L’Università di Foggia ritira il bando per la ristrutturazione, rifunzionalizzazione e cambio di destinazione d’uso dell’ex Caserma Miale. La decisione è stata assunta all’unanimità dal Consiglio di Amministrazione nella seduta straordinaria del 23 giugno 2026, al termine di un percorso istruttorio complesso, nato dai rilievi formulati dall’ANAC e rafforzato dal parere dell’Avvocatura Distrettuale dello Stato di Bari.
L’intervento riguarda uno degli immobili più importanti nel piano di sviluppo edilizio dell’Ateneo: la ex Caserma Miale, situata in piazzale Italia, edificio sottoposto a vincolo ai sensi del Codice dei beni culturali. Il progetto era stato ammesso a finanziamento dal Ministero dell’Università e della Ricerca per 12,686 milioni di euro e prevedeva una gara da oltre 17 milioni di euro, comprensiva di lavori e progettazione esecutiva. Alla procedura avevano partecipato 28 operatori economici, ma le offerte tecniche ed economiche non erano ancora state aperte.
Il nodo dei rilievi ANAC
La vicenda nasce da una segnalazione della Fondazione Architetti e Ingegneri Liberi Professionisti iscritti a Inarcassa. Da quella segnalazione l’ANAC ha avviato un’istruttoria, evidenziando diversi profili critici nella documentazione di gara. Secondo quanto ricostruito nel corso dell’istruttoria, le osservazioni riguardavano in particolare la carenza degli elaborati strutturali per alcune opere di demolizione e ricostruzione, il livello progettuale posto a base di gara, la congruità dei corrispettivi per la progettazione, l’assenza delle planimetrie sulle interferenze con i pubblici servizi, il mancato svolgimento della Conferenza dei Servizi e i requisiti di qualificazione dei professionisti per la componente strutturale. L’Ateneo aveva inizialmente risposto attraverso il Responsabile unico del progetto, sostenendo l’adeguatezza del livello di progettazione e richiamando la natura di un progetto di fattibilità tecnico-economica “rafforzato”. Tuttavia, nella successiva nota di definizione, l’Autorità ha confermato i rilievi e ha invitato l’Università ad assumere le determinazioni conseguenti.
Il parere dell’Avvocatura dello Stato
A pesare sulla decisione finale è stato soprattutto il parere dell’Avvocatura Distrettuale dello Stato di Bari. L’Avvocatura ha evidenziato la necessità di conformare l’operato dell’amministrazione e gli atti della procedura alle osservazioni dell’ANAC. Secondo il parere acquisito dall’Ateneo, un eventuale proseguimento della gara senza recepire i rilievi dell’Autorità avrebbe esposto l’Università alla possibile impugnazione degli atti sia da parte dell’ANAC sia da parte degli operatori economici non risultati aggiudicatari, con il concreto rischio di richieste risarcitorie e di ulteriori contenziosi. È questo il punto che ha spinto il Consiglio di Amministrazione a fermare la procedura prima che la gara entrasse in una fase più avanzata. Le buste tecniche ed economiche erano ancora chiuse e non era stata adottata alcuna proposta di aggiudicazione. Per l’Ateneo, dunque, il ritiro degli atti non costituisce una revoca o un annullamento d’ufficio, ma un atto di ritiro endoprocedimentale, adottato quando la procedura non aveva ancora prodotto posizioni giuridiche consolidate in favore dei concorrenti.
Il finanziamento ministeriale non viene perso
Uno dei rischi principali riguardava la possibile perdita del finanziamento ministeriale. Per questo l’Università ha chiesto al Ministero dell’Università e della Ricerca se l’eventuale rinnovo della procedura di gara potesse incidere sulle risorse già assegnate. La risposta del Ministero è stata rassicurante. Il MUR ha infatti comunicato che non sussistono i presupposti per revocare il finanziamento, purché l’Ateneo provveda tempestivamente a rimuovere le criticità segnalate dall’ANAC e aggiorni il cronoprogramma dell’intervento. Nel frattempo il progetto è stato inserito anche nel Patto Sistema Universitario Pugliese “Open Apulian University”, che prevede ulteriori 10 milioni di euro destinati alla possibile copertura della quota di cofinanziamento a carico dell’Ateneo.
La gara sarà completamente riscritta
Con la delibera approvata all’unanimità, il Consiglio di Amministrazione ha dichiarato improcedibile la procedura e disposto il ritiro del bando, del disciplinare, del capitolato speciale d’appalto e di tutti gli atti collegati alla gara per l’ex Caserma Miale.
Ora il Responsabile unico del progetto dovrà avviare con urgenza il processo di integrazione e adeguamento del progetto e della futura procedura. Sarà necessario completare gli elaborati strutturali mancanti, adeguare il progetto ai contenuti richiesti dal nuovo Codice dei contratti pubblici, integrare le planimetrie delle interferenze con i pubblici servizi, convocare preventivamente la Conferenza dei Servizi, rivedere i corrispettivi della progettazione, aggiornare il computo metrico al nuovo prezziario regionale delle opere pubbliche della Puglia e predisporre una nuova documentazione di gara. Solo dopo questi adempimenti sarà possibile pubblicare un nuovo bando.
Una scelta per evitare ricorsi e garantire la stabilità dell’opera
La scelta dell’Università viene motivata come una misura necessaria per tutelare l’interesse pubblico. Non uno stop al progetto, dunque, ma una ripartenza obbligata per evitare che eventuali vizi della procedura possano compromettere tempi, finanziamenti e realizzazione dell’intervento. Il Consiglio sottolinea come la prosecuzione della gara, nonostante i rilievi dell’ANAC e il parere dell’Avvocatura dello Stato, avrebbe esposto l’amministrazione a un rischio concreto di impugnazioni, con possibili conseguenze anche sul piano economico e sulla tempistica dell’opera. Il ritiro degli atti viene quindi considerato la soluzione più prudente per assicurare una futura procedura pienamente conforme alla normativa, salvaguardare i finanziamenti pubblici già ottenuti e garantire la stabilità dell’intervento. L’ex Caserma Miale resta dunque al centro della strategia di sviluppo dell’Università di Foggia. Cambia però il percorso amministrativo: prima sarà necessario completare e correggere il progetto, poi aggiornare il cronoprogramma e infine pubblicare una nuova gara, con l’obiettivo di realizzare l’opera su basi tecniche e giuridiche ritenute pienamente solide.











