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Home - Lavoratori della Diomede sull’orlo di una crisi di nervi, rischiano il posto in 33. Miglio va dal prefetto

Lavoratori della Diomede sull’orlo di una crisi di nervi, rischiano il posto in 33. Miglio va dal prefetto

Di Paola Lucino
6 Marzo 2015
in Economia
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La convenzione tra Provincia e società in house Diomede scade il prossimo 31 marzo. Oggi i 33 lavoratori della srl si sono recati in consiglio provinciale per capire il loro futuro mentre l’ente intermedio, com’è noto, fa i conti con la riduzione del 50% delle spese rispetto al 2014. Il consiglio è stato rimandato perché non c’era il numero legale e gli addetti ai musei, osservatorio turistico ed info-point colgono l’ennesima occasione per fare sentire la loro voce.

Margherita Timo lavora in Provincia dal 1997, da ex Lsu è stata inserita nella Diomede nel 2002, in tredici anni il lasso di tempo delle convenzioni è andato riducendosi fino a proroghe di due o tre mesi. La fine di marzo incombe e il loro posto a tempo indeterminato è a rischio. “Parliamo di stipendi che vanno da 450 euro ad un massimo di 800, nemmeno queste grandi cifre. Negli anni ci hanno fatto solo promesse”. Si parla da anni di internalizzazione della Diomede, le proroghe sono state concesse nella prospettiva di cercare soluzioni per una società cui, alla fine della fiera, non resta che pagare gli stipendi. 

Margherita Timo: “A chi compete la cultura?”

Miglio e Cusmai
Miglio e Cusmai

Il presidente Francesco Miglio martedì prossimo incontrerà il prefetto Maria Tirone per discutere della questione, il vicepresidente Rosario Cusmai si recherà a Roma per capire quale sorte tocchi a società partecipate al 100% dall’ente intermedio in via di sparizione e alle prese con i problemi del personale da ricollocare (ma ciò non vale per i dipendenti della Diomede). Questo è l’ultimo aggiornamento sul destino della società in house che sperava nel consiglio provinciale del 5 marzo scorso: “Avrebbe dovuto tenersi a Palazzo Dogana un consiglio monotematico sul nostro caso. Miglio – continua Margherita Timo – ci aveva preannunciato anche un tavolo tecnico per affrontare la questione con i dirigenti ma non c’è stato, ci hanno detto che il prossimo 17 marzo hanno appuntamento alla Corte dei conti per avere delle risposte, il 31 marzo è arrivato, se liquidano la società per noi è finita”.

Sono tre i musei in cui lavorano in città (Storia naturale, Museo del Territorio, Museo interattivo delle Scienze chiuso da due anni) più l’osservatorio turistico e l’infopoint, con visite di scolaresche. Sono 2000 gli alunni visitatori già prenotati per marzo, aprile e maggio 2015. “Il presidente Miglio ha detto che ci avrebbe dato una proroga, la disponibilità politica c’è, bisogna capire le questioni tecniche. Il problema è che nessuno si assume la responsabilità nell’attesa di definire le competenze, allora non ci deve essere nessuna programmazione, tutti i contenitori culturali devono chiudere. Noi sentiamo sempre la stessa tarantella, “ci dovevano pensare quelli di prima, poi è arrivata la spending review…”.

In bilico anche la biblioteca Magna Capitana

Con la legge Delrio è chiaro che le competenze sulla cultura non riguardano più la Provincia, in quest’ottica rischiano, per esempio, la biblioteca Magna Capitana di Foggia e altri poli regionali per cui sono già state attivate petizioni online e interrogazioni dell’opposizione in consiglio. Le Regioni, cui spetta occuparsene, nel frattempo non hanno alcun atto legislativo o norma a riguardo. “Non si sa a chi competa la cultura e qualcuno fa il furbetto… noi siamo una spesa consolidata nel costo del personale alla Provincia”. 600-800 mila euro l’anno per pagare 33 lavoratori, di cui 31 con contratto a tempo indeterminato. Nel caos che regna in questa fase, gli amministratori chiedono lumi al Ministero, alla Corte dei conti, alla Regione.

Tags: Biblioteca Magna CapitanacapitanataDiomedefrancesco migliolavoroMaria TironeProvincia di Foggia
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