È stato un confronto lungo e dai toni accesi quello andato in scena nel Consiglio regionale della Puglia, riunito in seduta monotematica per discutere dello stato della sanità pubblica. Al centro del dibattito il disavanzo del sistema sanitario regionale, l’aumento dell’addizionale Irpef e le prospettive di rilancio del servizio sanitario pugliese.
Da una parte le forze di opposizione hanno denunciato una gestione ritenuta fallimentare della sanità regionale; dall’altra la maggioranza e la Giunta hanno ricondotto le difficoltà al progressivo sottofinanziamento del Fondo sanitario nazionale e all’aumento strutturale dei costi.
L’opposizione: “Serve un’operazione verità”
Ad aprire il confronto è stato il capogruppo di Fratelli d’Italia, Paolo Pagliaro, primo firmatario della richiesta di convocazione del Consiglio monotematico.
Secondo l’opposizione, la Regione sarebbe priva di una strategia complessiva sulla sanità. Pagliaro ha chiesto una vera e propria “operazione verità” sulle criticità accumulate negli ultimi vent’anni, evidenziando come il 2025 rappresenti “il punto più basso” della sanità pugliese, con un disavanzo che, a suo giudizio, ricadrà sui cittadini attraverso l’aumento dell’Irpef e il reperimento di ulteriori risorse dal bilancio regionale.
Nel dibattito sono intervenuti anche i rappresentanti di Lega, Forza Italia e del gruppo Misto, insieme a numerosi consiglieri di minoranza, che hanno parlato di una sanità sulla quale viene impiegata circa l’85% delle risorse regionali senza che ciò si traduca, a loro avviso, in servizi adeguati ai cittadini.
La maggioranza: “Il problema è il sottofinanziamento nazionale”
Di diverso avviso gli interventi della maggioranza.
I capigruppo del Partito Democratico, Prossima, Per la Puglia e Movimento 5 Stelle hanno sostenuto che le difficoltà riguardano tutte le Regioni italiane, attribuendo il disavanzo soprattutto alla riduzione dell’incidenza della spesa sanitaria sul Prodotto interno lordo e all’insufficienza delle risorse trasferite dallo Stato rispetto all’aumento dei costi.
Nel corso del dibattito è stato ricordato come la spesa sanitaria continui a crescere a un ritmo superiore rispetto ai finanziamenti statali e come anche la Fondazione Gimbe abbia evidenziato un fabbisogno nazionale ben superiore alle risorse oggi disponibili.
Pentassuglia: “Il disavanzo è di 349 milioni, non 369”
Nella replica, l’assessore regionale alla Sanità Donato Pentassuglia ha contestato diversi dati richiamati dall’opposizione, parlando di ricostruzioni “superficiali e demagogiche”.
L’assessore ha precisato che il disavanzo della sanità pugliese per il 2025 ammonta a 349.025.974 euro, e non a 369 milioni, ricordando anche gli squilibri registrati negli anni precedenti.
Pentassuglia ha poi illustrato gli interventi in corso, tra cui la riduzione delle liste d’attesa, la rimodulazione delle Case di comunità, che dovrebbero passare da 121 a 126, e il lavoro sui temi dell’assistenza domiciliare, della salute mentale, dell’autismo e delle strutture sociosanitarie.
Decaro: “I costi crescono più delle risorse”
A chiudere il dibattito è stato il presidente della Regione Antonio Decaro, che ha ricondotto la situazione al progressivo squilibrio tra l’aumento della spesa sanitaria e i finanziamenti statali.
Secondo Decaro, nel 2025 la spesa sanitaria nazionale ha raggiunto 141 miliardi di euro a fronte di un Fondo sanitario nazionale fermo a 136 miliardi.
Il presidente ha inoltre ricordato che diverse Regioni italiane presentano disavanzi sanitari e hanno adottato misure fiscali analoghe, respingendo l’idea che la Puglia rappresenti un caso isolato. Ha quindi rivendicato i risultati raggiunti sui Livelli essenziali di assistenza, con la Puglia al nono posto nella classifica nazionale e prima tra le Regioni del Mezzogiorno.
Assunzioni, farmaci e mobilità sanitaria
Nel suo intervento Decaro ha illustrato anche le principali voci che hanno inciso sul disavanzo: l’aumento del costo del personale, con oltre 2.300 assunzioni effettuate tra medici, infermieri e operatori sanitari, la crescita della spesa farmaceutica per medicinali innovativi e oncologici, l’incremento dei costi per dispositivi medici e sociosanitari e la mobilità passiva, che continua a pesare per circa 345 milioni di euro.
Quanto all’aumento dell’addizionale Irpef, il presidente ha ribadito che l’intervento interesserà in misura diversa le varie fasce di reddito e che oltre il 72% dei contribuenti rientra nelle fasce meno penalizzate.
In conclusione, Decaro ha invitato tutte le forze politiche ad affrontare insieme una situazione definita “complessa”, rilanciando la proposta di un confronto comune con il Governo nazionale sul finanziamento della sanità e sugli accordi tra Regioni in materia di mobilità sanitaria.



















