Torna agli arresti il cugino del boss Notarangelo, accolto il ricorso della DDA di Bari. Le estorsioni a “Pane e pomodoro” e “Merino”

I carabinieri di Vieste hanno arrestato Luigi Notarangelo, 38 anni, cugino di Angelo “cintaridd”, il boss ucciso il 26 gennaio scorso. Il provvedimento è scaturito dall’accoglimento del ricorso in appello proposto dalla Direzione Distrettuale Antimafia di Bari.

I Notarangelo tornano protagonisti della cronaca nera del Gargano. I carabinieri di Vieste hanno arrestato Luigi Notarangelo, 38 anni, cugino di Angelo “cintaridd”, il boss ucciso il 26 gennaio scorso. I militari hanno eseguito un’ordinanza di custodia cautelare agli arresti domiciliari emessa dal Tribunale di Bari, Sezione del Riesame delle Misure Cautelari. Il provvedimento è scaturito dall’accoglimento del ricorso in appello proposto dalla Direzione Distrettuale Antimafia di Bari, contro l’ordinanza emessa nel mese di luglio 2014 dal Tribunale di Foggia – Seconda Sezione Penale Collegiale, con la quale venne sostituita la misura cautelare degli arresti domiciliari, cui l’uomo era sottoposto per il reato di estorsione aggravata da metodo mafioso, nell’ambito del processo “Tre Moschettieri”, con quella dell’obbligo di presentazione alla Polizia Giudiziaria. Provvedimento che interessò anche “cintaridd”. Infatti, due ulteriori ricorsi erano stati proposti ed accolti anche per il boss morto ammazzato poche settimane fa.

I “Tre Moschettieri”

Il processo ai “Tre Moschettieri”, Angelo, Giuseppe e Luigi Notarangelo (i primi due fratelli, l’altro cugino) prese il via grazie alla denuncia del titolare di un esercizio commerciale garganico che denunciò le estorsioni tentate e consumate dal clan Notarangelo. Il processo scaturisce dall’operazione del 19 luglio 2013 che portò all’esecuzione di quattro ordinanze di custodia cautelare in carcere nei confronti del boss Angelo Notarangelo, detto “cintaridd”, capo dell’omonimo clan operante nell’area garganica e di altri tre dei suoi soldati più fidati: il fratello Giuseppe, il cugino Luigi e Girolamo Perna.

L’accusa è di estorsione continuata ed aggravata dal metodo mafioso ai danni di imprenditori turistici viestani che, dopo anni di soprusi, ebbero  il coraggio di denunciare i continui taglieggiamenti posti in essere dal gruppo criminoso. A ribellarsi furono Graziano e Matteo Desimio di “Pane e Pomodoro”, seguiti in un secondo momento anche dal fratello Pierino del villaggio “Merino”. Una denuncia facilitata anche dalla presenza dell’Antiracket a Vieste. L’attività estorsiva dei Notarangelo s’è protratta da marzo 2008 fino a settembre 2011. Inizialmente colpendo il villaggio turistico della zona e, da luglio 2011, anche il ristorante. I gestori di quest’ultimo ebbero subito il coraggio di denunciare i malviventi favorendo l’operazione delle forze dell’ordine. Le vittime erano spesso costrette a versare dai 1000 ai 1200 euro al mese. Sentenza prevista a marzo.





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