C’è anche una donna originaria di Foggia tra i dieci attivisti internazionali fermati in Libia mentre partecipavano a una missione umanitaria diretta verso Gaza.
Si tratta di Leonarda “Dina” Alberizia, da tempo residente in Piemonte ma legata al capoluogo dauno, dove negli ultimi mesi aveva preso parte a diverse iniziative per la pace e a sostegno del popolo palestinese.
A esprimere “forte ed accorata preoccupazione” è il Coordinamento provinciale Capitanata per la Pace, che ha diffuso una nota chiedendo al governo italiano di attivarsi immediatamente per ottenere il rilascio dei volontari.
Fermati durante i negoziati
Secondo quanto riferito dal movimento internazionale Global Sumud Italia, il gruppo sarebbe stato fermato dalle Forze Armate Arabe Libiche e dalle autorità della Libia orientale dopo aver attraversato l’area di sicurezza 5+5 nei pressi di Sirte.
I volontari stavano cercando di negoziare il passaggio del convoglio umanitario diretto nella Striscia di Gaza.
L’ultima comunicazione con il gruppo risale alle 15.22 del 24 maggio. Da quel momento non sarebbe stato più possibile alcun contatto diretto.
Secondo informazioni raccolte attraverso canali non ufficiali, i volontari sarebbero stati trasferiti verso Bengasi e accusati di “ingresso illegale”.
Chi sono gli attivisti fermati
Tra i dieci attivisti arrestati figurano cittadini provenienti da diversi Paesi del mondo, tra cui Spagna, Polonia, Stati Uniti, Argentina, Uruguay, Portogallo, Tunisia e Italia.
Con Leonarda Alberizia sarebbe stato fermato anche il molfettese Domenico Centrone.
Nel gruppo risultano inoltre presenti due medici argentini impegnati nella missione sanitaria.
Il convoglio partito il giorno della Nakba
Il Global Sumud Land Convoy era partito il 15 maggio scorso, nel Giorno della Nakba, con l’obiettivo di trasportare aiuti umanitari verso Gaza.
La spedizione comprende:
- sette ambulanze;
- venti case mobili;
- dieci camion di aiuti umanitari;
- oltre 200 partecipanti provenienti da più di 25 Paesi.
Tra i volontari figurano medici, ingegneri, educatori e osservatori legali.
L’appello al governo italiano
Il Coordinamento Capitanata per la Pace ha dichiarato di condividere pienamente il comunicato di Global Sumud Italia e chiede al governo italiano un intervento urgente.
L’obiettivo è ottenere il rilascio immediato dei volontari e garantire il passaggio sicuro della missione umanitaria.
Nel documento si sottolinea inoltre che i delegati fermati sono “civili disarmati impegnati in una missione umanitaria” e che la loro detenzione sarebbe “priva di fondamento giuridico”.











