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Home - “L’uomo seme” a Lucera: tra canti e desideri d’amore, la vita rinasce. Con una grande Bergamasco

“L’uomo seme” a Lucera: tra canti e desideri d’amore, la vita rinasce. Con una grande Bergamasco

Di Antonella Soccio
28 Gennaio 2018
in Cultura&Società
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Nenie, canti da lavoro, ninne nanne, cicalecci, sussurri, il frinire delle cicale. Il paese della bassa Provenza, accarezzata e penetrata dal Mistral, vive di suoni femminili, perché gli uomini sono tutti morti in battaglia nei moti per l’insurrezione per la Repubblica del dicembre del 1851.

La grande attrice Sonia Bergamasco, accompagnata dall’incredibile maestria del quartetto vocale delle Faraualla e dal percussionista Rodolfo Rossi, ha portato in scena ieri a Lucera lo spettacolo tratto dal testo di Violette Ailhaud “L’uomo seme”, un memoriale di una donna ultraottantenne sulla esperienza di una comunità francese della seconda metà del’Ottocento, costretta a vivere senza uomini.

Nella costruzione del villaggio, Bergamasco, come ella stessa ha ricordato nelle note di scena, si è rifatta alle suggestioni di “La guerra non ha un volto di donna” di Svetlana Aleksievic. “La guerra la raccontano le donne. Piangono o cantano, ma è anche questo un pianto”.

E tali appaiono i canti bellissimi della Faraualla, che sul palco del Teatro Garibaldi, che è stato anche casa della genesi dello spettacolo, hanno elegantemente fatto immaginare le diverse fasi della vita delle donne. Il lavoro, l’accudimento dei figli, l’attesa, la compassione, il desiderio, l’ansia del giorno delle nozze, tramutatosi in un ricordo di stoffe e di abiti inviolati e per sempre vergini, che si convertono in spaventapasseri, simulacri di ciò che sarebbe dovuto essere. Ricordi del futuro che non fu.

“Ho subito immaginato nascere questo racconto di scena attorno ad un grande albero teatrale. Un albero-casa, un albero sonoro, un’invenzione del paesaggio attraversata dalla luce”, ha scritto l’attrice e regista.

L’albero in legno è il fulcro di tutta la vicenda. Attorno a quelle trasparenze si agisce il mistero dell’amore e della prima volta. Bergamasco riesce perfettamente a simulare il desiderio di una donna che non ha mai conosciuto la sessualità, se non da sola, attraverso la sublimazione delle colline, del vento, delle nuvole. La scena diventa magica per il pubblico durante le danze, curate da Elisa Barucchieri, delle quattro cantanti, che fanno volteggiare vesti, lenzuola bianchissime o battono corde, ramazzando le messi.

Bergamasco riesce ad interpretare tutte le età di Violette, tutti gli stati d’animo del personaggio. Splendida la scena della svestizione, con gli arti pesanti. Il corpo è esso stesso metafora sul palco.

Un solo uomo arriverà alle porte del villaggio e sarà “usato” dal paese per riaffermare la vita. Un mondo di sole donne non può esistere. L’atto sessuale d’amore, tanto atteso e immaginato e raccontato mille volte dalla protagonista insieme alle altre, sul palco viene magistralmente orchestrato con l’artificio di un grande setaccio. Sul suo retino si stacciano sentimenti, emozioni, orgasmi e nuove vite, semi appunto. Chicchi di grano in un climax di colori caldi.

Grandi applausi dal pubblico lucerino, che alla fine dello spettacolo, assai drammaticamente caricato in alcuni passaggi, ha anche trovato fuori dal teatro la sorpresa di un pantagruelico e insolito buffet offerto dagli sponsor della stagione teatrale “PrimaVera”, del direttore artistico Fabrizio Gifuni. 

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Tags: L’uomo semeLuceraSonia BergamascoTeatro Garibaldi
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