Nuovo capitolo giudiziario per l’inchiesta antidroga “Lost and found”. Nel processo d’appello in corso a Bari, il pubblico ministero ha chiesto 13 condanne – con riduzioni di pena per gran parte degli imputati – nei confronti di altrettanti imputati provenienti da Orta Nova, Foggia, Cerignola, nord Barese e Taranto, già condannati in primo grado a complessivi 75 anni di reclusione.
L’indagine, coordinata dalla Direzione distrettuale antimafia e condotta dalla Guardia di finanza di Bari, riguarda un vasto traffico di cocaina e hashish e 84 episodi di spaccio contestati tra maggio e dicembre 2019.
Le richieste del pg per gli imputati principali
Al termine della requisitoria, il pg ha rideterminato le pene per diversi imputati ritenuti ai vertici o parte attiva del gruppo. Chiesti 9 anni e 10 mesi per Andrea Gaeta, 45 anni di Orta Nova della nota famiglia “Spaccapallin”, e 10 anni e 2 mesi per Michele Scuccimarra, 63 anni, entrambi indicati come figure di riferimento della presunta cellula ortese.
Per Mariano Scuccimarra, 35 anni, figlio di Michele, la richiesta è di 6 anni; per Michele Aghilar, 42 anni, di 5 anni e 10 mesi; e per Luciano Portante, 52 anni di Foggia, di 4 anni e 10 mesi.
Il pg ha invece chiesto la conferma della condanna a 5 anni, 8 mesi e 20 giorni per Marco Taralli, foggiano di 42 anni, e di 2 anni e 2 mesi per Matteo Cucchiarale, 34enne di Cerignola, imputato per il solo spaccio. Conferma richiesta anche per Nicola Messina, 35 anni di Andria, a 5 anni, e per Michele Saracino, 35 anni, cerignolano, a 2 anni e 8 mesi.
Riduzioni concordate per altri quattro imputati
Per quattro imputati accusati esclusivamente di spaccio, accusa e difesa hanno concordato una riduzione della pena, su cui dovrà esprimersi la corte. Si tratta di Daniele Magno, 38enne di Andria; Francesco Capriulo, 51enne di Taranto; Alessio Morlino, 32enne foggiano; e Giuseppe Tatulli, 50enne di Bitonto.
L’inchiesta e il blitz del 2024
L’indagine portò al blitz del 10 giugno 2024, quando il gip di Bari firmò 31 misure cautelari: 15 in carcere, 14 ai domiciliari e 2 obblighi di dimora. L’inchiesta, partita da 27 indagati residenti in gran parte in Capitanata, si è poi articolata in più filoni tra patteggiamenti, processi ordinari a Foggia e giudizi con rito abbreviato.
Per questi ultimi, il 13 giugno 2025 il gup di Bari ha condannato 16 imputati. Di questi, 13 hanno presentato ricorso, dando origine al processo d’appello in corso.
La ricostruzione dell’accusa
Secondo la tesi accusatoria, il gruppo avrebbe gestito un traffico strutturato di stupefacenti tra diverse province pugliesi. In particolare, Daniele Magno si sarebbe rifornito anche da Marco Taralli, che a sua volta avrebbe alimentato la rete di spacciatori di Orta Nova guidata da Gaeta e Scuccimarra.
Negli atti si sostiene inoltre che l’azienda “Ortofresco”, riconducibile alla famiglia Scuccimarra, sarebbe stata utilizzata come base logistica, mentre la società “Tecos” avrebbe svolto la funzione di deposito della droga, con Aghilar incaricato della custodia e della distribuzione.
Sequestri e arresti a supporto dell’indagine
L’impianto accusatorio si fonda su intercettazioni telefoniche e ambientali, oltre che su riscontri investigativi come arresti in flagranza e sequestri. Tra gli episodi contestati, il sequestro di 15 chili di hashish il 9 luglio 2019, destinati – secondo l’accusa – al gruppo di Messina.
Il 10 ottobre dello stesso anno fu arrestato Aghilar con il sequestro di 66 chili di hashish, mentre il 30 ottobre venne fermato un corriere africano con 30 chili di droga che Taralli avrebbe dovuto consegnare agli ortesi.
Verso la sentenza di secondo grado
Dopo la requisitoria del pubblico ministero sono iniziate le arringhe difensive, che proseguiranno nei mesi di giugno e luglio. Solo al termine di questa fase è attesa la sentenza della Corte d’appello di Bari, che dovrà confermare o rivedere le condanne di primo grado.











