Da simbolo dell’imprenditoria pugliese nel settore tecnologico a società impegnata in una delicata operazione di salvataggio. La C&C Spa, azienda barese che negli ultimi vent’anni ha costruito una rete di 130 punti vendita e centri assistenza in Italia e in diversi Paesi europei, ha avviato il percorso per affrontare una grave situazione finanziaria e tentare di preservare la continuità aziendale.
Come riferisce La Gazzetta del Mezzogiorno, la società controllata dalla famiglia Gigli ha depositato nei giorni scorsi al Tribunale di Bari una domanda per accedere agli strumenti previsti dal nuovo Codice della crisi d’impresa, con l’obiettivo di predisporre un piano di ristrutturazione e scongiurare conseguenze più pesanti.
L’udienza davanti al Tribunale
La vicenda arriva oggi all’attenzione del giudice della sezione fallimentare di Bari, chiamato a esaminare il procedimento nato dall’istanza di liquidazione giudiziale presentata ad aprile dalla filiale italiana di TD Synnex, tra i principali distributori mondiali di prodotti elettronici. Secondo quanto emerso, il credito vantato ammonterebbe a circa 4 milioni di euro. Nei giorni scorsi l’assemblea straordinaria della società ha affidato ai consulenti legali e finanziari il compito di predisporre un piano di salvataggio che potrebbe passare attraverso un concordato in continuità oppure un accordo di ristrutturazione del debito.
Da Bari all’Europa
Fondata a Bari, C&C è diventata negli anni una delle realtà più importanti nel mercato della distribuzione e assistenza dei prodotti Apple. La crescita del gruppo è stata particolarmente rapida, fino a raggiungere una presenza commerciale in Italia, Francia, Svezia, Finlandia, Estonia, Lettonia, Lituania e Danimarca. L’espansione internazionale, però, si sarebbe fermata dopo le ultime acquisizioni concluse nel 2025.
I numeri della crisi
I dati finanziari più recenti raccontano una realtà dalle dimensioni considerevoli. A metà 2025 il gruppo registrava ricavi semestrali per oltre 313 milioni di euro, a fronte di un indebitamento complessivo di circa 176 milioni. Tra questi figurano circa 80 milioni di euro di esposizione verso i fornitori e tra 7 e 8 milioni di debiti verso l’erario. Secondo fonti vicine alla società, la parte di debito che dovrà essere affrontata attraverso il piano di risanamento oscillerebbe tra 50 e 60 milioni di euro, anche se l’importo definitivo dovrà essere quantificato con maggiore precisione nei prossimi mesi.
L’obiettivo è salvare l’occupazione
Uno degli aspetti più delicati della vicenda riguarda i circa 1.300 dipendenti impiegati nella rete commerciale e nei centri assistenza distribuiti nei vari Paesi europei. La strategia aziendale punta infatti a mantenere operativa la società durante il percorso di ristrutturazione, valorizzando gli asset considerati strategici e preservando il patrimonio commerciale costruito negli anni. La crisi viene ricondotta principalmente alle difficoltà incontrate nella gestione di alcune partecipate estere e agli effetti che queste avrebbero avuto sulla liquidità del gruppo.
Sessanta giorni per il piano
Se il Tribunale accoglierà la richiesta di accesso alla procedura, verranno nominati i commissari incaricati di seguire il percorso di risanamento. La società avrà quindi sessanta giorni di tempo, eventualmente prorogabili di altri sessanta, per presentare una proposta dettagliata ai creditori. L’obiettivo dichiarato resta quello di riportare in equilibrio i conti aziendali senza interrompere l’attività e salvaguardando i livelli occupazionali, in una delle più importanti realtà imprenditoriali nate in Puglia nel settore dell’elettronica e della tecnologia.













