A oltre un mese e mezzo dall’omicidio di Dino Carta, il personal trainer ucciso la sera del 13 aprile in via Caracciolo a Foggia, l’inchiesta continua a muoversi nel massimo riserbo senza una svolta ufficiale.
Dietro il silenzio della Procura della Repubblica di Foggia e della squadra mobile proseguono gli approfondimenti investigativi, tra analisi tecnico-scientifiche, esame dei filmati di videosorveglianza e perizie foniche sui dialoghi registrati poco prima e subito dopo gli spari.
Secondo quanto trapela dagli ambienti investigativi, però, gli accertamenti effettuati dal RIS su caricatore (perso dall’assassino nella fuga), bossoli, reperti repertati sulla scena del crimine e sugli abiti della vittima non avrebbero fatto emergere elementi particolarmente rilevanti o decisivi ai fini dell’identificazione del killer.
Resta centrale la pista della vendetta
Nonostante l’assenza di svolte investigative ufficiali, una delle piste che continua a essere considerata centrale dagli investigatori resta quella collegata alla morte del 39enne foggiano precipitato da un’impalcatura il 22 ottobre 2023 nello stesso stabile di via Caracciolo 7 dove abitavano sia la famiglia Carta sia i genitori dell’uomo deceduto.
Il 39enne, già noto alle forze dell’ordine e arrestato nel 2021 nell’ambito dell’operazione antidroga “Ultimo Avamposto 2”, secondo la ricostruzione investigativa si sarebbe introdotto nell’appartamento dei genitori di Dino Carta mentre si trovava sotto effetto di sostanze stupefacenti. Scoperto, avrebbe tentato la fuga lungo l’impalcatura precipitando nel vuoto.
Gli investigatori ritengono plausibile che alcuni familiari dell’uomo possano avere maturato il sospetto di una qualche responsabilità della famiglia Carta nella morte del congiunto che in quei giorni alloggiava in un b&b del palazzo.
Le frasi social finite sotto osservazione
Nell’inchiesta sono finiti anche alcuni messaggi pubblicati sui social da parenti del 39enne morto nel 2023.
L’omicidio di Dino Carta è avvenuto infatti il giorno successivo al compleanno dell’uomo deceduto, una ricorrenza che la famiglia ricordava abitualmente online.
Tra i contenuti attenzionati dagli investigatori ci sarebbero frasi considerate “ambigue”, come: “Tempo al tempo e che soddisfazione devo togliermi” oppure “Chi male fa, male aspetti… Le cattiverie tornano sempre al mittente, io mi siedo e aspetto, mica ho fretta”.
Si tratta di elementi che non costituiscono prove, ma che rientrano nel quadro investigativo ricostruito dai carabinieri.
Le parole registrate prima e dopo gli spari
Uno dei fronti più delicati dell’inchiesta riguarda le perizie foniche sui dialoghi registrati nei momenti immediatamente precedenti e successivi all’agguato.
Secondo una prima ricostruzione, il killer avrebbe pronunciato la frase: “Capisci, se cambi idea ti ammazzo”, ricevendo da Dino Carta la risposta: “Mi ammazzi mo?”.
Gli specialisti stanno cercando di chiarire anche altre parole udite dopo gli spari, tra cui una frase che potrebbe essere: “Non ti vengo a disturbare più, te lo giuro”. Proprio il termine “disturbare” sarebbe al centro delle verifiche tecniche perché non perfettamente intellegibile nell’audio originale.
Tra i passaggi ritenuti rilevanti emergerebbe inoltre l’espressione “due colpi in petto”.
La fuga in bici elettrica
Proseguono parallelamente gli approfondimenti sui filmati di videosorveglianza che mostrerebbero una figura avvicinarsi al luogo del delitto a bordo di una bici elettrica.
Secondo la ricostruzione investigativa, dopo gli spari il killer avrebbe imboccato via D’Azeglio, perdendo durante la fuga il caricatore della pistola, per poi dirigersi verso viale Ofanto e successivamente nella zona di via Martiri di via Fani.
Il nodo dei testimoni
Resta infine aperto anche il capitolo relativo ai possibili testimoni. Nei video acquisiti dagli investigatori comparirebbero una giovane donna passata a piedi pochi istanti prima del delitto e uno scooter transitato subito dopo gli spari.
Nonostante gli appelli lanciati nelle settimane successive all’omicidio, però, nessuno avrebbe ancora fornito elementi ritenuti decisivi.
A un mese e mezzo dall’assassinio di Dino Carta, il delitto di via Caracciolo resta quindi senza un responsabile ufficiale mentre Procura della Repubblica di Foggia e carabinieri continuano a lavorare per ricostruire identità del killer, movente e dinamica dell’agguato.











