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Home - Vita e costumi di San Severo negli scatti di guerra di Harold

Vita e costumi di San Severo negli scatti di guerra di Harold

Di redazione
9 Aprile 2014
in Cultura&Società
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La sua macchina fotografica ha immortalato momenti della vita e della cultura popolare di quel tempo. I suoi click permettono oggi di descrivere usi, costumi, e consuetudini della gente di San Severo negli anni 1943-44, quando le truppe alleate “occuparono” la città risalendo l’Italia dal Sud e poi costrette a fermarsi per la dura difesa nazifascista lungo la linea Gotica. In quelle immagini sbiadite dal tempo, si evincono tradizioni popolari, religiose, luoghi, palazzi e strade che la nuova urbanistica cittadina ha letteralmente cancellato. Il Centro Studi Tradizioni Popolari “Terra di Capitanata” le ha recuperate e messe a disposizione dei suoi lettori con l’obiettivo di preservarle dall’oblio e quindi riproposte sul sito www.terradicapitanata.it.
Ci sono i pappalusc (gli incappucciati delle Arciconfraternite) e le orfanelle che reggono le corone di fiori durante i riti funebri, momenti di vita cittadina, gli abiti tradizionali dell’epoca, le antiche vestigia dei palazzi gentilizi della città, gli arredi barocchi ora quasi ovunque rimossi, la presenza delle fosse granarie del rione “Rosario”, dove insisteva il comando delle truppe ingllesi (nell’attuale sede del commisariato di polizia).
Dal 2 aprile 1944 e il 3 marzo 1945, gli alleati scelsero San Severo come quartier generale della Quindicesima Air Force della Royal Air Force (RAF) mentre il Tavoliere diveniva una enorme “portaerei” con numeorsi aeroporti militari da dove si levavano i cacciabombardieri per andare a sganciare bombe sulle città e e le fabbriche del Nord Italia e dei paesi dell’Asse.
Tra le truppe alleate di stanza a San Severo c’era un ricercatore, statunitense, Harold Edgerton (6 aprile 1903 – 4 gennaio 1990), professore di ingegneria elettrica presso il Massachusetts Institute of Technology. Spetta in gran parte a lui il merito di aver trasformato lo stroboscopio da oscuro strumento da laboratorio in un dispositivo comune e di grande utilità. Con lo sviluppo dei sonar e della fotografia d’altura,la sua attrezzatura è stata utilizzata da Jacques Cousteau nelle ricerche di relitti e anche del mostro di Loch Ness.edgerton_2
A San Severo ha lavorato gomito a gomito con l’archeologo John Bradford, che, insime a Peter Williams Hunt, assegnati al Servizio Informazioni dell’Esercito inglese con sede presso la Masseria “Torre dei Giunchi”, durante la Seconda Guerra Mondiale hanno individuato importanti siti archeologici poi riportati alla luce nel corso di scavi durante gli anni ’50. Allo scienziato Edgerton va invece il merito di aver immortalato immagini di una San Severo che non c’è più, utilizzando attrezzature e scoperte a quell’epoca tecnologicamente avanzate. Foto ora diventate patrimonio del terrtiorio insieme agli scatti dei fotografi del secolo scorso come Luigi Venditti, Nicola Benvenga e Vorrasio. Uno sopazio ora va ricavato anche per Edgerton. Immagini e non solo. Di quell’epoca è anche un video pubblicato su un altro sito. Propone sequenze degli aeroporti militari della zona, su tutti quello di “Torre dei Giunchi”, ma anche immagini dall’alto di San Severo, da cui si evince la conformazione urbanistica non molto diversa da quella attuale sul sito plastic caps anch’esso riproposto su www.terradicapitanata.it.
Il Centro Studi Tradizioni Popolari “Terra di Capitanata” ha già avviato le procedure per l’utilizzo delle immagini e dei video per prossime iniziative che saranno realizzate a San Severo.

Tags: Harold EdgertonSan Severoterra di Capitanata
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