La vicenda dei rifugiati annunciati a Manfredonia ha suscitato feroci rimostranze da una certa parte della popolazione, accompagnata da un gruppo di consiglieri comunali più attenti al ruolo di “opposizione” all’amministrazione comunale, che alla valutazione della realtà dei fatti. Vero è che, a fronte, c’è stata una molto più estesa e massiccia reazione popolare e delle autorità competenti, che hanno chiarito quel che è risaputo da tempo, da anni, e ristabilito verità che i tempi attraversati, acuiscono terribilmente. Insomma, tornando al clamore cittadino, viene a mente la famosa commedia teatrale di Shakespeare, “Tanto baccano per nulla”.
E sì, perché le situazioni come prospettate dai protestatari in maniera del tutto avventurosa, Manfredonia le vive da tempi immemori, tanto che sono entrate a far parte della storia e del costume locale e non solo, dal momento che il movimento dei rifugiati si è andato allargando parecchio su un territorio provinciale sempre più dilatato. Una storia che evidentemente quei consiglieri che hanno chiesto al prefetto di Foggia la convocazione del consiglio comunale in sessione straordinaria, conoscono poco, e pertanto una sessione consiliare potrebbe valere come una favorevole opportunità per ritornare su una memoria non dimenticata.
La presenza di stranieri, profughi e rifugiati, è per Manfredonia una costante storica, anche se con caratteristiche molto differenti a seconda delle epoche. Fin dalla sua fondazione nel XIII secolo, Manfredonia è stata una città portuale aperta ai movimenti di popolazioni di altre etnie. Nei secoli si sono stabilite comunità straniere stabili: slavi dalmati, greci, albanesi, ma anche marinai commercianti di varia nazionalità. Durante la seconda guerra mondiale il territorio ha ospitato sfollati italiani provenienti da altre zome bombardate. Fino ad oggi, con i rifugiati e i migranti internazionali.
Naturalmente le modalità dell’accoglienza sono cambiate col volgere dei tempi. L’attuale programma SAI (Sistema Accoglienza Integrazione) è l’evoluzione dello SPRAR (Sistema di protezione per richiedenti silo e rifugiati) del 2002, sempre emanazione del Ministero dell’interno.
“Quando nel 2003 Manfredonia fu assegnataria di un gruppo di rifugiati, ci fu un momento di apprensione da parte della popolazione” racconta Paolo Cascavilla, all’epoca assessore ai servizi sociali comunali. “Le incertezze iniziali – ricorda – nel trovare alloggi disponibili, la predisposizione dei servizi, l’assistenza e quant’altro necessario per rendere l’accoglienza finalizzata alla integrazione, si stemperarono giorno dopo giorno, ma mano che si aveva contezza di quelle presenze. Tutte le preoccupazioni, i timori, le diffidenze connesse alla presenza di quegli stranieri, sono completamente cadute. Nell’ambito amministrativo allorché c’era da discutere provvedimenti che riguardavano quelle comunità, si invitava un rappresentante dei rifugiati designato dalla loro comunità”.
Per rendere l’accoglienza proficua, è stata creata “La Casa dei diritti”, funzionante a Siponto, un centro multifunzionale di accoglienza e integrazione, dove si presta assistenza e servizi ai rifugiati che la frequentano diligentemente. Per oltre venticinque anni si è pubblicato un periodico dedicato ai rifugiati, dalla significativa testata “Le radici e le ali”, diretto dallo stesso Paolo Cascavilla. Così come frequenti erano le feste e i raduni conviviali in cui le diverse culture si fondevano e integravano. Si ricordano le straordinarie adunanze dei senegalesi con la presenza dell’Iman, al Palazzetto di Scaloria. Una presenza, quella dei rifugiati a vario titolo, che si è rivelata preziosa per le attività lavorative non solo nei campi, poco o niente considerate dai locali.
In questo contesto ruolo fondamentale svolge la diocesi di Manfredonia. Tra le strutture messe a disposizione, funzione centrale ha la Casa della carità, gestita dalla Caritas, un hub socio economico assistenziale e di inclusione. Un efficace filtro sociale. Nelle dotazioni di supporto, funziona molto impegnato, anche un poliambulatorio diretto dal dottor Roberto Murgo. La Casa della carità è la porta d’ingresso e snodo di accompagnamento nel percorso che va dall’emergenza all’integrazione.
Quanti rifugiati transitano? Tanti. La gran parte smistata in altre città della provincia e del Gargano. A Manfredonia si calcola (ISTAT) che stabilmente risiedano più di 1.600 stranieri. Dei quali nessuno (a parte forse quelli che tanto sbraitano pensando a ben altri fini) li distingue più, integrati come sono nel tessuto economico, sociale e culturale sipontino.
In ogni caso sono solo critiche e invettive, solo per fare rumore, ma nessuna proposta alternativa per una realtà che va da sé e che deve essere assolutamente responsabilmente governata.











