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Home - A San Nicandro Garganico si paga il pizzo per “quieto vivere”. Beccato Matteo Russo e suo cugino Sebastiano

A San Nicandro Garganico si paga il pizzo per “quieto vivere”. Beccato Matteo Russo e suo cugino Sebastiano

Di redazione
24 Luglio 2014
in Cronaca
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Chiedere la guardiania per poi ottenere il pizzo. I Carabinieri della Compagnia di San Severo hanno eseguito due misure cautelari emesse dal GIP del Tribunale di Foggia su richiesta della Procura della Repubblica nei confronti di Matteo Russo, 37enne di San Nicandro Garganico e Sebastiano Russo, 36enne di Apricena.

Il principale indagato è il primo, gravemente indiziato di aver costretto il titolare di un’azienda di San Nicandro Garganico a corrispondergli con cadenza bimestrale la somma di 200 euro in cambio di un servizio di guardiania, in realtà mai svolto, prospettandogli, in caso di diniego, furti e danneggiamenti ai locali.

Emergono gravi indizi di colpevolezza a suo carico anche per un altro tentativo di estorsione. Matteo Russo, al fine di convincere i titolari di una ditta a versargli 200 euro mensili, appiccò il fuoco a un gommone e al caterpillar di loro proprietà. L’intento estorsivo, in questo caso, non andò a buon fine per la determinazione delle persone offese a non sottostare alle richieste.

RUSSO MATTEO
Matteo Russo

Il 37enne di San Nicandro è indagato infine, in concorso con suo cugino Sebastiano, del furto di un camioncino al fine di simulare con il proprietario un falso interessamento per il ritrovamento e costringerlo a ricompensarli per l’impegno profuso.

I provvedimenti restrittivi sono l’esito dell’indagine condotta dai carabinieri di San Nicandro Garganico avviata la sera del 9 ottobre 2012 quando intervennero presso la proprietà di un’azienda, dove era stato segnalato un incendio che aveva coinvolto un mezzo di movimento terra e un gommone. Sul posto giunsero anche i Vigili del Fuoco che domarono le fiamme accertandone la natura dolosa. Incendio appiccato, presumibilmente, utilizzando liquido infiammabile.

Le operazioni tecniche di intercettazione condotte dai carabinieri subito dopo il fatto, indirizzarono le investigazioni verso Russo che, secondo quanto appreso, esercitava il servizio di guardiania, attività ereditata dal padre, proprio nella zona dove si era verificato l’incendio e dove hanno sede diverse altre imprese commerciali. Russo è un cognome che pesa a San Nicandro e si presume che molti titolari di aziende preferiscano pagare per il “quieto vivere”.  Tre gli imprenditori che pagavano il pizzo tra quelli accertati.

Ulteriori e importanti indizi a carico di Russo sono emersi da alcune testimonianze da cui è emerso che l’uomo era solito formulare continue richieste di denaro per la guardiania nella zona, attività che però non svolgeva affatto.

 

Sebastiano Russo
Sebastiano Russo

Nel caso dell’estorsione accertata dall’attività d’indagine, infatti, l’imprenditore corrispondeva a Russo per il servizio di guardiania, in realtà mai effettuato, la somma di 200 euro ogni due mesi circa, che continuava a pagare anche dopo aver subito piccoli furti in azienda, nel timore di conseguenze più gravi, consapevole che il mancato pagamento avrebbe esposto la sua azienda al rischio di subire danneggiamenti analoghi all’incendio che aveva interessato la ditta distante solo qualche centinaio di metri.

Dalle operazioni tecniche di intercettazione è emersa, infine, la responsabilità del malvivente nel furto di un furgone Fiat Daily con la complicità del cugino Sebastiano, che metteva a disposizione il terreno al cui interno celare il veicolo. I due tentarono poi di estorcere denaro al proprietario del mezzo fingendo di essersi interessati al ritrovamento, invitandolo anche a denunciare il rinvenimento casuale, non riuscendo nell’intento per la mancanza di disponibilità finanziaria in cui versava la persona offesa. Russo è stato sottoposto agli arresti domiciliari, mentre il cugino all’obbligo di dimora.  

Tags: Carabinieri San SeveroMatteo RussoSan Nicandro GarganicoSebastiano Russo
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