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Home - La resa del boss “Baffino”, a casa della moglie trovate valige già pronte

La resa del boss “Baffino”, a casa della moglie trovate valige già pronte

Di Redazione
25 Settembre 2017
in Cronaca
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“Nato e cresciuto nei boschi. Conosce il territorio come nessun altro”. Così i carabinieri hanno descritto Antonio Quitadamo detto “Baffino”, 42enne di Mattinata che si è consegnato ieri dopo un periodo di latitanza. L’uomo era sfuggito alla cattura il 14 luglio scorso. Poco prima dell’arrivo dei militari, infatti, si era allontanato facendo perdere le proprie tracce. Si sarebbe nascosto tra i boschi del Gargano ma al momento non ci sono elementi per provarlo. “Non sappiamo dove si sia rifugiato e se qualcuno l’abbia ospitato”, le parole del comandante provinciale dei carabinieri, Marco Aquilio, durante la conferenza stampa di questa mattina. Ma Quitadamo nelle ultime ore si sentiva braccato. Le perquisizioni incessanti, i rastrellamenti e la visita dei militari anche a casa della moglie – dove c’erano le valige già pronte – hanno costretto “Baffino” alla resa. Ieri, infatti, come anticipato dalla nostra testata, si è presentato in caserma a Mattinata col proprio avvocato, costituendosi. 

Durante la latitanza del boss, ritenuto “primula rossa” della zona, la moglie sarebbe stata vista più volte, quasi tutte le sere, recarsi in una lavanderia vicino casa con una strana busta in mano. I militari avrebbero focalizzato molto la propria attenzione anche su questo aspetto. Ieri mattina, infine, la visita ad alcuni pregiudicati locali che avrebbe stretto ancora di più il cerchio su “Baffino”. Da qui la decisione del pregiudicato di consegnarsi agli uomini dell’Arma.

“Dammi 1500 euro e la casa non si tocca”

L’arresto di Quitadamo scaturisce da una denuncia per tentata estorsione continuata. “Baffino” infatti, appartenente e referente su quel territorio del gruppo criminale riconducibile ai Romito, egemone sull’area garganica di Manfredonia, Mattinata e Vieste, al fine di procurare a sé un ingiusto profitto, con più azioni esecutive di un medesimo disegno criminoso, con minaccia consistita nel prospettare la commissione di ulteriori furti o danneggiamenti al proprietario di una villetta a Mattinata (località Tagliata, area ritenuta sotto il completo controllo della mala), ha posto in essere atti idonei e diretti in modo inequivoco a costringere la vittima a consegnargli dapprima la somma di 1.500 euro  al mese, rivolgendogli le parole: “…tu non hai capito! Sai che facciamo… facciamo una bella cosa, mi dai 1.500 euro e la casa non si tocca”, e, successivamente, a seguito di un ulteriore furto all’interno della villetta, gli rivolgeva le seguenti parole: “tu non la vuoi capire, tu sei montanaro e noi qui siamo mattinatesi, tu ci devi pagare!… va bene allora facciamo 500 euro al mese… vedi che ti conviene”, non riuscendo nel proprio intento per cause indipendenti dalla propria volontà e, nello specifico, per la ferma intenzione della vittima di non cedere alle richieste estorsive. “Un modo prepotente di imporsi forte del nome dei Romito”, ha detto Aquilio. 

Le attività investigative svolte dall’Arma avevano quindi consentito, in breve tempo, di circostanziare le responsabilità di Quitadamo in merito ai fatti contestatigli. Innanzitutto l’escussione di persone informate sui fatti aveva permesso di rendere ancor più solide le gravi accuse mosse nei confronti del pregiudicato mattinatese. Ulteriori conferme erano state poi acquisite con una serie di perquisizioni domiciliari presso le residenze degli appartenenti alla famiglia di “Baffino” dove era stata trovata, tra le altre cose, una caldaia, dotata di un numero di matricola, risultata essere stata asportata in uno dei tanti furti perpetrati proprio all’interno della villetta in questione. In pratica la casa della vittima era stata “spogliata” di tutto. Cucina e mobili asportati e trasferiti nelle abitazioni di amici e parenti del boss.

Il metodo criminale utilizzato dal pregiudicato è quello tipico del controllo criminale del territorio. La vittima veniva avvicinata con richieste estorsive – con la scusa di offrire “servizio di giardiniere” in masseria – al fine di garantirgli la protezione da furti e danneggiamenti, che nel frattempo venivano posti in essere su disposizioni dello stesso estorsore. Da un lato, quindi, la richiesta di denaro, dall’altro, eventualmente, la garanzia del perseguimento comunque di un vantaggio, dato dalla inevitabile perdita di valore del bene e dalla possibilità di acquisirlo nella propria sfera di controllo.

Quitadamo, elemento di spicco della criminalità garganica, contiguo alla famiglia Romito di Manfredonia, non è certo nuovo ad imputazioni estorsive. Spesso è stato coinvolto in operazioni di polizia che hanno avuto come obiettivo la criminalità operante sull’area Manfredonia – Mattinata – Vieste. Non ultimo, il 31 ottobre del 2016, era stato tratto in arresto su ordinanza di custodia cautelare proprio dai carabinieri di Manfredonia nell’ambito dell’operazione “Ariete” assieme agli altri componenti del gruppo criminale che si stava apprestando a dare l’assalto ad un furgone portavalori tra Mattinata e Vieste, in un tratto stradale rientrante proprio nel territorio sotto il controllo dei Quitadamo. 

Alla luce degli elementi raccolti dall’Arma, sottoposti al vaglio dell’Autorità Giudiziaria, nessun dubbio quindi è emerso circa la configurabilità del delitto di estorsione tentata continuata. Le modalità del fatto, poi, e la personalità criminale di “Baffino”, già gravato da numerosi precedenti, anche specifici, ne attestano una capacità delinquenziale che già di per sè sola basta a fondare un concreto pericolo di reiterazione criminosa: determinazione, tenacia e perseveranza con le quali è stata condotta l’attività estorsiva, nella assoluta convinzione di poter contare sul silenzio di tutti, sono infatti stati ritenuti indicativi del suo spessore criminale.

Per questo motivo dallo scorso mese di luglio sono state incessanti le sue ricerche, rese ulteriormente più pressanti a seguito della formalizzazione, agli inizi di settembre, dello status di latitante e dall’impiego del personale dello Squadrone Eliportato Cacciatori di Sardegna, sin dal suo arrivo dedicato proprio alla zona di Mattinata. E anche ieri, fin dalla sera prima, proprio i Carabinieri Cacciatori hanno eseguito ancora una serie di perquisizioni e rastrellamenti all’interno del comune garganico nei confronti di persone vicine al ricercato, con una vera e propria cinturazione del Comune. La pressione, così prolungata, delle ricerche, che hanno coinvolto tutto l’entourage, criminale e no, di “Baffino” lo ha quindi portato alla resa. 

Condotto presso il Comando della Compagnia Carabinieri di Manfredonia, al termine delle formalità il Quitadamo è finito nel carcere di Foggia, a disposizione dell’autorità giudiziaria mandante.

Tags: Antonio QuitadamocarabinierigarganomafiaMattinata
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