probabilmente, soltanto grazie alla tenacia dei due difensori che sin da subito hanno creduto nella lieta conclusione della vicenda, non ha originato ulteriori tensioni sul fronte economico-occupazionale”.