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Home - Far West dai Bruno a Foggia, tra i pistoleri anche “Stoppino”. Avrebbe tentato di uccidere il manfredoniano

Far West dai Bruno a Foggia, tra i pistoleri anche “Stoppino”. Avrebbe tentato di uccidere il manfredoniano

Nuovo sviluppo nell’inchiesta sul conflitto a fuoco del 29 aprile costato la vita a Stefano Bruno. Il "morettiano" Abbruzzese non fu solo presente ma avrebbe partecipato attivamente alla sparatoria

Di Redazione
20 Giugno 2026
in Apertura, Foggia
Saverio, Pasquale e Saverio Bruno e Francesco Abbruzzese

Saverio, Pasquale e Saverio Bruno e Francesco Abbruzzese

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Si allarga l’inchiesta sulla sanguinosa sparatoria avvenuta il 29 aprile scorso in via Cerignola, a Foggia, e culminata con la morte di Stefano Bruno e il ferimento del padre Pasquale, del fratello Saverio e di Giuseppe Robustella. Tra gli indagati compare ora anche Francesco Abbruzzese, 49 anni, conosciuto con il soprannome di “Stoppino” e ritenuto elemento di spicco del clan Moretti.

La novità emerge dagli ultimi accertamenti disposti dalla Procura di Foggia. Gli investigatori della squadra mobile hanno infatti notificato un avviso per un accertamento tecnico irripetibile relativo all’analisi del Dna su alcune tracce di sangue repertate sul luogo della sparatoria.

Secondo l’ipotesi investigativa, Abbruzzese avrebbe tentato di uccidere Robustella sparando almeno un colpo con un revolver calibro 38. Il proiettile avrebbe raggiunto il manfredoniano a una spalla e a un braccio senza però risultare mortale, consentendogli di allontanarsi.

La ricostruzione della sparatoria

La mattina del 29 aprile, nell’officina meccanica della famiglia Bruno, nel quartiere Quadrone delle Vigne, erano presenti Pasquale Bruno, il figlio Stefano e un cliente. Poco dopo sarebbe arrivato a piedi Robustella, chiedendo di parlare con Saverio Bruno.

Quest’ultimo, avvisato telefonicamente, avrebbe raggiunto il luogo insieme ad Abbruzzese. Secondo quanto ricostruito dagli investigatori attraverso testimonianze e immagini registrate dalle telecamere di videosorveglianza dotate anche di audio, alle 11.45 sarebbe stato esploso un primo colpo d’arma da fuoco. Subito dopo le telecamere avrebbero ripreso Stefano Bruno con una pistola in mano, mentre nei secondi successivi sarebbero stati esplosi altri dodici colpi.

Gli inquirenti ipotizzano che Robustella abbia fatto fuoco ripetutamente, forse dopo essere stato ferito. Una ricostruzione che resta ancora al vaglio degli investigatori.

Un morto e tre feriti

Nel conflitto a fuoco perse la vita Stefano Bruno. Il fratello Saverio Bruno rimase gravemente ferito, riportando una lesione al midollo spinale, mentre il padre Pasquale venne raggiunto da colpi d’arma da fuoco ma sopravvisse.

Anche Robustella riportò ferite a una spalla e a un braccio. Dopo essersi allontanato a piedi, riuscì a salire a bordo di una Lancia Musa, percorrendo però solo poche centinaia di metri prima di fermarsi a causa della perdita di sangue.

L’arresto di Robustella

Gli agenti della squadra mobile lo trovarono poco dopo all’interno dell’auto, ferito e ancora in possesso di una pistola Beretta calibro 9×21 detenuta illegalmente. Una consulenza balistica ha successivamente accertato che da quell’arma sarebbero partiti i colpi che hanno provocato la morte di Stefano Bruno e il ferimento degli altri due componenti della famiglia.

Robustella venne arrestato nell’immediatezza dei fatti per detenzione illegale di arma da fuoco e successivamente sottoposto a fermo con le accuse di omicidio e duplice tentato omicidio.

L’ipotesi del litigio per la droga

Tra i possibili moventi della sparatoria, gli investigatori stanno valutando anche un contrasto legato a una presunta cessione di sostanza stupefacente. Secondo quanto emerso nelle indagini, il confronto tra Giuseppe Robustella e i fratelli Bruno potrebbe essere nato dopo alcune contestazioni relative a una partita di cocaina che sarebbe stata ceduta nei giorni precedenti e ritenuta di pessima qualità. Sarebbe stato proprio questo dissidio a innescare l’incontro del 29 aprile nell’officina di famiglia in via Cerignola, degenerato poi nel violento conflitto a fuoco costato la vita a Stefano Bruno e culminato con il ferimento di altre tre persone.

Le indagini proseguono

La presenza di Abbruzzese sul luogo della sparatoria era stata accertata sin dalle prime ore successive ai fatti. Soltanto ora, però, il suo nome compare formalmente tra gli indagati per il tentato omicidio di Robustella.

Le indagini proseguono per chiarire con precisione dinamica, responsabilità e movente dello scontro armato che ha riportato al centro dell’attenzione uno degli episodi di sangue più gravi avvenuti negli ultimi mesi nel capoluogo dauno.

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