Da luogo abbandonato e trasformato nel tempo in una discarica a cielo aperto a spazio dedicato alla creatività e alla formazione dei giovani. Accade a Rocchetta Sant’Antonio, piccolo comune dei Monti Dauni in provincia di Foggia, dove l’ex macello comunale è stato recuperato e riconvertito in un laboratorio artistico dedicato all’arte del mosaico.
La struttura, rimasta inutilizzata per anni, oggi ospita una decina di ragazzi tra i 15 e i 20 anni che hanno aderito al laboratorio promosso nell’ambito del progetto “Borgo d’Arte”, iniziativa finanziata con fondi del Pnrr e sostenuta dal Comune.
L’ex macello rinasce come centro polifunzionale
L’intervento di riqualificazione ha trasformato l’edificio in un centro polifunzionale destinato ad attività culturali e formative. Il laboratorio del mosaico rappresenta il primo passo di un progetto più ampio, quello della cosiddetta “scuola bottega”, pensata per avvicinare i giovani ai vecchi mestieri e alle arti tradizionali.
L’obiettivo dell’amministrazione comunale è quello di creare residenze artistiche permanenti capaci di ospitare artigiani e artisti provenienti anche dall’estero, che possano trasmettere competenze manuali e creative alle nuove generazioni.
Le artiste arrivate da Svizzera e Repubblica Ceca
Ad inaugurare il percorso sono state due artiste straniere: Magdalena Kracík Štorkánová, proveniente dalla Repubblica Ceca, e Petra Domcikova, arrivata dalla Svizzera. Saranno loro a guidare i giovani partecipanti nell’apprendimento delle tecniche del mosaico e nella trasformazione dei materiali in opere artistiche.
L’idea è quella di dare ai ragazzi strumenti concreti per costruire un futuro professionale legato all’artigianato artistico, con la possibilità, in prospettiva, di aprire vere e proprie botteghe nei propri territori.
Il sindaco: “I giovani devono vedere il borgo come un futuro”
A spiegare il senso del progetto è il sindaco Pompeo Circiello, che punta l’attenzione sulla condizione dei giovani nelle aree interne.
“I comuni delle aree interne registrano un’altissima incidenza di giovani che non studiano e non lavorano. Molti di loro hanno competenze manuali o creative inespresse, ma l’orientamento scolastico tradizionale li spinge verso percorsi saturi, ignorando le opportunità dei saperi e mestieri tradizionali”, sottolinea il primo cittadino.
“Questi giovani non mancano di talento, ma di condizioni che favoriscano lo sviluppo di una visione e della giusta formazione che permetta loro di vedere il borgo non come una prigione da cui fuggire, ma come un laboratorio di futuro”, aggiunge.













