Mafia nel nord barese, maxi sequestro al boss Albano detto “u ‘nguacchius”. Beni per 1,5 milioni

Misura di prevenzione patrimoniale nei confronti di un pluripregiudicato di Andria. Si tratta del 65enne Matteo Albano, alias “u ‘nguacchius”, già condannato a 6 anni di reclusione per associazione di tipo mafioso con sentenza passata in giudicato nell’ambito dell’operazione “Castel del Monte” (conclusasi nel novembre del 2006 con l’arresto di 76 soggetti ritenuti responsabili, a vario titolo, di associazione di stampo mafioso ed associazione finalizzata al traffico di sostanze stupefacenti).

All’esito del procedimento giudiziario riguardante la predetta attività investigativa è stata riconosciuta – nei tre gradi di giudizio -, per la prima volta nella città di Andria, la presenza di una duplice consorteria criminale di stampo mafioso facente capo ai clan “ex Pastore” e “Pesce–Pistillo”. Albano aveva assunto il rango di esponente apicale del clan contrapposto ai “Pesce-Pistillo” proprio dopo il brutale assassinio di Agostino Pastore, avvenuto ad Andria il 24 settembre del 2000. Gli accertamenti patrimoniali, eseguiti dai Carabinieri di Andria e dalla Direzione Distrettuale Antimafia di Bari, utilizzando la norma introdotta con il “Pacchetto Sicurezza” che consente di “aggredire” i patrimoni di tutti i soggetti che vivono abitualmente con i proventi di attività delittuose, hanno evidenziato come Albano abbia nel tempo mantenuto un tenore di vita notevolmente superiore alle proprie reali possibilità economico-finanziarie e capacità reddituali.

L’uomo infatti intestava ai propri più stretti familiari le proprietà acquistate con i proventi di attività delittuose. Le indagini hanno inoltre evidenziato che Albano ed il proprio nucleo familiare hanno sempre dichiarato redditi imponibili nulli ovvero ai limiti della soglia di povertà, a conferma della palese sproporzione tra quanto dichiarato rispetto al valore economico dei beni sottoposti a sequestro.

Il nucleo familiare infatti, a fronte di una capacità reddituale pari a circa 500 euro al mese calcolata nell’ultimo ventennio, nel cui periodo Albano è stato detenuto per diversi anni, ha accumulato un patrimonio considerato assolutamente sproporzionato rispetto agli stessi redditi, movimentando, tra l’altro, su un solo conto corrente bancario circa un milione di euro nel solo periodo 2009-2012.

Il provvedimento emesso dalla Sezione Misure di Prevenzione del Tribunale di Trani riguarda una villa – comprensiva degli arredi, elettrodomestici, impianti tecnologici in genere e beni di altre utilità-, 11 appezzamenti di terreno, 3 appartamenti, un casolare di campagna, un autoparco, 6 auto/moto veicoli, 9 rapporti bancari riconducibili all’interno nucleo familiare per un valore stimato in 1,5 milioni di euro. In particolare sono stati sequestrati:

– una villa ubicata in c.da Macchie di Rose, con annesso autoparco;

– tre appartamenti ubicati nel centro abitato di Andria;

– 11 appezzamenti di terreno ubicati in diverse Contrade del comune di Andria e Barletta;

– 2 box auto ubicati in Andria;

– una casolare ubicato in c.da Ariscianne di Barletta;

– una impresa individuale;

– 6 autoveicoli (una Smart Cabrio, una Renault Twingo, una Dacia Sandero, un motociclo Limited 125, un motociclo Aprilia 125, un motociclo Piaggio);

– 9 conti correnti bancari.

L’intero patrimonio sottoposto a sequestro, del valore di circa un milione e mezzo di euro, è stato affidato ad un amministratore giudiziario nominato dal Tribunale, non essendo prevista la facoltà d’uso neanche per i familiari, in attesa di essere gestito, per come prevede la legge, dall’Agenzia Nazionale per l’amministrazione e la gestione dei Beni confiscati alla criminalità organizzata con sede in Reggio Calabria.