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Home - Usura a Foggia, patteggia ed è libero il fruttivendolo arrestato nell’operazione “Sabbie”

Usura a Foggia, patteggia ed è libero il fruttivendolo arrestato nell’operazione “Sabbie”

Di Francesco Pesante
20 Ottobre 2017
in Cronaca
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di FRANCESCO PESANTE

Patteggiamento per Fabio Caggiano, fruttivendolo foggiano del mercato Rosati che ad agosto scorso fu arrestato per usura ed estorsione ai danni del titolare di un pub del centro cittadino. Tassi usurari spaventosi, secondo l’indagine della Guardia di Finanza che nell’operazione “Sabbie” raccontò delle esose richieste dell’uomo. Caggiano, incensurato, nelle scorse ore ha patteggiato 2 anni col beneficio della sospensione condizionale della pena ed è tornato in libertà.

L’uomo venne fermato dai finanzieri dopo aver incontrato la vittima che in quell’occasione, di comune accordo con gli investigatori, consegnò 11.800 euro a Caggiano (soldi falsi). Fu proprio il titolare del pub a svelare le estorsioni subìte anche se l’arrestato ha sempre respinto ogni accusa.

L’inchiesta

Il fruttivendolo, 37 anni, stando alle carte dell’inchiesta, avrebbe minacciato di morte un giovane imprenditore della città, costretto a cedere il pub (valutato 19mila euro) pur di soddisfare le pressanti richieste di Caggiano. Anni di inferno per la vittima, finita in una spirale senza uscita dopo aver ottenuto un prestito di 2mila euro dal suo aguzzino. “Ti taglio la testa, ti uccido – le minacce -. Se entro venerdì non mi porti i soldi, do fuoco a mezza città”. E ancora: “Non voglio più nulla, voglio solo abbracciarti così forte da toglierti il respiro, giuro”.

Un calvario cominciato nel 2013, quando la vittima chiese denaro a Caggiano per fronteggiare le spese di gestione del pub. Due anni dopo, grazie a un finanziamento regionale, l’imprenditore versò 9.500 euro al 37enne per far fronte al debito che nel frattempo era salito a 13mila euro. In seguito pattuì un pagamento mensile di rate da 500 euro senza riuscire a saldare il conto, elevatosi ulteriormente fino a 19mila euro. Fu così che arrivò a cedere il pub al suo aguzzino.

Poi l’imprenditore avrebbe ottenuto 5mila euro da Caggiano per aprire un’altra attività con l’accordo di restituire circa 2.500 euro di interessi e assumere il fruttivendolo come dipendente.

Ma la vittima non riuscì ad onorare il debito iniziando a subire minacce di morte dall’arrestato. Infine, l’aggressione e il pestaggio a fine luglio scorso a Parco San Felice. Intanto l’imprenditore aveva già denunciato il fruttivendolo. Infatti la Guardia di Finanza aveva disposto le intercettazioni, scaturite nel blitz di agosto scorso.

La difesa di Caggiano

L’arrestato si era difeso così davanti al gip del tribunale di Foggia, Elena Carusillo: “Non sono uno strozzino. Ho prestato soldi a un amico per aiutarlo e senza chiedere tassi d’interesse usurari”. Le minacce di morte? “Dovute al nervosismo del momento per la mancata restituzione del denaro”. Il gip, però, poco convinto dalla versione del fruttivendolo, aveva confermato la custodia cautelare in carcere.

Tags: Fabio CaggianoFoggiaGuardia di Finanzaoperazione Sabbie
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