Potrebbe essere la stessa organizzazione criminale, composta prevalentemente da foggiani e cerignolani, ad aver organizzato sia l’assalto al portavalori avvenuto il 5 gennaio scorso sull’autostrada A14, nei pressi di Ortona, in provincia di Chieti, sia il tentativo di rapina sventato dalla Polizia il 18 marzo nelle campagne di Vignola, vicino Modena, dove nel mirino c’era un blindato della Battistolli che trasportava lingotti d’oro sull’A1 per un valore di circa 7 milioni e 400mila euro.
Secondo quanto riportato dalla Gazzetta del Mezzogiorno, è questa l’ipotesi investigativa su cui stanno lavorando le Direzioni distrettuali antimafia di Bologna e dell’Aquila, che hanno chiesto ai rispettivi giudici per le indagini preliminari di coordinarsi per disporre un incidente probatorio finalizzato all’analisi delle impronte digitali e del Dna rinvenuti sul materiale sequestrato nelle due inchieste.
Le indagini delle due Dda convergono
Gli indagati complessivi sono 48. Diciassette sono coinvolti nell’inchiesta sul colpo sventato nel Modenese, mentre trentuno rispondono delle accuse relative all’assalto al portavalori compiuto nei pressi di Ortona. Di questi ultimi fanno parte anche i 17 già coinvolti nell’indagine emiliana, circostanza che rafforza l’ipotesi di un’unica organizzazione dietro entrambe le azioni criminali.
L’incidente probatorio servirà ad accertare l’eventuale presenza di tracce biologiche e impronte sugli oggetti sequestrati, consentendo un confronto con il profilo genetico degli indagati prima dell’eventuale processo.
L’assalto sventato ai lingotti d’oro
Il collegamento tra le due vicende era già emerso durante il blitz del 18 marzo scorso nelle campagne di Vignola.
Proprio indagando sulla rapina da 400mila euro consumata a gennaio in Abruzzo, gli investigatori avevano concentrato l’attenzione su un gruppo composto da soggetti originari soprattutto di Cerignola e Foggia. Attraverso intercettazioni, pedinamenti e l’impiego di droni, la Polizia riuscì a localizzare il covo del gruppo e ad intervenire poco prima dell’assalto.
In quell’occasione furono arrestate in flagranza 14 persone; altre tre vennero raggiunte successivamente da ordinanza di custodia cautelare.
Nel corso dell’operazione furono sequestrati sette fucili Kalashnikov, nove caricatori, due ordigni esplosivi con miccia destinati ad aprire il portellone del blindato, sei taniche di benzina per incendiare veicoli e bloccare l’autostrada, quattro secchi pieni di chiodi da disseminare sull’asfalto, otto auto e furgoni rubati, un jammer per disturbare le comunicazioni telefoniche, una sega circolare, tre giubbotti antiproiettile, undici telefoni cellulari e numerosi passamontagna e indumenti.
L’assalto da 400mila euro vicino Ortona
L’altro episodio risale al 5 gennaio 2026, quando un commando armato assaltò un portavalori sull’A14 nei pressi di Ortona, riuscendo a impossessarsi di circa 400mila euro.
Anche in questo caso i rapinatori utilizzarono armi da guerra ed esplosivi per aprire il mezzo blindato.
La Dda dell’Aquila ha chiesto ora di effettuare accertamenti su bossoli, cartucce inesplose, sulla piastra utilizzata per applicare l’esplosivo al portellone del furgone portavalori, su una ricetrasmittente, sui tagliandi autostradali rinvenuti su una delle vetture del commando, oltre che su bombolette spray, bottiglie e sul telefono cellulare recuperato dalla Polizia dopo la fuga dei rapinatori.
Chi sono gli indagati
Per il tentativo di rapina sventato nel Modenese risultano coinvolti diciassette indagati, tra cui otto cerignolani, tre foggiani e un sanseverese.
Tra gli arrestati figurano i fratelli foggiani Luigi Perdonò e Antonio Perdonò, Andrea Baratto di Foggia, i cerignolani Rocco Prudente, Paolo Schiavulli, Giuseppe Bruno, Matteo Cannone, Antonio Sciusco e Antonio Casamassima, il sanseverese Carmine Delli Calici, gli albanesi Emiliano Smakai, Jurgen Xhixha e Alban Zabel, oltre al salernitano Carmine Di Benedetto, residente nel Modenese, ritenuto proprietario del fondo agricolo utilizzato come base logistica.
Nell’inchiesta sull’assalto di Ortona risultano inoltre indagate altre quattordici persone: Matteo Calvio, Francesco Da Bellonio, Matteo Carosiello, Francesco Sforza, Nicola Cannone, Gerardo Abatino, Ruggiero Antonini, Antonio Calvio, Maria Calvio, Cosma Mancino, Francesco Mancino, Marco Di Mare, Massimiliano Monacelli ed Eustachio Frangione.
Le indagini sono ancora in corso e la posizione di tutti gli indagati dovrà essere valutata nelle successive fasi del procedimento, nel rispetto della presunzione di innocenza.











