Sangalli tra condanne e debiti, morte di un colosso del vetro. E 400 famiglie piangono

Il coinvolgimento del patron Giorgio Sangalli in un’indagine per frode fiscale internazionale nata dalla famigerata “lista Pessina”, tra le cause della crisi dell’azienda che ora rischia di chiudere definitivamente a Manfredonia.

Forno spento sotto Natale. Questo il rischio per la Sangalli di Manfredonia. In bilico circa 400 famiglie. L’azienda veneta, colosso del settore in Italia per la produzione di vetro piano, pare seriamente intenzionata a stoppare l’impianto sipontino per spostare tutto a San Giorgio di Nogaro in provincia di Udine. Il motivo sarebbe dovuto a strategie di mercato. Dal Friuli il gruppo sarebbe più competitivo e in posizione più adeguata alle attuali condizioni di mercato. La società, nel frattempo, ha già presentato richiesta di cassa integrazione per 12 mesi. A essere spostata sarà solo la seconda lavorazione del vetro a risparmio energetico considerata assai più remunerativa.

Giorgio Sangalli
Giorgio Sangalli

Sabato 29 novembre partirà il processo di spegnimento del forno, operazione che andrà avanti fino a a Natale. “Perché aprire uno stabilimento a San Giorgio di Nogaro (Udine) per produrre vetro quando quello “gemello” di Manfredonia è in crisi di mercato?” ha chiesto il deputato Giuseppe L’Abbate (M5S) dopo l’approvazione di un finanziamento pubblico da 6,9 milioni di euro a fondo perduto da parte della Regione Puglia al gruppo Sangalli. Quei soldi sono ancora bloccati perchè manca la Valutazione di impatto ambientale. Anche altre aziende del gruppo hanno ricevuto numerosi contributi in passato (72,8 milioni) cui si aggiungono quelli del Fondo di rotazione per iniziative economiche del Friuli. Ma L’Abbate fa sapere che il gruppo, nonostante tutto questo, è in forte crisi tanto da rischiare l’amministrazione straordinaria. Un’insolvenza che secondo il deputato sarebbe dovuta al coinvolgimento del patron Giorgio Sangalli in un’indagine per frode fiscale internazionale nata dalla famigerata “lista Pessina”. Nel 2009 l’imprenditore ricevette la visita della Guardia di Finanza perchè all’epoca risultava nella lista dei clienti di Fabrizio Pessina, avvocato svizzero arrestato a Malpensa nel febbraio di quell’anno per riciclaggio. Stando al legale del gruppo, i soldi portati all’estero da Pessina furono circa 2,3 milioni di euro. La vicenda si chiuse nel 2012 con un patteggiamento di circa 1 milione e sei mesi di condanna convertiti in multa. Nel 2013, la Sangalli chiuse in rosso con 8,3 milioni di perdite e debiti per 37,6 milioni. Dal dicembre del 2013 il gruppo risulta controllato da Vetro Partecipazioni spa e partecipata al 50% dalla lussemburghese Sanipart Sa e al 50% dalla Glasswall Europe Sarl della russa Glasswall di Dmitry Sulin che i veneti fecero entrare nel capitale a novembre dello scorso anno. Quanto ai bilanci della Vetro Partecipazioni spa non vi è traccia sulla banca dati della Camera di Commercio e la società risulta addirittura inattiva.

Nei giorni scorsi a Verona si è tenuto un incontro tra la proprietà, le banche e l’advisor Kpmg per la ristrutturazione del debito che sarebbe accompagnata da un concordato liquidatorio delle tre aziende di Manfredonia per garantire la prosecuzione dell’attività a Porto Nogaro mentre mancherebbe all’appello il piano industriale. Il 2 dicembre prossimo è fissato un confronto al ministero dello sviluppo economico.





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