Si chiamava Gabriele Belluoccio il detenuto che si è tolto la vita nel carcere di Borgo San Nicola, a Lecce, segnando il sesto suicidio registrato nell’istituto penitenziario salentino in poco più di due mesi.
Belluoccio era tra i principali imputati dell’inchiesta sul presunto traffico di sostanze stupefacenti che, secondo l’accusa, tra febbraio e giugno del 2023 avrebbe alimentato un vasto giro di cocaina, hashish e marijuana tra Cerignola e i comuni limitrofi.
Proprio nei giorni scorsi la Corte d’Appello di Bari aveva riformato la sentenza di primo grado, riducendo la sua condanna da 8 anni e 10 mesi a 8 anni di reclusione, confermandogli comunque la pena più elevata tra gli imputati coinvolti nel procedimento.
Secondo l’accusa, il gruppo avrebbe effettuato complessivamente 185 cessioni di droga, utilizzando un linguaggio in codice nelle conversazioni intercettate e avvalendosi di due presunte basi operative per lo spaccio. Nel corso delle indagini i carabinieri eseguirono sei arresti in flagranza, denunciarono otto persone e sequestrarono circa due chilogrammi tra cocaina, hashish e marijuana, oltre a denaro contante.
L’allarme dei sindacati
Dopo l’ennesimo suicidio è intervenuto il segretario generale del Sindacato di Polizia Penitenziaria, Aldo Di Giacomo, parlando di una situazione ormai “di grave emergenza”.
“È il sesto suicidio di un detenuto nel carcere di Lecce nel giro di un paio di mesi. Complessivamente si contano 32 suicidi ai quali si aggiungono 78 decessi dovuti ad altre cause. Numeri che smentiscono l’affermazione del ministro secondo cui si è sotto la media”, afferma Di Giacomo.
Il sindacalista torna a chiedere interventi immediati, sostenendo che non servano nuove commissioni di studio ma misure concrete: “Occorre realizzare negli istituti uno sportello di assistenza psicologica e aumentare il numero di medici e assistenti sociali”. Tra le categorie maggiormente esposte al rischio suicidario indica gli under 40, i detenuti alla prima esperienza carceraria, gli stranieri, i tossicodipendenti e le persone affette da disturbi psichici.
Secondo Di Giacomo, il quadro è aggravato dalla cronica carenza di personale sanitario, spesso vittima di aggressioni e minacce, e dal persistente sovraffollamento degli istituti penitenziari.
“Non c’è più tempo da perdere”
Sulla vicenda è intervenuto anche il segretario regionale pugliese del CNPP-SPP, Ruggiero Damato, che parla di una situazione ormai al limite.
“La tragica sequenza di decessi nel carcere di Lecce riaccende i riflettori sulle enormi criticità della struttura di Borgo San Nicola e dell’intero sistema penitenziario. È urgente rivedere i modelli organizzativi e ripensare le misure di sicurezza e di supporto psicologico e sanitario all’interno dell’istituto. Non c’è più tempo da perdere: si sveglino i vertici regionali e nazionali”.













