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Home - Omicidio Mongiello, arrestato un 43enne foggiano: svolta nelle indagini dopo quasi due anni dall’agguato

Omicidio Mongiello, arrestato un 43enne foggiano: svolta nelle indagini dopo quasi due anni dall’agguato

La Procura di Foggia e la Polizia di Stato hanno eseguito un'ordinanza di custodia cautelare nei confronti di Luca Ceglia. Decisivi il Dna rinvenuto su un cappellino e le testimonianze raccolte subito dopo il delitto di via Sbano

Di Redazione
19 Giugno 2026
in Apertura, Foggia
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A distanza di quasi due anni dall’omicidio di Giacomo Mongiello, l’uomo ucciso nell’agosto del 2024 in via Sbano a Foggia, arriva una svolta nelle indagini. Nelle prime ore della mattinata la Polizia di Stato ha arrestato e condotto in carcere Luca Ceglia, 43 anni, foggiano e incensurato, ritenuto il presunto responsabile dell’agguato mortale.

L’operazione è stata illustrata nel corso di una conferenza stampa dalla Procura di Foggia e dalla Polizia di Stato, che hanno ricostruito le fasi dell’indagine culminata con l’emissione della misura cautelare.

Le indagini e la prova del Dna

Secondo quanto emerso dagli accertamenti investigativi, un ruolo determinante sarebbe stato svolto dalle testimonianze raccolte nelle ore successive all’omicidio. Alcuni cittadini avrebbero infatti riferito agli investigatori di aver visto il presunto killer allontanarsi in bicicletta subito dopo il delitto e disfarsi di un cappellino lungo il percorso.

Quel dettaglio si è rivelato fondamentale per l’inchiesta. Gli investigatori sono riusciti a recuperare il copricapo e ad avviare gli accertamenti scientifici. Parallelamente, nei giorni successivi all’omicidio, venne rinvenuta una bicicletta completamente bruciata nelle vicinanze dell’abitazione dell’indagato.

Gli elementi raccolti hanno portato gli inquirenti a disporre il prelievo coatto del Dna di Ceglia. Gli esami genetici avrebbero poi confermato la corrispondenza tra il materiale biologico dell’uomo e quello rinvenuto sul cappellino recuperato dagli investigatori, rafforzando in maniera decisiva il quadro accusatorio.

L’appostamento e la fuga dopo gli spari

Ceglia avrebbe pianificato con cura le fasi del delitto, appostandosi presso un chiosco cittadino che si trova lungo la via dove è avvenuto l’omicidio e dove la vittima era solita fermarsi, almeno una ventina di minuti prima dell’agguato.

La sera dell’omicidio, come documentato dalle telecamere di videosorveglianza, il killer era a bordo di una bici elettrica e indossava abiti neri, un berretto con visiera ed una mascherina. Gli investigatori della squadra mobile, coordinati dalla Procura di Foggia, hanno ricostruito l’omicidio grazie alle dichiarazioni di circa sessanta persone, all’analisi delle celle telefoniche e all’acquisizione di 218 telecamere. Attraverso i video la polizia è riuscita a ricostruire i movimenti del presunto autore che durante la fuga, dopo il delitto, aveva gettato in un cassonetto della spazzatura il cappellino che indossava, poi recuperato da alcuni minori che per gioco lo avevano provato. Sul cappellino sono stati trovati residui di polvere da sparo ed è stato effettuato un lavoro di estrapolazione ed isolamento del dna di tutti i ragazzini che avevano maneggiato il berretto, riuscendo, così, ad individuare quello del 43enne.

Al 112, inoltre, pochi giorni dopo il delitto, era giunta anche una chiamata anonima durante la quale veniva indicato il 43enne come presunto autore.

Un movente ancora da chiarire

Secondo la ricostruzione degli investigatori, Ceglia avrebbe agito perché temeva possibili ritorsioni da parte della vittima. Si tratta tuttavia di un’ipotesi investigativa che necessita ancora di ulteriori approfondimenti.

Durante la conferenza stampa, gli inquirenti hanno sottolineato come sul movente non vi siano ancora certezze definitive. L’attività investigativa prosegue infatti per chiarire il contesto nel quale sarebbe maturato l’omicidio e comprendere le reali ragioni che avrebbero portato all’agguato.

Il possibile legame con il delitto Di Rienzo

Tra gli aspetti ancora al vaglio della Procura di Foggia vi è anche un possibile collegamento con un altro grave fatto di sangue avvenuto nel capoluogo dauno.

L’omicidio di Mongiello potrebbe infatti essere collegato all’uccisione di Nicola Di Rienzo, assassinato nel novembre del 2022 in un episodio riconducibile al traffico di sostanze stupefacenti. Al momento, tuttavia, gli investigatori mantengono il massimo riserbo sugli approfondimenti in corso e sulle eventuali connessioni tra i due casi.

L’arresto di Ceglia rappresenta una svolta significativa in un’indagine complessa che per lungo tempo ha impegnato gli investigatori nella ricerca del presunto responsabile dell’agguato consumato in via Sbano.

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Tags: arrestocronacaFoggiaGiacomo MongielloLuca CegliaNicola Di RienzoOmicidiopolizia di statoProcura di Foggiavia Sbano
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