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Home - Archeologia industriale, ok al disegno di legge. Ecco la mappa dell’economia in Puglia

Archeologia industriale, ok al disegno di legge. Ecco la mappa dell’economia in Puglia

Di redazione
4 Dicembre 2014
in Economia
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L’archeologia industriale è una disciplina che, a partire dallo studio dei luoghi, dei processi produttivi, dei resti materiali dell’industrializzazione, oggetti, macchine, edifici, giunge alla ricostruzione della fisionomia di un determinato territorio, della sua storia, delle sue modificazioni e con essa alla conoscenza della storia di un popolo, della sua cultura e della sua civiltà. Quindi, lo studio dei resti dell’industrializzazione è inteso come attività di identificazione, salvaguardia e tutela di un determinato territorio.
Così l’assessore Angela Barbanente ha illustrato il senso del disegno di legge approvato all’unanimità dalla VI Commissione presieduta da Francesco Ognissanti.
L’immagine economica della Puglia è legata a un’agricoltura ricca che, fin dall’età moderna, si proietta sui mercati nazionali e internazionali. Lo stereotipo è quello di un territorio che esporta grano, vino, olio per un lunghissimo periodo e che da ciò trae ricchezza.
La prima industrializzazione in Puglia, in particolare nella città di Bari, risale alla prima metà del secolo XIX ed è legata, nella sua fase iniziale, all’iniziativa di imprenditori stranieri prevalentemente attivi nel campo dell’industria di trasformazione alimentare. Essi portarono sia significative esperienze, già maturate in altre grandi città con i loro insediamenti produttivi, che ingenti capitali che investirono in Terra di Bari e successivamente anche in Terra d’Otranto. Ben presto, già dall’ultimo quarto dell’Ottocento, si affiancarono intraprendenti giovani industriali appartenenti a facoltose famiglie locali con una maturata esperienza sia nel campo artigianale sia nel settore primario che, stimolati dalle imprese già operanti, le presero come modello per costruire grandi opifici.
Nei primi decenni dopo l’Unità d’Italia, tra il 1865 e il 1885 circa, Bari, Lecce e altri centri urbani del territorio pugliese, ebbero un’esponenziale crescita economica dovuta alle numerose attività industriali che vennero avviate ex novo affianco a quelle tradizionali che già si svolgevano; questo fattore contribuì alla realizzazione di una fitta rete di opifici. Sorsero cantine enologiche, moderni oleifici e nuovi stabilimenti per l’estrazione dell’olio dalle sanse a mezzo del solfuro di carbonio (sansifici); fabbriche per la produzione di botti e mastella; molini a cilindri e fabbriche di “pasta da minestra”; fabbriche di spirito (alcol) e di cremore di tartaro; saponifici; stabilimenti di conserve alimentari; officine meccaniche, metallurgiche e fonderie; manifatture tessili; fornaci per laterizi; stabilimenti di ebanisteria, ecc.
La rilevanza dell’esperienza industriale ha consentito di riprendere tematiche, già abbozzate negli anni settanta del secolo scorso, volte a considerare macchine, fabbriche, cicli e infrastrutture come veri e propri beni culturali, testimonianze di cultura materiale capaci di arricchire la comprensione di un’epoca storica; tutto questo ha riaperto problematiche quali quelle dei musei, degli itinerari e dei parchi archeo-industriali, ha stimolato la pratica del riuso e, soprattutto, quella del riuso a fini culturali dei resti dell’industrializzazione; è maturata così, nella generale attenzione alle tematiche del paesaggio, una nuova sensibilità nei confronti dei paesaggi industriali e urbani e al loro recupero.
Istituzioni e associazioni attive nel campo del patrimonio di archeologia industriale L’interesse culturale rispetto a tale argomento si può percepire anche dalle numerose associazioni culturali sorte per lo studio e la salvaguardia dei beni del patrimonio archeologico industriale.

I principi ispiratori fondamentali del disegno di legge regionale non possono che essere ricercati nella Costituzione repubblicana e nello Statuto della Regione Puglia.
In armonia con quanto previsto dall’art. 9, comma 2 della Costituzione, per cui la Repubblica “tutela il paesaggio e il patrimonio storico e artistico della Nazione” e dagli articoli 2, comma 2 dello Statuto regionale “Il territorio della Regione Puglia è un territorio da proteggere e da valorizzare in ciascuna delle sue componenti ambientale, paesaggistica, architettonica, storico culturale e rurale” e 12, comma 1 “La Regione promuove e sostiene la cultura, l’arte, la musica e lo sport, tutela i beni culturali e archeologici, assicurandone la fruibilità”, si promuove tale iniziativa legislativa, che vuole essere proposta innovativa ed utile a dare la giusta importanza ad una tematica sinora poco considerata dal punto di vista legislativo: in Italia non si ravvisa infatti la presenza di una specifica disciplina normativa sull’Archeologia industriale.
Il testo di riferimento è in ogni caso da considerare il D. Lgs. 42/2004 “Codice dei Beni Culturali e del Paesaggio” che ha raccolto le principali disposizioni esistenti in materia. Sebbene in esso non venga mai espressamente citata la dizione “archeologia industriale”, sono prese in considerazione “le cose immobili e mobili, a chiunque appartenenti, che rivestono un interesse particolare importante a causa del loro riferimento con la storia…della scienza, della tecnica, dell’industria…” (Nuovo Codice, 2008. Articolo 10, comma 3, lettera d). A livello regionale iniziative legislative sono state assunte dalla Regione Friuli Venezia Giulia e dalla Regione Umbria, e da altre Regioni nell’ambito di norme attinenti ai beni culturali e al paesaggio o alla riqualificazione urbana.
L’archeologia industriale è sicuramente destinata a un grande sviluppo, tanto in Europa quanto nelle Americhe. Essa, pertanto, merita attenzione anche dal legislatore regionale.
Lungi dalla logica meramente vincolistica, peraltro superata da molti dei recuperi esistenti effettuati a livello internazionale e nazionale, questo progetto di Legge regionale si propone in primo luogo di valorizzare e, il qualche caso, salvare dal degrado alcuni importanti siti presenti in Puglia, cosi da sfruttare anche quegli spazi che invece rischiano di essere destinati alla demolizione, dando dignità e nuova vita ad edifici che in molti casi oltre che essere di grande pregio architettonico, hanno scritto pagina pagine importanti della nostra storia industriale. Il disegno di legge si coordina con altre norme regionali finalizzate alla tutela, valorizzazione e riqualificazione del patrimonio edilizio esistente.

Tags: Archeologia industrialeBariFoggiaLeccePuglia
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