Landella e Marasco faccia a faccia in tv. Il pubblico a casa ci avrà capito qualcosa?

Uno faceva l’assessore all’urbanistica e l’altro il consigliere di opposizione a Palazzo di città. Ieri si sono incontrati in tv in altra veste, da candidati sindaci rivali. In onda, come previsto, il confronto tra Franco Landella e Augusto Marasco su Teledauna. Circa un’ora di confronto serrato, il primo faccia a faccia tra i due.

Uno faceva l’assessore all’urbanistica e l’altro il consigliere di opposizione a Palazzo di città. Ieri si sono incontrati in tv in altra veste, da candidati sindaci rivali. In onda, come previsto, il confronto tra Franco Landella e Augusto Marasco su Teledauna. Circa un’ora di confronto serrato, il primo faccia a faccia tra i due. Hanno risposto alle domande su infrastrutture, welfare e macchina amministrativa di Attilio De Matteis, riportando i temi snocciolati in campagna elettorale. Difficile tenerli tranquilli senza che si interrompessero fra loro. Landella ha identificato sin da subito il suo rivale come la “continuità” di dieci anni di centrosinistra: “Non è qua come architetto, Marasco, ma come rappresentante di un centrosinistra che ha fallito”.

L’interlocutore, soprattutto sulle intricate vicende urbanistiche, si è mostrato insofferente: “Non sa di cosa parla, Landella, io come amministratore mi preoccupo”. De Matteis ha cominciato dalle grandi opere in programma, casello autostradale, zona Asi, Gino Lisa. E mentre Landella elencava i suoi obiettivi con il canale dei finanziamenti europei 2014-2020 (“abbiamo Fitto che ama la Puglia, sarà il nostro ponte verso l’Europa”) Marasco ricordava “l’agenda di rigenerazione urbana” e il suo complessivo disegno. Chiaro un obiettivo, fare della zona Asi il “retroporto del porto di Manfredonia”. I discorsi, data anche la vastità della materia, si sono ogni tanto persi in elenchi di cose da fare, con il Gino Lisa sempre in primo piano.

Urbanistica ed emergenze

Oggetto degli strali di Landella – e sorrideva guardando verso la telecamera perché l’architetto tornava sempre a parlare di Bari- la Regione e i tempi tecnici per alcuni piani di housing sociale “fermi” lì da tempo. Rivedremo ancora quelle scene dietro il tribunale – con riferimento alle baracche dove abitano famiglie- ha chiesto De Matteis. Una risposta lunga dieci anni, o forse più. E qui una serie di numeri, le case già pronte, quelle da assegnare, quelle bloccate ancora sugli accordi di programma. “Comodo scaricare sulla Regione- diceva Landella- avete avuto dieci anni e non si sono visti atti concreti”. “La realizzazione di alloggi per l’emergenza abitativa è in capo allo Iacp”, l’istituto di case popolari chiamato in causa da Marasco esauriti i discorsi sulle lungaggini degli “accordi di programma”. Tanto si sono accavallate le voci sul tema principe di ogni amministrazione, l’urbanistica, che De Matteis ha dovuto spiegare: “Da casa non capiscono niente in questo modo”.

Marasco: “Basta scorciatoie per chi vuol fare impresa”

A parte la confusione della materia urbanistica, non ancora sistemata da un Pug che giace nei cassetti degli uffici preposti, alcune linee sono emerse più nitidamente. Tipo quelle sulla dirigenza: “Riorganizzare la macchina burocratica ma presentando linee programmatiche che impegnino i dirigenti. Istituire un nucleo di valutazione degli obiettivi raggiunti anche in linea con quello che si è detto in questa campagna elettorale, quel patto etico di cui ho parlato”. Così Marasco. Quando Landella ha fatto cenno alle intercettazioni telefoniche che hanno preceduto l’ordine di custodia cautelare per un consigliere e un dirigente (pubblicate su l’Immediato) “Facciamo vincere Marasco…”, l’architetto ha risposto: “Non le ho lette, non siamo noi che stabiliamo le verità, né io né tu, l’ente locale deve avere l’efficacia necessaria per evitare scorciatoie, un imprenditore che vuol fare impresa deve essere messo nelle condizioni di farlo”. Landella vuole la rotazione dei dirigenti, la stazione unica appaltante (per Marasco non sarebbe un problema). Concordano sulla necessità di uno staff per intercettare i finanziamenti europei.

Il sociale e il ruolo del Comune

Welfare: cosa fare? Un piano sociale di zona da 16 milioni di euro che è stato gestito “in maniera clientelare con i pacchi di pasta”. Questa la versione del candidato dl centrodestra che ha anche annunciato: “Abolirò l’assessorato alle politiche sociali e lo sostituirò con quello alle famiglie e alla gioventù. Saranno loro a governare le somme dei piani sociali di zona, le consulte e le parrocchie, parte integrante di questa città”. Senza scomporsi Marasco ha replicato: “Nel nuovo piano sociale di zona le somme devono ancora essere utilizzate, il piano precedente è stato affossato senza la presenza dell’opposizione in aula. Dobbiamo passare da un welfare distributivo a uno generativo”. Nel passaggio, è il comune a testa di “cooperative di comunità” per fargli avere i finanziamenti europei.

L’apparentamento nullo, o “caducato”

Le questioni politiche di fronte ai programmi per la città sono passate in secondo piano. La polemica, tuttavia, permane, soprattutto dopo lo strappo dei socialisti e qualche spiraglio balenato dalle aperture di Buonarota sul “dialogo” possibile. Marasco- che è un tecnico e non un politico, un “titolo di merito”, gli ha riconosciuto il suo alleato Di Gioia- ha usato un termine prettamente giuridico per evidenziarne la nullità, “caducato”: “Quell’impegno è caducato nel momento in cui Lonigro è diventato rappresentante di una lista civica”. Anche in base alla vulgata che gira su facebook, Landella la vede male: “Chi non rispetta il patto scritto non rispetta il resto”. Aperte le danze per rinfacciarsi chi sta da più tempo nei luoghi delle decisioni, con riferimento ai consiglieri “eterni” dell’ex Pdl (nota di Marasco) e la continuità nel fallimento di dieci anni di centrosinistra (nota di Landella).