Scatta il ricorso al Tar contro la nuova classificazione dei comuni montani. A presentarlo è il Comune di Carlantino, piccolo centro di circa 800 abitanti in provincia di Foggia, primo in Capitanata ad avviare un’azione legale contro la legge 131/2025, nota come legge Calderoli.
Il provvedimento ridefinisce i criteri per il riconoscimento dello status di comune montano, escludendo numerosi territori storicamente considerati tali.
I nuovi criteri e le esclusioni
La normativa stabilisce che possano essere classificati come montani solo i comuni con almeno l’80% della superficie situata sopra i 600 metri di altitudine oppure caratterizzati da dislivelli significativi.
Una definizione che, secondo quanto denunciato, comporta l’esclusione di 14 comuni della provincia di Foggia, 29 in tutta la Puglia e circa mille a livello nazionale.
Tra i centri foggiani coinvolti figurano diversi comuni dei Monti Dauni, come Casalnuovo Monterotaro, Casalvecchio di Puglia, Castelnuovo della Daunia e Candela.
Il ricorso e la posizione dei piccoli comuni
A rendere nota l’iniziativa è stato Virgilio Caivano, presidente del coordinamento nazionale Piccoli Comuni Italiani, che parla di una scelta ormai inevitabile dopo i ripetuti appelli rimasti senza risposta.
“I piccoli comuni italiani, dopo aver chiesto più volte al Governo e al ministro Calderoli di rivedere i criteri senza ottenere riscontri adeguati, hanno deciso di adire le vie legali”, ha dichiarato.
Il caso Carlantino e la diga di Occhito
Particolarmente emblematico, secondo Caivano, è il caso di Carlantino. Nel territorio del comune si trova la diga di Occhito, la seconda diga in terra battuta più grande d’Europa, fondamentale per l’approvvigionamento idrico della Puglia.
Eppure, proprio la presenza dell’invaso contribuirebbe, secondo i nuovi parametri, ad abbassare la quota altimetrica complessiva del territorio, determinando così la perdita dello status di comune montano.
“Occhito disseta la Puglia ma condanna il piccolo comune ad uscire dallo status montano”, ha sottolineato Caivano.
La richiesta al Governo
Dal coordinamento dei piccoli comuni arriva quindi una richiesta chiara: rivedere i criteri adottati nella legge per evitare penalizzazioni ritenute ingiuste, soprattutto per i territori interni e già fragili.
Il ricorso al Tar Lazio rappresenta ora il primo passo di una battaglia che potrebbe coinvolgere numerosi altri enti locali.












