Diventano definitive le condanne per il tentato omicidio dell’imprenditore edile foggiano Antonio Fratianni. La Corte di Cassazione ha infatti confermato sostanzialmente la sentenza emessa dalla Corte d’appello di Bari, intervenendo soltanto sul calcolo delle pene per quattro imputati e rigettando nel resto tutti i ricorsi.
Secondo il dispositivo, la Suprema Corte ha annullato senza rinvio la sentenza limitatamente alla rideterminazione del trattamento sanzionatorio nei confronti di Giuseppe Sonnino e Giovanni Consalvo, estendendo gli effetti anche a Antonio Lanza e al padre 68enne Mario Lanza. Per loro sono state lievemente ridotte le pene: Sonnino passa a 6 anni, 7 mesi e 10 giorni di reclusione; Consalvo a 5 anni, un mese e 10 giorni; Antonio Lanza a 4 anni, 9 mesi e 10 giorni; Mario Lanza a 4 anni, 5 mesi e 10 giorni.
La Cassazione ha invece rigettato integralmente il ricorso di Emiliano Francavilla, 47enne boss foggiano, confermando definitivamente la condanna inflitta in appello a 8 anni e 8 mesi di reclusione. Il ricorso è stato respinto con condanna al pagamento delle spese processuali.
La sentenza d’appello ora definitiva
La Corte d’appello di Bari aveva riconosciuto Emiliano Francavilla, ritenuto esponente di spicco del clan Sinesi-Francavilla, colpevole del tentato omicidio di Antonio Fratianni, condannandolo a 8 anni e 8 mesi di carcere.
Nello stesso processo erano stati condannati anche Giovanni Consalvo, genero di Francavilla, Giuseppe Sonnino, Antonio Lanza e Mario Lanza. Il procuratore generale aveva chiesto pene più severe rispetto a quelle poi inflitte dai giudici baresi, mentre in primo grado le condanne oscillavano tra i 7 e i 12 anni.
Il piano per uccidere Fratianni
Nel corso del processo Emiliano Francavilla aveva ammesso le proprie responsabilità, spiegando di aver progettato di uccidere l’imprenditore per vendicare il ferimento del nipote.
“Quello ha sparato a mio nipote, volevo vendicarmi”, aveva dichiarato davanti ai giudici.
Il riferimento è alla sparatoria del 2 marzo 2022 a Nettuno, in provincia di Roma, nella quale Antonio Fratianni, a sua volta condannato per quei fatti, ferì Antonello Francavilla, fratello maggiore di Emiliano, che si trovava agli arresti domiciliari, e il figlio minorenne. L’episodio sarebbe maturato, secondo l’accusa, nell’ambito di un contenzioso legato a un prestito di 600mila euro destinato a investimenti immobiliari a Foggia.
Il blitz della squadra mobile evitò l’agguato
Secondo quanto ricostruito dagli investigatori, il piano prevedeva di colpire Antonio Fratianni nei pressi del casello autostradale di Foggia.
L’agguato, però, non fu mai portato a termine grazie all’intervento della squadra mobile, che riuscì ad anticipare le mosse del gruppo attraverso un’articolata attività investigativa basata su intercettazioni, pedinamenti e servizi di osservazione.
Con la decisione della Cassazione si chiude così il procedimento, rendendo definitive le responsabilità penali accertate nei confronti degli imputati, con l’unica modifica relativa alla rideterminazione delle pene per quattro di loro.











