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Home - La stele della discordia a Manfredonia, tra valorizzazione e polemiche

La stele della discordia a Manfredonia, tra valorizzazione e polemiche

Il progetto del Rotary per promuovere il Museo archeologico divide la città e accende il confronto con l’archeologa Nava

Di Michele Apollonio
17 Aprile 2026
in Cultura&Società, Manfredonia
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E anche la stele daunia che voleva essere un omaggio alla città che ospita quei manufatti dauni destinando loro il castello svevo-angioino-aragonese, è finita miseramente nel tritacarne delle polemiche velenose. Una diatriba andata ben oltre il motivo stesso del contendere su un argomento appena accennato e dunque suscettibile degli opportuni aggiustamenti. Si è preferito invece scendere, anche con modalità molto sopra le righe, in affondi a dir poco violenti e poco o niente affatto, consoni per, ripeto, il motivo in discussione.

Casus belli è dunque il progetto ideato dal Rotary Club di Manfredonia di evidenziare la presenza di un Museo nazionale archeologico, con una stele stilizzata, in versione moderna, da sistemare in una pubblica piazza a beneficio di quei turisti che capitano in città e siano indirizzati verso quel santuario delle memorie daunie.

Un segnacolo che richiamava quelle lastre istoriate senza alcuna pretesa di riprodurle o imitarle, un richiamo propagandistico fine a sé stesso. Avrebbe colmato, era l’intento dichiarato, la grave e ingiustificata lacuna cui mai nessuno, a qualsiasi livello di responsabilità pubblica o privata, ci ha mai pensato di colmare. Tanti bei discorsi qua e là, ma nessun atto concreto per evidenziare quel Museo prestigioso e quei reperti. Solo tanta autoreferenzialità. E va ricordato che sempre il Rotary si è fatto parte diligente nell’avviare il discorso della candidatura delle stele daunie al patrimonio UNESCO.

A dissentire da quella proposta progettuale di una stele stradale (a Vieste ce n’è una mastodontica) è intervenuta la dottoressa Maria Luisa Nava, riconosciuta e stimata “madrina” delle stele daunie, assistente dell’archeologo pisano Silvio Ferri cui si deve la scoperta di quei cimeli straordinari. L’archeologa milanese ha ininterrottamente curato lo studio e la divulgazione delle stele. Indubbiamente una esperta nel settore. Che sia intervenuta era più che da aspettarselo. I proponenti rotariani si attendevano pareri e interpretazioni difformi, come è naturale che sia, su un progetto del quale è evidente lo spirito propositivo di fondo di non fare una copia di una stele bensì richiamarne l’esistenza. Ce ne sono tante in giro di manufatti che si rifanno al modello delle stele daunie, ma che stele daunie non sono.

Invece no. In un articolo lungo e ripetitivo e per alcuni tratti offensivo, la dottoressa Nava ha sfoderato epiteti insospettabili che sono parsi andare ben oltre una pur legittima opinione personale sulla “stele rotariana”, che indiscutibilmente non è legge e tanto meno costituisce privilegio personale. Facendo ricorso alle sue indiscusse e riconosciute conoscenze professionali, ha annientato l’idea stessa del progetto e con toni oltre misura (dietro la stele ci sono stimati professionisti), tanto da dubitare che siano riconducibili ad una insigne archeologa. Difficile riconoscere in quello scritto la signora Nava. Una brutta pagina, peggiore, se possibile, della vituperata “stele rotariana”.

Non è dato sapere, a questo punto, quale sarà l’epilogo di una vicenda che voleva gratificare il Museo nazionale archeologico, di un richiamo che ne esaltasse la visibilità. L’auspicio degli amanti di Manfredonia oltre sé stessi, è che, polemiche o no, si realizzi una presenza che manca e sarebbe opportuno che se ne prendesse coscienza provvedendo a riparare ad una colpevole negligenza.

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Tags: culturaManfredoniaMaria Luisa NavaMichele Apolloniomuseo archeologicopatrimonio storicopolemicheRotary Clubstele daunie
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