Gegè Telesforo “l’afroamericano”. L’artista è il primo ospite della rassegna ‘Parole che fanno bene’ dell’Unifg

“Sono un afroamericano di Foggia, nato in una città che mi ha insegnato a stare sempre in guardia, a non fare passi sbagliati, cosa che mi è servita quando ho lavorato in ambienti  difficili”. Gegè Telesforo, strumentista, compositore, maestro di musica, esperto di improvvisazione vocale “un’arte che richiede impegno anche se magari non diventi una pop star”, si rivolge agli studenti dell’Università di Foggia. E’ il primo ospite della rassegna ‘Parole che fanno bene’ in collaborazione con il consiglio degli studenti, l’Università di Foggia e Rossella Palmieri, docente di letteratura teatrale italiana. 

Protagonista la musica e il suo percorso, da Renzo Arbore che l’ha scoperto fino al sodalizio con i grandi del jazz e l’approdo a Los Angeles dove insegna la tecnica del vocalist: “Oggi i giovani sognano di avere successo, io sognavo di fare il musicista e ci sono riuscito, contento di avere conosciuto quel percorso dal 45 giri al digitale che manca a mia figlia, che adesso ha dieci anni”. Gli studenti e i neo-laurerati gli fanno domande, sullo sfondo c’è la sua esperienza a Foggia a cavallo degli anni 70-80 quando l’Ateneo non c’era né poteva immaginare che un giorno, proprio da quel pulpito, avrebbe raccontato ai giovani le sue avventure e la sua storia. Una specie di riconciliazione con una città che “gli ha fatto perdere molto tempo, sempre molto ostile con i suoi concittadini”. 

Mentre traccia l’identikit del foggiano, quello dalle improbabili avventure con una 126 verso Berlino “col padre che si arrabbia”, del foggiano che tende a esagerare e a stupire con effetti speciali, sempre un po’ incavolato già a prima mattinata, si compiace con il rettore Maurizio Ricci di questo “luogo di cultura ”. “Noi andavamo ai giardinetti, in biblioteca quando marinavamo la scuola, ora c’è un luogo di confronto importante in una città che il dialogo lo conosce poco”. Qualche amico “veramente musicista” in città lo ricorda, qualcuno è in sala, la domanda principale è se ci sia futuro con o senza musica a Foggia: “Beh, ci sono anche tanti professionisti disoccupati, la questione è sempre la stessa, bisogna essere preparati”. 

Del conservatorio Umberto Giordano dice un gran bene, ha qualche rimpianto ma non tantissimi, per esempio non aver accettato di portare nelle piazze il karaoke è un scelta di cui non si pente, nonostante il successo che l’esperienza ha avuto. Realista, sociologo di una città di provincia che avrebbe voluto fosse diversa “con i parchi, le biblioteche, luoghi di condivisione,  non solo palazzi” oggi fa il bilancio tra esperienza foggiana, presente e futuro. “Questa è una fucina di progetti- ha detto Rossella Palmieri – voi giovani abitate l’aurora, è adesso che scommettete verso il futuro, certo la giovinezza non è una dimensione che si può vivere in eterno né si può essere come i poeti del quartiere latino di Parigi…”. Tante le citazioni d’autore che scorrevano sullo schermo accompagnati dal ritmo della Palmieri che non è ovviamente sfuggito al musicista: “Però che swing!”. La rassegna è un format che coinvolgerà i vari dipartimenti dell’Ateneo dauno e accoglierà  idee e proposte degli studenti. 

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