Una struttura criminale organizzata, con due basi operative tra Foggia e Napoli, capace di mettere a segno sofisticate truffe informatiche, falsificare assegni e documenti, riciclare il denaro e colpire cittadini e compagnie assicurative in tutta Italia. È quanto hanno ricostruito la Procura della Repubblica di Foggia e la Polizia Postale, che hanno eseguito 20 misure cautelari nei confronti di altrettanti indagati: 9 in carcere, 9 agli arresti domiciliari e 2 con obbligo di dimora.
L’organizzazione, secondo gli investigatori, avrebbe movimentato oltre 700mila euro attraverso una fitta rete di frodi informatiche e riciclaggio. Grazie all’attività investigativa e alla collaborazione con banche e compagnie assicurative è stato inoltre possibile bloccare ulteriori operazioni illecite, recuperando circa 400mila euro.
Il procuratore: “Lo Stato c’è anche contro la criminalità che colpisce la vita quotidiana”
Presentando l’operazione, il procuratore della Repubblica di Foggia, Enrico Infante ha sottolineato come l’azione investigativa confermi l’impegno della magistratura non solo contro la criminalità organizzata tradizionale, ma anche contro quei reati che incidono direttamente sulla vita dei cittadini.
L’inchiesta ha individuato un’associazione per delinquere “bicefala”, con un vertice nel Napoletano e uno nel Foggiano. La competenza territoriale è stata attribuita alla Procura di Foggia perché proprio nel capoluogo dauno, secondo l’accusa, veniva commesso il reato più grave: il riciclaggio dei proventi delle truffe.
Tra gli indagati figurano sia persone con precedenti penali sia incensurati, tra cui un dipendente di una compagnia assicurativa ritenuto dagli investigatori una figura chiave nel sistema fraudolento.
Due sistemi di truffa: phishing e frodi assicurative
Le indagini hanno fatto emergere due distinti filoni operativi.
Il primo riguardava il phishing. Le vittime venivano contattate telefonicamente da falsi operatori bancari o sedicenti appartenenti alle forze dell’ordine. Facendo leva sul timore di presunte operazioni sospette sui conti correnti, i truffatori convincevano le persone a trasferire il denaro su conti indicati come “sicuri”, ma in realtà controllati dall’organizzazione.
Il secondo filone era rappresentato dalle frodi alle compagnie assicurative. Secondo gli investigatori, grazie alla complicità di un dipendente infedele, il gruppo otteneva informazioni riservate sui sinistri in fase di liquidazione, falsificava documenti e assegni e incassava risarcimenti destinati ai legittimi beneficiari.
Napoli falsificava, Foggia riciclava il denaro
L’organizzazione aveva una precisa ripartizione dei compiti.
Il gruppo napoletano sarebbe stato specializzato nella produzione di documenti falsi, assegni contraffatti e altra documentazione necessaria per realizzare le truffe. Il gruppo foggiano, invece, avrebbe curato l’apertura dei conti correnti utilizzati per movimentare il denaro e le successive operazioni di riciclaggio.
Nel corso delle perquisizioni gli investigatori hanno sequestrato computer, smartphone, software professionali e stampanti utilizzate, secondo l’accusa, per falsificare rapidamente assegni e documenti.
“Il cybercrime è la terza economia mondiale”
Nel corso della conferenza stampa il direttore del Servizio Centrale della Polizia Postale, Ivano Gabrielli ha evidenziato come il cybercrime rappresenti oggi una delle principali minacce economiche a livello globale.
“Non parliamo di semplici truffe, ma di criminalità organizzata ad alta specializzazione tecnologica”, è stato spiegato, sottolineando come reati di questo tipo non colpiscano soltanto il patrimonio delle vittime, ma minino anche la fiducia dei cittadini nei sistemi di home banking e nei servizi finanziari digitali.
Decisiva la collaborazione di banche e assicurazioni
Un elemento ritenuto determinante dagli investigatori è stata la collaborazione fornita da dirigenti di istituti bancari, uffici postali e compagnie assicurative.
Le loro segnalazioni hanno consentito di individuare tempestivamente diverse operazioni sospette, permettendo di bloccare ulteriori truffe senza compromettere il prosieguo delle indagini.
Secondo gli investigatori, il gruppo operava su scala nazionale e utilizzava anche altri metodi ormai diffusi, come la cosiddetta truffa del “falso figlio”, nella quale le vittime vengono indotte a effettuare bonifici o pagamenti urgenti a favore di sedicenti familiari in difficoltà.
L’inchiesta prosegue ora con l’analisi del materiale informatico sequestrato, che potrebbe consentire di individuare ulteriori episodi e altre eventuali persone coinvolte.










