Si chiude dopo otto anni con un esito che ridimensiona profondamente l’impianto accusatorio il processo su un presunto vasto giro di usura a Foggia. La prima sezione penale del Tribunale ha emesso una sola condanna, a fronte di 16 assoluzioni e due sentenze di non luogo a procedere.
Il verdetto: una sola condanna
L’unica condanna, a 3 anni e 3 mesi, è stata inflitta a Nicola Scrima, 52 anni, ritenuto responsabile di concorso in usura. I giudici hanno però escluso l’aggravante dello stato di bisogno della vittima. Secondo l’accusa, Scrima avrebbe concesso due prestiti nel 2010, da 5mila e 4.500 euro, con interessi rispettivamente del 285% e del 100% su base annua. Dovrà anche risarcire i danni.
Per lo stesso episodio è stato assolto Giovanni Domenico Cibelli, 45 anni, così come da altre due imputazioni di usura.
Le assoluzioni: “Il fatto non sussiste”
Sono sedici le assoluzioni pronunciate con la formula piena “il fatto non sussiste”. Tra gli imputati assolti figura anche Luigi Carella, 65 anni, accusato di usura ed estorsione per un prestito da 5mila euro. Secondo l’accusa avrebbe minacciato la vittima, ma per i giudici non vi sono prove sufficienti.
Assolti anche Giovanni Ciccorelli, Guglielmo Maggio, Marianna Amoruso, Nicola Walter Chiarella, Gaetano Carella, Raffaele Carella, Pasquale Morena, Renato Di Lillo, Cosima Caporale, Tommaso Laccetti, Antonio Miranda, Ernesto Torres, Antonietta De Rosa e Alessandro Mastroluca, imputati a vario titolo di usura, abusivismo finanziario, circonvenzione di incapace e favoreggiamento.
I due “non luogo a procedere”
Il Tribunale ha inoltre dichiarato il non luogo a procedere per Cesare Antoniello, 66 anni, detto “Cesarone”, perché già giudicato per lo stesso reato in un altro procedimento. Analogo verdetto, ma per morte dell’imputato, per Giuseppe Ciccorelli, 82 anni.
Un’inchiesta partita con numeri imponenti
L’indagine, condotta dalla Guardia di finanza, aveva inizialmente coinvolto 30 persone e ipotizzava un giro di prestiti per circa 200mila euro concessi a soggetti in difficoltà economica, con tassi d’interesse ritenuti usurari, fino al 6800% annuo. Contestati anche oltre 500 episodi di cambio assegni a pagamento.
Nel 2017 le Fiamme gialle avevano eseguito un maxi sequestro da circa 2,5 milioni di euro, tra immobili, box, auto e quote societarie, parlando di un “vasto e ramificato fenomeno usurario cittadino”.
Otto anni di processo e accuse ridimensionate
Il processo, iniziato il 18 settembre 2018, ha visto la procura chiedere due condanne, oltre ad alcune assoluzioni e prescrizioni. Il collegio difensivo ha invece sostenuto fin dall’inizio l’assenza di prove, ottenendo in gran parte accoglimento.
Alla fine del lungo iter dibattimentale, l’impianto accusatorio è stato in gran parte smontato, con la caduta della quasi totalità delle contestazioni.
Le motivazioni della sentenza saranno depositate entro 90 giorni.











