La crisi del grano duro torna a far sentire il suo peso nelle campagne della Capitanata. A lanciare l’allarme è Donatella Caione, imprenditrice agricola con una lunga esperienza nel settore cerealicolo, che denuncia una situazione sempre più difficile per le aziende agricole del territorio.
“Negli anni Ottanta per una tazzina di caffè al bar bastava un chilo di grano, oggi invece ce ne vogliono sei. Il nostro grano duro viene pagato una miseria e così l’agricoltura muore. Ci lavoriamo un anno intero sperando nel meteo, affrontiamo costi di produzione alle stelle e alla fine ci offrono cifre che non coprono nemmeno le spese. Di questo passo abbandoneremo i campi”, afferma.
Le sue parole rappresentano il malcontento di centinaia di produttori agricoli della provincia di Foggia, alle prese con un mercato che continua a comprimere il valore del prodotto nonostante l’aumento generalizzato dei costi.
Costi elevati e ricavi insufficienti
Secondo gli operatori del settore, per riuscire almeno a pareggiare i costi di produzione sarebbe necessaria una resa media aziendale di almeno 40 quintali per ettaro. Un obiettivo raggiungibile con maggiore facilità in alcune aree del Centro Italia, come le Marche, ma molto più difficile da conseguire nelle regioni meridionali, dove le condizioni climatiche e ambientali rendono spesso più complessa la coltivazione.
A pesare ulteriormente sui bilanci delle aziende agricole è il prezzo di vendita del grano duro, che continua a rimanere ben al di sotto delle aspettative degli agricoltori.
Il ruolo della Commissione Unica Nazionale
Da alcuni mesi il prezzo del grano viene stabilito dalla Commissione Unica Nazionale (CUN), che si basa sui costi di produzione elaborati da Ismea. Tuttavia, secondo gli agricoltori, i parametri utilizzati non sarebbero più adeguati a rappresentare la situazione reale del comparto.
“Ismea in questi mesi ha tenuto presente la parte più bassa del range dei costi, circa 1.150 euro per ettaro. Ma nel frattempo ci sono stati ulteriori aumenti, aggravati anche dalle tensioni internazionali e dalla guerra nel Golfo. Oggi siamo ben oltre quella soglia e con i prezzi attuali non si riescono nemmeno a recuperare quei 1.150 euro”, spiega Caione.
“Per essere sostenibile servirebbero 50 euro al quintale”
Attualmente il prezzo del grano duro oscilla tra i 27 e i 28 euro al quintale, una cifra che secondo gli imprenditori agricoli non consente la sostenibilità economica delle aziende.
“Oggi un quintale di grano non supera le 27-28 euro. Per poter lavorare serenamente dovrebbe arrivare almeno a 50 euro al quintale. Ma è un’utopia”, conclude l’imprenditrice.
Una situazione che continua a preoccupare il settore primario della Capitanata, storicamente considerata il granaio d’Italia, e che rischia di tradursi nell’abbandono di numerosi terreni agricoli se non arriveranno interventi in grado di garantire una remunerazione più equa per chi produce.












