A quasi due anni dall’omicidio di Giacomo Mongiello, la Procura di Foggia e la squadra mobile ritengono di aver individuato il presunto autore dell’agguato costato la vita al 45enne foggiano. In carcere è finito Luca Ceglia, 43 anni, dipendente della Cartiera, arrestato su ordinanza del gip con l’accusa di omicidio volontario aggravato dalla premeditazione.
Mongiello venne raggiunto da due fucilate la sera del 2 agosto 2024 in via Sbano, nella zona di via Smaldone, a pochi passi dalla sua abitazione. Colpito al petto e a un braccio, morì due giorni dopo in ospedale a causa delle gravissime lesioni riportate.
Il Dna sul cappellino perso durante la fuga
Secondo gli inquirenti, il punto di svolta dell’indagine sarebbe rappresentato da alcune tracce biologiche rinvenute su un cappellino blu marca Dunlop che il killer avrebbe perso durante la fuga in bicicletta subito dopo il delitto.
La comparazione genetica avrebbe attribuito quelle tracce a Luca Ceglia. L’uomo, ascoltato dagli investigatori nei mesi successivi all’omicidio come persona informata sui fatti, aveva dichiarato di non conoscere Mongiello, di aver appreso della sua morte dai giornali e di non utilizzare più da tempo una bicicletta. In quella circostanza si era anche rifiutato di sottoporsi spontaneamente all’esame del Dna, successivamente disposto dall’autorità giudiziaria.
Per gli investigatori, il profilo genetico rappresenterebbe l’elemento più pesante a carico dell’indagato.
L’ipotesi dello scambio di persona
Tra le piste investigative emerge quella che appare la più inquietante. Mongiello potrebbe essere stato ucciso per errore.
Secondo una delle ricostruzioni formulate dagli inquirenti, la vittima sarebbe stata scambiata per un altro foggiano, indicato con le iniziali A.P., persona ritenuta molto vicina a Nicola Di Rienzo, il giovane ucciso a colpi di pistola il 27 novembre 2022 nei giardinetti di via Saragat.
A.P., stando alle risultanze investigative, avrebbe manifestato propositi di vendetta per quell’omicidio. Gli investigatori ipotizzano che Ceglia possa aver deciso di colpire preventivamente chi riteneva potesse rappresentare una minaccia per il figlio, finendo però per assassinare una persona che gli somigliava.
Gli altri due possibili moventi
La procura valuta anche altre due ipotesi. La prima è che Mongiello sia stato ritenuto indirettamente responsabile delle tensioni che avrebbero preceduto l’omicidio Di Rienzo, maturate secondo alcune ricostruzioni nell’ambiente dello spaccio di droga.
La seconda è che l’agguato fosse in realtà un messaggio intimidatorio rivolto proprio all’amico della vittima. Uccidendo Mongiello, il killer avrebbe voluto lanciare un avvertimento a chi meditava vendetta.
Si tratta, al momento, di scenari investigativi ancora in fase di approfondimento.
Il legame con l’omicidio Di Rienzo
Al centro delle ipotesi formulate dagli investigatori c’è anche la figura del figlio dell’indagato, Antonino Pio Ceglia, oggi ventunenne.
Quando aveva 17 anni venne arrestato per l’omicidio di Nicola Di Rienzo, avvenuto nel novembre 2022. Per quel delitto sta scontando una condanna a dieci anni di reclusione.
Secondo quanto emerso nel procedimento, il giovane si costituì subito dopo il delitto. Le indagini e il successivo processo hanno ricostruito un contesto caratterizzato da contrasti che sarebbero maturati nel mondo della droga.
Le immagini delle telecamere e la fuga
Gli investigatori hanno analizzato le registrazioni di diciotto sistemi di videosorveglianza.
La ricostruzione dell’accusa descrive un uomo in bicicletta elettrica, con il volto coperto da una maschera e un cappellino in testa, che avrebbe seguito Mongiello prima di aprire il fuoco.
Dopo gli spari il killer sarebbe fuggito perdendo il berretto. Avrebbe poi raggiunto il parco Volontari della Pace, dove si sarebbe cambiato d’abito. In quell’area la polizia ha recuperato alcuni indumenti sui quali sarebbero stati rilevati residui compatibili con l’esplosione di colpi d’arma da fuoco.
L’ultima immagine del presunto assassino sarebbe stata registrata da una telecamera nei pressi di via Saragat. Poco distante venne ritrovata una bicicletta completamente bruciata. Gli investigatori non hanno però ancora accertato se fosse quella utilizzata dall’autore dell’agguato.
Chi è Luca Ceglia
Luca Ceglia lavora come dipendente della Cartiera. Sui social network compare inoltre in fotografie scattate durante iniziative e manifestazioni riconducibili ad ambienti sindacali.
Nelle prossime ore sarà interrogato dal gip nell’ambito dell’udienza di garanzia. Gli inquirenti ritengono di aver raccolto un quadro indiziario grave e concordante, ma l’inchiesta prosegue per chiarire definitivamente il movente dell’omicidio.











