Clemente sull’esclusione della direzione provinciale: “Non succede nemmeno in Bulgaria”

Siccome gli argomenti contestati in più occasioni sono diventati molti e la direzione provinciale dell’altro ieri ha emanato il verdetto escludendo il consigliere regionale uscente dalla prossima competizione di maggio, Sergio Clemente ha pensato bene di convocare una conferenza stampa. Ha ribadito tutti i punti già sottolineati e rivendicati, compresa la questione di chi debba guidare il Pd nel gruppo consiliare. “Ho lasciato, da settimane aspetto che trovino un accordo per il prossimo capogruppo” e si dimetterà da consigliere in caso di elezione in via Capruzzi. 

Smentisce il disimpegno di cui è accusato nell’attività amministrativa: “Non è vero, in Regione sono autore di diverse proposte, io sono funzionale al mio territorio, rispondo ai miei elettori, non ad un gruppetto di persone”. 

La sintesi sui prossimi giorni: “Attendo fiducioso la direzione regionale, quelle fatte finora sono proposte, sono il più votato del Pd e l’unico consigliere regionale uscente”, intendendo il Pd di Capitanata. Ognissanti ha declinato il terzo mandato, Clemente ha espresso molti dubbi sulla benedizione che Emiliano ha concesso a Loizzo (ex assessore ai trasporti) per il quarto mandato. Intanto ha presentato formale ricorso alla commissione di garanzia nazionale. Strali sulla lista del Pd: “Non capisco l’esclusione, mi temono, la lista è debole, su San Severo ci sono due esterni mentre su Foggia candidano solo due persone”. 

Circa i numeri delle votazioni di quella sera (34 favorevoli, 2 astenuti e 7 contrari) pensa siano un po’ più risicati: “Lusi, Campo e Piemontese, i tre candidati, si sono votati la lista, cosa che indica una mancanza di sensibilità. Paglialonga e Solimando, componenti della commissione di garanzia provinciale, hanno votato ma non potevano farlo, la direzione si è spaccata”. I voti contrari vanno identificati: “Quello del presidente del partito, Michelangelo Lombardi, pesa come un macigno, non ha riconosciuto la lista, come quello di Gaetano Prencipe, segretario uscente della Margherita. Significa che chi ha un voto in più si prende tutto? Nemmeno in Bulgaria succedono questo cose, le minoranze non sono garantite, l’ultimo congresso è stato vinto al 50%”. Critiche anche sul metodo usato a San Severo: “Decidono per due candidati esterni e la segreteria cittadina non è coinvolta”.