Strappo ricucito, i giovani de “L’Orta Nova che vorrei” tornano con la Calvio

Nella maxi coalizione guidata dalla candidata sindaco di centrosinistra Iaia Calvio, è lei ad aver convinto i giovani del movimento politico “L’Orta Nova che Vorrei”, inizialmente scettici, a far parte della squadra. Eppure i rapporti tra il laboratorio culturale e il direttivo del Partito Democratico ortese non sono sempre stati idilliaci.

Gianluca Di Giovine

Nella maxi coalizione guidata dalla candidata sindaco di centrosinistra Iaia Calvio, è lei ad aver convinto i giovani del movimento politico “L’Orta Nova che Vorrei”, inizialmente scettici, a far parte della squadra.

Eppure i rapporti tra il laboratorio culturale e il direttivo del Partito Democratico ortese non sono sempre stati idilliaci.

Formato da un gruppo di una ventina di ragazzi definiti in alcuni casi “visionari”, “L’Orta Nova che Vorrei” nasce nel 2007 dalla costola del circolo Sel intitolato a Enrico Berlinguer su volontà di Gianluca Di Giovine, che decide subito di scendere in campo alle elezioni regionali con Nichi Vendola tre anni dopo, ottenendo 997 voti.

L’associazione si propone l’intento di promuovere idee e iniziative finalizzate al rispetto per la legalità, tutela ambientale e inclusione sociale delle fasce più deboli: in tal senso si sono realizzate, ad esempio, attività di doposcuola per bambini disagiati, cineforum, convegni sui “rifiuti zero”, incontri con Libera e le battaglie contro la realizzazione dell’inceneritore di Borgo Tressanti e la centrale a biomasse di Carapelle.

L’attenzione rimane rivolta al mondo della politica a tutti i livelli istituzionali, intesa come luogo di partecipazione attiva per decidere le sorti della collettività.

L’occasione propizia arriva nel 2011 quando a Orta Nova i cittadini sono chiamati a rinnovare il consiglio comunale: la “meglio gioventù”, stimata ma  ribelle verso una politica vecchio stampo, prova a stringere l’alleanza con la candidata piddina Iaia Calvio, ma l’intenzione di “voler vincere a tutti i costi, scegliendo politici che votarono a favore della discarica e altri ex tesserati di partiti di centrodestra” non convince Di Giovine et company, che così decidono di concorrere da soli, con una campagna elettorale all’insegna dell’anticonvenzionale e dell’anticonformismo.

Il clima di tensione tra i due schieramenti culmina con una presunta aggressione, con tanto di scippo della bandiera di SEL, da parte dell’entourage di Iaia Calvio in occasione del comizio dell’assessore regionale Fratoianni e del candidato consigliere Brucoli, che acuisce i già difficili rapporti.

Il risultato delle urne non premia le idee dell’Orta Nova che Vorrei e prende infatti sempre più corpo un atteggiamento critico verso l’operato della giunta Calvio.

Il 2012 è l’anno in cui L’Orta Nova che Vorrei pungola maggiormente l’amministrazione Calvio: tramite comunicati stampa è criticata soprattutto la nomina dello staff (“Non si tratta di mero campanilismo, ma è la constatazione che non si vuol puntare sulle proprie competenze promuovendo la capacità cittadina”), mentre la caduta del sindaco Rizzi a Zapponeta è paragonata alla situazione ortese “dall’orrenda filosofia di pensare di voler vincere a tutti i costi, rinunciando alle prerogative di liberazione ed emancipazione politico-sociale”.

Emblematico è poi un comizio, a fine novembre, in cui Di Giovine descrive la via crucis dell’amministrazione e la nascita del sistema “Calviorella”, come accordo sottobanco tra il sindaco e Giuseppe Moscarella di votare centrosinistra al ballottaggio per così “mantenere negli armadi del malgoverno gli atti del suo precedessore che potrebbero condannare qualche amministratore”.

Nel 2013 esplode la rabbia per l’ordinanza di sgombero di due campi rom nelle campagne ortesi: “La Calvio compie un gesto appetibile per gli xenofobi ma denuncia lo sfruttamento delle persone: un po’ con Dio, un po’ con Mammona” osservano i giovani; poi la Maggioranza inizia a vacillare e il giudizio si fa severo: “Il sindaco pensa più alla poltrona che al coraggio: la Maggioranza sia chiamata a un gesto di dignità, mandiamo via la vecchia politica mercificata”.

Il viaggio nel tempo arriva così ai giorni nostri, a inizio gennaio, quando la Calvio denuncia la malapolitica, dando di fatto ragione a chi “ha saputo guardare oltre il soddisfacimento immediato di voler vincere a tutti i costi, con una politica elitaria e fatta di giochi al rimpattino”, ricucendo così piano piano lo strappo e portando all’alleanza odierna, perché “in fondo in una coalizione composta da cinque liste e settantasette candidati consiglieri è impossibile andare d’accordo con tutti” fanno sapere alcuni membri del direttivo Pd.